di Daniele Bovi
«Una scelta per candidare l’Umbria a essere la prima regione a chiudere il ciclo senza discariche e inceneritori, attuando la transizione ecologica verso il riciclo totale». È questo uno dei passaggi più importanti della delibera con la quale, poco prima di Ferragosto, la giunta regionale dopo aver messo mesi fa in un cassetto il termovalorizzatore ha deciso che, per chiudere il ciclo, la strada migliore è quella di trasformare i rifiuti in idrogeno.
Cambio di paradigma Con l’approvazione della delibera la Regione apre dunque ufficialmente alla possibilità di adottare la tecnologia «Waste-to-Hydrogen» come alternativa prioritaria nella gestione dei rifiuti. Si tratta di un cambio di paradigma che risponde al mandato dell’Assemblea legislativa, che già a inizio anno aveva chiesto alla giunta di rivedere il Piano dei rifiuti escludendo sia nuovi inceneritori che ampliamenti di discariche.
Una risorsa Al centro della decisione c’è l’idea che i rifiuti non riciclabili possano diventare una risorsa, invece di un problema. Il processo non prevede la combustione, ma una scomposizione chimica dei materiali attraverso reazioni ad alta temperatura in ambiente controllato. Questo consente di ottenere idrogeno, carburanti sostenibili, materiali per l’edilizia e anidride carbonica liquida, da immagazzinare o riutilizzare. Tutto senza emissioni nocive come diossine, ossidi di azoto o particolato, che caratterizzano invece gli impianti tradizionali.
Valore di mercato I vantaggi non sono solo ambientali. I prodotti ottenuti – è detto nella delibera – hanno un valore di mercato, il che potrebbe abbattere i costi del sistema e ridurre la pressione fiscale su cittadini e imprese. Inoltre, con la cattura della CO₂, l’impatto climatico netto potrebbe diventare negativo, un risultato che inceneritori e discariche non possono offrire.
Autosufficienza Secondo i dati regionali, in Umbria la quantità annua di rifiuti non differenziati è perfettamente compatibile con la taglia di un impianto «Waste-to-Hydrogen», simile a quello in fase di realizzazione a Roma. Questo impianto sarebbe in grado non solo di trattare i rifiuti urbani, ma anche quelli speciali, industriali e residui dalle filiere del riciclo. In questo modo si realizzerebbe il principio di autosufficienza territoriale, in linea con gli obiettivi europei, che impongono di ridurre al minimo il ricorso alla discarica entro il 2035.
Le risorse Un ulteriore elemento di forza è la possibilità di finanziare il progetto con fondi europei dedicati all’innovazione e all’idrogeno, dai quali inceneritori e discariche sono invece esclusi. La giunta intende muoversi in questa direzione, avviando uno studio di fattibilità tecnico-economica, da affidare con bando pubblico, e istituendo un tavolo tecnico regionale che coinvolgerà l’università, le autorità competenti e i principali attori economici e industriali del territorio. Un’altra strada da valutare per la realizzazione potrebbe essere quella del project financing pubblico-privato.
La filiera In generale l’obiettivo è quello di costruire un sistema che, dopo aver spinto al massimo la raccolta differenziata e i trattamenti a freddo, sia in grado di chiudere davvero il ciclo, trasformando ciò che resta in energia pulita e materie utili. Il progetto punta inoltre a creare una vera e propria filiera regionale dell’idrogeno, capace di alimentare autobus, treni e processi industriali (vedi l’acciaio ternano, ma non solo), generando occupazione qualificata e attrattività per nuovi investimenti sul territorio.
De Luca In una nota di Palazzo Donini l’assessore Thomas De Luca parla di un’occasione storica per fare dell’Umbria «la prima regione circolare senza discariche e inceneritori», capace di chiudere il ciclo trasformando anche l’ultima frazione di rifiuto in idrogeno. L’attuale governo regionale, spiega, «intende assumersi pienamente la responsabilità di un cambiamento da attuare sin da subito nell’arco della legislatura», con una visione che punta a «trasformare l’Umbria nel primo esempio su scala regionale di chiusura del ciclo attraverso il riciclo». Il progetto, precisa De Luca, non riguarda solo i rifiuti urbani, ma vuole essere anche «a servizio della gestione dei rifiuti speciali e industriali», spesso ignorati. Un’operazione che punta a generare valore e a diventare «un catalizzatore per la creazione di una filiera regionale dell’idrogeno», con ricadute dirette su trasporti, industria, occupazione e investimenti.
