La Scuola di Arti e Mestieri «G.O. Bufalini» compie 116 anni e celebra una ricorrenza che unisce storia, tradizione, innovazione e crescita continua. Il 21 novembre 1909, con una pubblica manifestazione nel Palazzo Municipale, venne sancita la nascita della Scuola Operaia di Città di Castello, progetto atteso dal ceto artigiano e operaio e dagli intellettuali locali. L’anniversario è occasione per ripercorrere una storia ricca di valori e trasformazione, legata fin dalle origini alla formazione tecnica e professionale delle nuove generazioni. Nel 1948 l’istituto ospitò anche Alberto Burri, che realizzò una piccola opera sul retro di un registro e la donò alla scuola, poi consegnata alla Fondazione Palazzo Albizzini che la custodisce nella «Collezione Burri».

Radici La Scuola «G.O. Bufalini» ha mantenuto salde le proprie radici rinnovandosi nel tempo. Oggi continua a evolversi con tecnologie moderne e metodologie aggiornate: a breve sarà inaugurato un nuovo laboratorio di falegnameria e sono in corso interventi di efficientamento energetico per rendere l’istituto più sostenibile e all’avanguardia.

21 novembre 1909 «Un anniversario che guarda avanti» ha dichiarato il presidente Giovanni Granci, affiancato dal direttore Marco Menichetti, sottolineando il valore dei progetti in corso e la volontà di preparare le nuove generazioni ad affrontare un mondo in trasformazione. Plauso dei sindaci di Città di Castello e San Giustino, Luca Secondi e Stefano Veschi, per un traguardo storico «vanto di un’intera comunità». La nascita della Scuola Operaia risale al 21 novembre 1909, in un contesto agricolo e artigiano che richiedeva nuove competenze tecniche. Fondamentale il patrimonio destinato dal marchese Giovanni Ottavio Bufalini a favore di una istituzione di beneficenza per gli esercenti arti e mestieri. Nel 1920 la scuola divenne «Officina» e superò i periodi più difficili della storia italiana, diventando un riferimento per i giovani che cercavano competenze per inserirsi nel mondo del lavoro. In questo percorso si inserisce anche il rapporto con Alberto Burri, che nel 1948 utilizzò i locali dell’istituto e lasciò in dono un disegno oggi conservato nella «Collezione Burri».

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