di Maurizio Troccoli
L’Umbria è sempre più isolata rispetto ai treni. In questo momento incombe la questione dei pendolari che dovranno affrontare un periodo estivo pieno di cantieri e ritardi, con servizi fortemente danneggiati e costi identici. Ma c’è un problema di prospettiva che preoccupa almeno quanto l’emergenza. Andiamo per ordine.
VIDEO: LA PRESA DI POSIZIONE DI PROIETTI
I cantieri che ci accompagneranno fino a settembre stanno facendo registrare ritardi ai treni, sulle spalle di chi è costretto a prenderli ogni giorno e vede il rientro a casa, dopo una giornata di lavoro, sempre più come un miraggio. Difficoltà si stanno registrando di continuo per raggiungere Roma al mattino ma soprattutto per rientrare a casa nel tardo pomeriggio. Ne sono interessati particolarmente gli umbri che vivono a sud della regione e nella parte orientale verso Orvieto. I treni sono sistematicamente dirottati sulla linea lenta con ritardi che superano la mezz’ora. A questo disagio si aggiunga l’ulteriore cantiere che interessa i due binari 1 e 2 Est di Termini che saranno chiusi e che imporranno agli umbri di rinunciare a Termini e raggiungere Tiburtina per rientrare a casa, o viceversa arrivare Tiburtina e arrangiarsi per raggiungere la destinazione romana al mattino. Per provare a ristorare questo disagio la regione Umbria vuole proporre al Governo, qualora ce ne fosse la possibilità, due opzioni: un rimborso economico sull’abbonamento annuale dei pendolari, pari al 20% su cui la Regione garantirebbe anche 500 mila euro propri e la possibilità di poter salire su qualsiasi tipo di treno in caso di ritardi. Al momento sono buone intenzioni in attesa di risposte dal Governo. Che tardano a essere prospettate atteso che da più di un mese è stato chiesto un incontro, «senza risposte». Giovedì, ovvero nelle prossime ore, l’assessore De Rebotti, incontrerà nuovamente Rfi e Trenitalia, gli stessi interlocutori che giorni fa hanno ricevuto i sindaci in protesta, a cui sono state riservate frasi di circostanza. Nulla di più.
Ora alcuni numeri per inquadrare meglio la questione: l’Umbria è attraversata ogni giorno da 88 treni, la metà, circa 40 agganciano il binario per l’alta velocità. I pendolari umbri sono circa 20 mila, in crescita negli ultimi anni, tenuto conto che molti hanno optato per prendere una casa in Umbria e spostarsi sistematicamente verso Roma.
Ma il problema grosso, davvero grosso, è di prospettiva. Per farla semplice l’Umbria non è attraversata da infrastrutture, binari, che permettano treni veloci. Sostanzialmente le direttrici ci passano esternamente ai due lati della regione. E per di più siamo ancora per gran parte con infrastrutture dell’800, a binario unico. Ciò detto va compreso che il servizio a mercato sta occupando sempre di più i binari ad alta velocità. Insomma un’erosione progressiva delle grandi compagnie che acquistano traffico, a scapito del servizio pubblico (quello dei pendolari per intenderci) che viene sempre più dirottato sulla linea lenta. Dal prossimo gennaio, nero su bianco, i treni che non raggiungono i 200 chilometri orari saranno tutti dirottati sulla linea lenta. Significa che i treni che vengono in Umbria saranno tutti dirottati sulla linea lenta. Tranne 12 nuovi treni che arriveranno nel 2026 e che tra collaudi e altre cose potrebbero entrare in corsa verso la fine di quell’anno. «La preoccupazione è – ha fatto capire l’assessore regionale ai trasporti De Rebotti in un incontro con la stampa martedì mattina – che, con l’aria che tira, quando arriveranno questi treni, la linea occupata dall’alta velocità sarà talmente intasata che risulterà difficile farci entrare anche gli elettrotreni che potrebbero percorrerla». Se simili scenari fossero confermati dalla realtà, per l’Umbria significherebbe la seguente cosa: le oltre tre ore che oggi vengono impiegate da Perugia a Roma, saranno quasi un miraggio. Ovvero bisognerà aggiungere l’ulteriore ritardo di non potere agganciare la direttissima neppure lungo l’ultimo tratto del viaggio. Vale lo stesso per i ternani che dovranno aggiungere come gli orvietani un 30% circa di tempo ulteriore. L’attuale isolamento diventerebbe un definitivo oblio.
L’Umbria ha bisogno di una idea chiara e di un’opera seria per uscire da questa condizione. Un’idea che punti a portare più velocemente possibile alla linea direttissima. E rispetto a questo i progetti non si contano tra doppi binari verso nord, ovvero Terontola, o verso sud, stazione della Medio Etruria e quant’altro. Ma mentre i dibattiti alzano polveroni, l’isolamento avanza inesorabile.
Sul tema la Regione pare voglia indicare un primo passo, dal proprio punto di vista. Attese le difficoltà evidenti di dialogo con il ministero in capo a Salvini, che sicuramente dialogava meglio con la precedente presidente, l’Umbria annuncia di non sedersi a nessun tavolo che non comprenda un rappresentante del ministero. Da non credere: l’assessore, da quando è in carica, non avrebbe mai avuto il pacere di incontrare il ministero di riferimento. Di più e forse prima ancora che questa posizione, l’Umbria al tavolo non ci vuole andare da sola. Già domani infatti siederà insieme a Toscana, Lazio e Marche, ma per varie ragioni anche l’Abruzzo pare avere il ‘mal comune’. «Esiste un problema ed è del Centro Italia – hanno spiegato De Rebotti e Proietti – questa tendenza a mandarci sulla linea lenta appartiene a tutte le regioni del Centro Italia e sta tagliando il Paese in due. Ci rimettiamo tutti: prima di tutto le aree interne». Insomma il gigante del mercato dell’alta velocità contro il nano dell’Italia interna delle piccole comunità, che per continuare ad esistere deve appellarsi al sempre più bistrattato ‘servizio pubblico’. Eppure tutti si dicono convinti che le aree interne avrebbero possibilità di rilancio, se però ci porti i servizi, a partire dai trasporti. Ma il mercato è mercato, bellezza, e l’abbandono dei borghi italiani appare più realistico considerarlo inesorabile. Come ha scritto il governo a proposito di aree interne.
