A Perugia, dal 9 all’11 ottobre, il quartiere Borgo bello ospiterà Artisti per la Pace, iniziativa che riunisce artisti e compagnie locali e internazionali per lanciare un messaggio universale di pace attraverso musica, teatro, danza e mostre. L’evento, organizzato dall’associazione Borgo bello con il sostegno della Regione Umbria e il patrocinio del Comune di Perugia, si colloca come appuntamento preparatorio alla Marcia della pace del 12 ottobre.
Il programma L’evento nasce dall’esperienza ventennale dell’associazione Borgo Bello nel promuovere coesione sociale e iniziative culturali nel quartiere. «Abbiamo scelto di trasformare il nostro Borgo in un simbolo di pace – spiega Antonietta Alonge, presidente dell’associazione – e di offrire l’arte come linguaggio universale per sensibilizzare le persone su temi globali di conflitto e solidarietà». Il programma prevede 34 eventi tra spettacoli teatrali, concerti, mostre, laboratori e incontri aperti a tutti. Tra gli eventi principali, Tutto vale della compagnia Human Beings, dedicato ai bambini di Gaza, Vexations di Erik Satie, maratona musicale aperta a tutti i musicisti, e un workshop teatrale con l’attore libanese-palestinese Kassem Istanbouli, noto per il suo lavoro con il Teatro nazionale libanese.
Linguaggio di pace Per le istituzioni locali, l’iniziativa è anche un esempio di collaborazione e partecipazione dal basso. La consigliera comunale Lucia Maddoli, durante la presentazione della rassegna, ha sottolineato il valore delle associazioni culturali nel costruire comunità e offrire alternative concrete alla violenza, mentre Luca Peverini della Fondazione PerugiAssisi ricorda come iniziative di questo tipo trasformino concetti come “pace” e “cultura” in pratiche vive e condivise. Secondo l’assessore regionale Fabio Barcaioli, eventi come questo dimostrano quanto l’arte possa diventare uno strumento potente per unire le comunità e favorire il dialogo: «La cultura della pace – afferma – non è solo un ideale, ma una pratica quotidiana che può trasformare il modo in cui i cittadini vivono e interpretano i conflitti nel mondo».
