Città di Castello, domani il medico legale svolgerà l’autopsia di Sara Scarabicchi
di Enzo Beretta
Il pubblico ministero Gianpaolo Mocetti ha chiesto di «accertare mediante esame autoptico ed esame tossicologico ed ogni altra indagine che si rendesse necessaria, comprese eventuali indagini istologiche, le cause della morte di Sara Scarabicchi». L’incarico è stato affidato alla professoressa Donatella Fedeli, medico legale di Bologna, che sabato mattina effettuerà l’autopsia sul corpo della donna deceduta il 3 novembre, un paio d’ore dopo essere stata dimessa dal pronto soccorso dell’ospedale di Città di Castello. L’indagine ha portato fino a questo momento all’iscrizione nel registro degli indagati di due medici di 32 anni, un operatore del pronto soccorso e un cardiologo, accusati di omicidio colposo.
Le accuse Secondo quanto ricostruito finora i due medici avrebbero «omesso di attivare un adeguato percorso diagnostico terapeutico e, avendo disposto la dimissione della paziente alle 13.42, senza dare corso al ricovero della stessa o ad altre opzioni terapeutiche adeguate alla situazione in atto, cagionavano la morte della donna che si verificava nel pomeriggio dello stesso giorno, a seguito di un’ingravescenza del malore accusato, presso l’abitazione della madre di quest’ultima».
Il quesito Il pubblico ministero – si legge nel quesito – ha incaricato il consulente di «accertare se il decesso della stessa Scarabicchi sia in rapporto causale, secondo i criteri medico legali di giudizio, con l’operato dei medici che l’hanno avuta in cura; in particolare, stabilire se i predetti medici abbiano agito con imperizia, imprudenza ovvero negligenza nella fase diagnostica e terapeutica e descrivere in caso positivo il tipo di responsabilità dei singoli professionisti e/o dei soggetti coinvolti».
Inchiesta Il pm Mocetti chiede inoltre al medico legale di verificare «se una diversa condotta dei professionisti e/o dei soggetti coinvolti avrebbe, con alto grado di credibilità razionale e probabilità logica, evitato il decesso». Nel caso in cui l’evento mortale si sia verificato per imperizia sanitaria, dovrà anche stabilire «se i sanitari abbiano rispettato le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e/o pubblicate ai sensi di legge ovvero, in mancanza di queste, dalle buone pratiche clinico-assistenziali». Tra i compiti affidati al consulente anche quello di accertare se «l’ambito disciplinare in questione non sia governato da linee guida» e se «nella situazione concreta le suddette raccomandazioni dovessero essere radicalmente disattese per via delle peculiari condizioni del paziente».
Famiglia La famiglia di Sara Scarabicchi, assistita dagli avvocati Eugenio Zaganelli e Giacomo Bacchi, parla di «una morte che si poteva evitare se solo Sara fosse stata prontamente ricoverata». Nella denuncia presentata ai carabinieri viene ricostruito come la mattina del 3 novembre la donna avesse accusato forti dolori addominali, vomito e diarrea. In ospedale le era stato assegnato un codice di urgenza differibile e, dopo alcuni esami – fra cui Ecg, analisi del sangue e la somministrazione di antinfiammatori – era stata dimessa intorno alle 13.40 con una diagnosi di «interessamento pericardico in corso di gastroenterite virale» e la prescrizione di controlli ambulatoriali. Tornata a casa, la 43enne avrebbe accusato un rapido peggioramento: poche ore dopo, verso le 15, è stata trovata priva di sensi. Nella denuncia, la famiglia parla di una «vicenda di malasanità», chiedendo di accertare se il decesso possa essere stato causato da «errori, omissioni o negligenze del personale medico». La madre e il fratello della vittima, assistite dagli avvocati Roberto e Gianmarco Bianchi, hanno nominato Walter Patumi come consulente di parte, Bacchi e Zaganelli, invece, che assistono il marito e il figlio, verranno seguiti dal professor Giuseppe Fortuni.
