di Chiara Fabrizi

Braccio di ferro tra governo e Regione sulla legge umbra pubblicata il 17 ottobre scorso “Misure urgenti per la transizione energetica e la tutela del paesaggio umbro”, che definisce quali aree sono idonee, e quindi possono beneficiare di un iter semplificato, a ospitare impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili come eolico e fotovoltaico. La notizia è stata anticipata oggi dal Corriere dell’Umbria.

In particolare, i ministeri della Cultura e dell’Agricoltura tra il 17 e il 18 novembre hanno recapitato a Palazzo Donini una serie di richieste di modifica della legge 7 del 2025, su cui l’assessore regionale Thomas De Luca a Umbria24 dice di essere «aperto al dialogo, ma non a tollerare paradossi», ossia su alcuni rilievi arrivati da Roma c’è disponibilità su altri assolutamente no. In questo quadro, dunque, resta aperta l’ipotesi che il governo impugni la legge umbra davanti alla Corte Costituzionale e per farlo Palazzo Chigi ha ancora a disposizione poco meno di un mese, che servirà anche alla Regione per rispondere ai due ministeri, mentre è ancora atteso l’intervento del ministero dell’Ambiente. Sullo sfondo resta il nuovo decreto Energia, che potrebbe cambiare radicalmente la partita sulla legge regionale.

Nel dettaglio, il ministero dell’Agricoltura solleva «gravi dubbi di contrasto» tra gli articoli 3 e 4 comma 8 della legge umbra e il decreto legislativo 199 del 2021, più precisamente nella parte in cui la norma regionale prevede la possibilità di incrementare del 30 per cento l’area già occupata da impianti. Per il ministero si tratta di una previsione «più permissiva rispetto alla norma statale», che invece permette installazioni su aree su cui gli impianti sono già presenti purché non comportino un incremento dell’area occupata.

La legge umbra viene contestata anche nella parte in cui considera idonee a accogliere impianti aree e superfici ricomprese in insediamenti produttivi e per servizi esistenti e dismessi, comprensive di una buffer zone (fascia idonea) di 500 metri anche qualora ricada in area agricola: «Ebbene anche da questo punto di vista la legislazione regionale – scrive il capo dell’ufficio legislativo Federico Di Matteo – amplia le possibilità di installazione consentite» dal decreto. Sul punto il ministero sottolinea che i 500 metri previsti dalla norma nazionale vanno considerati da un singolo e preciso stabilimento, mentre «la legge regionale per tracciare la buffer zone di 500 metri impiega come criterio interi areali o zone di territorio», cioè i terreni che per i Prg comunali sono classificati come industriali.

Tra i rilievi anche la previsione regionale di considerare area idonea i siti oggetto di bonifica, «perché – scrive Di Matteo – queste zone non possono dirsi inidonee all’attività agricola», ma anzi «la corretta bonifica dovrebbe garantire» il ritorno alle coltivazioni. Contestata pure l’individuazione di Palazzo Donini di area idonea anche per quelle ricadenti entro 300 metri dal tracciato della E45, «strada che, a quanto risulta, non è un’autostrada», qualificazione necessariamente prevista invece dal decreto 199 del 2021. Analoga obiezione anche per le linee ferroviarie, inserite come aree idonee dalla legge regionale entro il limite di 300 metri.

Il ministero della Cultura, invece, chiede, sempre sull’articolo 3 della legge umbra, «una rassicurazione interpretativa» nella parte in cui non è previsto il coinvolgimento della Soprintendenza dell’Umbria nella valutazione della «bassa esposizione panoramica» di eventuali pale eoliche. Poi il Mic, che interviene col capo dell’ufficio legislativo Donato Luciano, mette nel mirino l’articolo 5, cioè il criterio di prevalenza delle aree idonee contenuto nella legge umbra nel caso in cui fossero ricomprese all’interno di un’area non idonea. La previsione normativa umbra viene considerata dal Mic «non coerente e non in linea con la normativa statale, né conforme alla volontà del legislatore statale di demandare alle regioni un’analisi peculiare del proprio territorio per l’individuazione di aree idonee e non inidonee», col risultato che «si chiede alla Regione di riformulare l’articolo 5 nel senso di eliminare tale trasformazione automatica dell’area o di prevedere la prevalenza della non idoneità in caso di sovrapposizioni tra aree».

I rilievi arrivati dai due ministeri sono al vaglio dell’ufficio legislativo della Regione, ma nel frattempo l’assessore De Luca traccia le coordinate delle risposte che l’ente locale invierà: «Intanto chiarisco che la legge umbra è in vigore, con le imprese umbre che da un mese hanno possono usufruire di un quadro normativo chiaro. Su alcuni punti – prosegue – siamo impegnati a dialogare, ad esempio nella parte in cui il Mic chiede il coinvolgimento della Soprintendenza, mentre altre censure ci sembrano paradossali, a cominciare dalla questione E45 che verrebbe esclusa perché non è autostrada, tipologia che in Umbria è presente solo in un tratto dell’Orvietano. Paradossale – sostiene ancora De Luca – ci appare anche la questione della buffer zone dei 500 metri dagli impianti industriali anziché dalle aree industriali così individuate dai Piani regolatori dei Comuni». Così la strada sembra segnata verso l’impugnazione da parte del governo della legge: «Se dovessimo andare davanti alla Corte Costituzionale evidenzieremmo come con le aree censurate dal governo l’Umbria non raggiungerebbe gli obiettivo 1.756 Megawatt, salvo che, ed è questo un altro paradosso, con gli impianti agrivoltaici da 50 e 100 ettari che il ministero considera regolare».

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