Il centro storico di Perugia (foto ©Fabrizio Troccoli)

In vista della sessione di bilancio al Senato, la maggioranza sta definendo gli emendamenti alla legge di bilancio 2026, con un pacchetto che comprende misure su casa, forze dell’ordine, Comuni, imprese, banche e famiglie. Il “tesoretto” da cui partire è modesto – circa 100 milioni di euro da dividere anche con le opposizioni – ma i gruppi di lavoro dei partiti stanno già predisponendo le proposte di modifica in commissione Bilancio. Nel mirino ci sono in particolare gli aumenti dell’aliquota della cedolare secca sugli affitti brevi, la struttura dell’età pensionabile per vigili del fuoco, poliziotti e militari, maggiori assunzioni nelle forze dell’ordine e misure a favore di Comuni, imprese e banche.

Sul fronte fiscale, risulta che la riforma dell’Irpef – con tagli mirati – favorisca in modo più significativo i redditi medio-alti. Una simulazione indipendente indica che per chi guadagna oltre 50 mila euro l’anno il beneficio annuo può arrivare fino a circa 440 euro. Contestualmente, gli aggiustamenti su spese e coperture evidenziano che per i redditi fino a 50 mila euro l’utile in busta paga è molto limitato: ad esempio circa 3-6 euro al mese per chi guadagna 15-20 mila euro.

L’emendamento sulla cedolare secca per gli affitti brevi – che prevede l’innalzamento dell’aliquota dal 21% al 26% per il primo immobile – sta suscitando forte opposizione da parte di Forza Italia e della Lega, mentre il partito della premier sembra orientato a mediare verso il 23%. Sul fronte della sicurezza, la Lega intende intervenire per rendere più “morbida” la struttura a scalini dell’età pensionabile per le forze dell’ordine, e punta su assunzioni e detassazione di premi e straordinari. Per quanto riguarda imprese e banche, tra le proposte c’è lo stop alla stretta sui dividendi per chi ha partecipazioni inferiori al 10% e la revisione dell’accordo governo-Abi sul contributo delle banche. Anche su questi fronti è però alta la tensione in maggioranza.

Dal mondo delle imprese e degli industriali arrivano segnali di prudenza: la manovra, definita “leggera” dal ministro dell’Economia, rischia di non essere sufficiente a rilanciare la crescita economica, dato che l’impatto previsto si attesta intorno allo 0,8% del Pil.

Secondo le simulazioni elaborate su dati del ministero dell’Economia, la metà delle risorse destinate alla riforma Irpef andrà a contribuenti con redditi superiori ai 50 mila euro. Per chi guadagna fino a 20 mila euro, il beneficio medio annuo sarà compreso tra 40 e 70 euro, pari a circa 3-6 euro al mese. Sale a 120-220 euro per i redditi tra 30 e 50 mila euro, mentre chi supera la soglia dei 50 mila potrà ottenere risparmi fiscali tra 350 e 440 euro l’anno.

Nel dettaglio sul fronte delle forze dell’ordine e del comparto sicurezza, la legge di bilancio prevede un progressivo innalzamento dell’età pensionabile e nuove assunzioni, circa 4 mila unità, accompagnate da una detassazione dei premi e degli straordinari. Ai Comuni andranno invece fondi aggiuntivi per circa 300 milioni di euro, destinati a manutenzione di scuole, strade e impianti sportivi, oltre a 100 milioni per il rinnovo del parco mezzi del trasporto pubblico locale.

Sul versante delle politiche familiari, viene confermato l’assegno unico universale, con un piccolo incremento per il secondo figlio, e il bonus asili nido fino a 3 mila euro annui. Il bonus mamme lavoratrici sarà rifinanziato solo per il 2026, mentre il fondo mutui under 36 e gli incentivi per la riqualificazione energetica degli edifici – in forma ridotta rispetto al Superbonus – vengono prorogati.

Anche per la regione Umbria l’impatto della manovra presenta luci e ombre. In particolare, sul fronte delle entrate e delle imposte regionali l’effetto combinato fra la norma nazionale e la pressione fiscale locale solleva questioni di rilevanza. In base alle informazioni disponibili, a livello nazionale la misura che taglia l’aliquota Irpef per lo scaglione 28-50 mila euro – che riduce l’aliquota dal 35 % al 33 % – «promette un risparmio ­annuo fino a 440 euro per milioni di contribuenti». In Umbria però è in corso un contenzioso politico sul piano fiscale regionale, con un aumento dell’addizionale Irpef previsto a partire dal 2026.

La Giunta regionale ha approvato un assestamento di bilancio che disciplina un incremento dell’addizionale regionale all’Irpef progressivo su quattro scaglioni (fino a oltre 50 mila euro) e una maggiorazione dell’aliquota Irap (maggiorazione 0,40% a partire dal 2026).

In concreto, per gli umbri con reddito nella fascia intermedia nazionale il taglio Irpef della manovra statale può rappresentare un beneficio concreto, ma una parte può essere assorbita dall’aumento delle imposte regionali. In questa condizione, la regione rischia di perdere l’effetto positivo che la misura avrebbe avuto in un contesto neutrale.

Da segnalare inoltre che, sul fronte della sanità regionale, la manovra nazionale stanzia risorse ma spetta alle regioni utilizzarle efficacemente: per esempio, per assumere personale sanitario e garantire servizi adeguati.

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