In vista della prossima sessione dell’Assemblea Generale dell’Onu, prevista per il 28 e 29 ottobre, AsiCubaUmbria ha preso posizione contro quella che definisce una «manovra intimidatoria degli Stati Uniti nei confronti dei Paesi che continueranno a sostenere Cuba contro il blocco economico imposto da Washington da decenni».
Secondo quanto riferito dal ministro degli Esteri cubano, il presidente statunitense Donald Trump avrebbe «inviato lettere a diversi governi, principalmente in Europa e America Latina, con l’intento di indurli a modificare il proprio voto in favore del blocco». Nella missiva, Cuba viene descritta come «’una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale’» e viene «chiaramente minacciata ritorsione nei confronti di chi sosterrà l’isola»: «’Essere un alleato degli Usa significa sostenere gli Usa contro le forze che erodono la libertà e la sicurezza nazionale nell’emisfero occidentale… se non lo fate, diventerete un facilitatore regionale dell’aggressione autoritaria di Mosca e Caracas, e diventerete anche complici nel facilitare le azioni di reti illecite che minacciano la stabilità in tutte le Americhe’», recita il testo riportato dai media cubani.
In risposta a questa pressione, AsiCubaUmbria ha emesso una nota pubblica in cui esprime pieno sostegno all’autonomia e alla dignità dei Paesi del mondo. «Fidiamo sulla forza e intelligenza dei popoli rappresentati nell’Onu», si legge nel comunicato, sottolineando che la minaccia statunitense potrebbe influenzare solo «qualche lacchè, storicamente sensibile alla voce del padrone», ma non inciderà sull’esito del voto.
L’associazione umbra ribadisce la piena fiducia nell’isola caraibica, ricordando che «Cuba è ormai conosciuta e rispettata nel pianeta» e che, come negli anni precedenti, «la risoluzione contro le misure sanzionatorie del blocco si confermerà vincente anche quest’anno».
Questa iniziativa si inserisce nel contesto di un’attenzione crescente da parte di AsiCubaUmbria alle dinamiche internazionali e alla tutela dei principi di sovranità nazionale, evidenziando come l’azione diplomatica statunitense venga percepita come una «forma di coercizione contro la libera determinazione dei Paesi membri dell’Onu».
