di D.B.

In Umbria gli immobili disponibili in affitto sono appena 714. Un numero che riassume con immediatezza la portata dell’emergenza abitativa che sta attraversando la regione e che la Borsa Immobiliare dell’Umbria ha definito mercoledì in un’analisi ormai strutturale. I comuni sono 92, la media scende a otto immobili ciascuno. «Un dato che mostra un mercato incapace di rispondere alle esigenze delle famiglie e dei lavoratori», scrive Mauro Cavadenti, agente accreditato alla Borsa Immobiliare dell’Umbria, che da mesi monitora un’offerta sempre più ridotta.

I capoluoghi La situazione è particolarmente evidente nei due capoluoghi. Perugia registra 247 annunci e Terni solo 67. Gli altri centri mostrano numeri minimi rispetto alla domanda reale: Foligno 18, Spoleto 31, Città di Castello 24, Assisi 17, Gubbio 7, Bastia Umbra 5, Amelia 20. Le famiglie e i lavoratori che cercano un’abitazione si trovano così a competere per pochissime disponibilità, mentre i prezzi continuano a crescere.

Canoni in aumento Secondo il listino ufficiale della Borsa Immobiliare dell’Umbria, aggiornato al secondo trimestre di quest’anno, i canoni sono in aumento nelle aree centrali e semicentrali di Perugia e Terni. Le fasce di prezzo si rialzano e si restringono, segno di una pressione costante che non trova sfogo. Il Comitato di listino, riunitosi nel mese di riferimento, ha confermato una percezione comune: la scarsità dell’offerta riguarda entrambe le province senza differenze significative.

Affitti brevi A incidere è anche il ruolo crescente degli affitti brevi. «I proprietari che scelgono di affidarsi a un professionista per la gestione dei contratti a breve termine – spiega l’agente Raffaele Nardi – lo fanno principalmente per due motivi: la libertà di avere il bene sempre disponibile e la complessità crescente della burocrazia». Secondo la sua analisi, circa metà degli immobili gestiti proviene da eredità, spesso seconde case collocate in zone collinari o montane, più adatte al turismo che a una locazione stabile.

Carenza Alla diminuzione dell’offerta contribuisce la sfiducia dei proprietari, come rileva Giuseppina Balducci, presidente Confappi. «La carenza di abitazioni per la locazione di lunga durata esiste da anni, ma dopo il Covid si è aggravata drasticamente. In alcune città umbre trovare un affitto è diventato quasi impossibile». Le ragioni riguardano timori sui pagamenti e sulla possibilità di tornare in possesso dell’immobile, oltre alla gestione ordinaria che spesso ricade sui locatori. La conseguenza, sottolinea Balducci, è prevedibile: molti preferiscono non affittare o orientarsi verso il mercato breve, percepito come più semplice e meno rischioso.

Progressiva desertificazione L’impatto sociale è immediato. «Il mercato è bloccato e a pagarne il prezzo sono soprattutto giovani coppie, studenti, lavoratori fuori sede e famiglie con redditi medio-bassi», avverte Cavadenti, che invita a intervenire prima che la situazione peggiori. Il rischio è una progressiva desertificazione del mercato degli affitti tradizionali. «L’Umbria, storicamente accessibile e tranquilla sul piano immobiliare, oggi sta perdendo una delle sue caratteristiche più preziose», osserva l’agente, avvertendo che senza nuove misure il fenomeno potrebbe consolidarsi.

Compravendite Nella seconda parte del quadro immobiliare emerge un segnale diverso: l’aumento delle compravendite nel primo semestre. Secondo i dati elaborati dall’ufficio studi del Gruppo Tecnocasa su base Agenzia delle entrate c’è una crescita diffusa in entrambi i capoluoghi e nelle relative province. A Perugia città le compravendite passano da 974 a 1.113, pari a un incremento del 14,3 per cento. Nel resto della provincia si sale da 2.504 a 2.836, con una variazione del 13,3 per cento. A Terni città la crescita è più marcata: da 620 a 783, pari al 26,3 per cento. Anche la provincia registra un aumento, da 624 a 690, pari al 10,6 per cento. Il confronto con il 2024 mostra quindi un mercato delle vendite in ripresa, con volumi in aumento sia nei centri principali sia nei territori provinciali. La dinamica suggerisce una maggiore fiducia nelle transazioni legate all’acquisto rispetto al mercato delle locazioni, che rimane fermo ai minimi storici.

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