di Gabriele Beccari
Salari dignitosi, diritti, appalti trasparenti e obiettivo delle zero morti sul lavoro: questi i temi chiave del protocollo regionale unico per la sicurezza e la qualità del lavoro negli appalti pubblici umbri, presentato in conferenza stampa nella mattinata di lunedì 14 luglio alla sede della Uil Umbria di Perugia. A intervenire oltre a Maurizio Molinari, segretario generale Uil dell’Umbria, anche le rappresentanze nazionali Vera Buonuomo e Ivana Veronese, delegate rispettivamente agli appalti e alla sicurezza sul lavoro. Il documento è stato infine consegnato al comune di Perugia e alla Regione nel corso della mattinata.
Il protocollo «Un documento chiaro, accessibile e vincolante, pensato per cambiare concretamente il sistema degli appalti pubblici in Umbria. Non vogliamo che sia una semplice intesa, ma il primo passo verso una legge regionale sugli appalti che metta al centro dignità, sicurezza e legalità. Una bussola per un futuro in cui la qualità del lavoro non sia più negoziabile». Questo l’obiettivo dichiarato da Molinari che ha presentato il progetto del suo sindacato come «frutto del lavoro corale di tutte le sue categorie, un’azione istituzionale forte che punta a fare della qualità del lavoro un criterio strutturale e permanente». Il protocollo, secondo il segretario regionale, mira infatti a ottenere obblighi precisi per tutte le stazioni appaltanti umbre: maggiore sicurezza, legalità, applicazione dei contratti collettivi nazionali firmati da sindacati realmente rappresentativi, integrazione piena della legge regionale sulle clausole sociali, superamento del massimo ribasso e istituzione di una cabina di regia permanente per il monitoraggio.
La sicurezza sul lavoro Punto cardine del protocollo è stato il tema della sicurezza sul lavoro. A intervenire in merito è stata Veronese la quale ha affermato che ‘Zero morti sul lavoro non è uno slogan, ma un obiettivo reale’. La segretaria nazionale ha ricordato i tristi dati sugli infortuni in Umbria: solo nel 2024 si sono verificati 10.465 infortuni di cui 25 quelli mortali. Da qui l’esigenza di partire da un vero e proprio “Piano Vita” per ogni appalto, con un progetto operativo vincolante per tutti i partecipanti, un piano sicurezza verificabile e l’obbligo di adesione al sistema “Cantiere trasparente”. Inoltre Veronese ha ricordato come la prevenzione debba diventare cultura diffusa e non un adempimento formale, da inserire anche nel tessuto delle materie scolastiche sotto forma di educazione civica, che deve diventare materia di apprendimento sin dai primi anni.
I contratti In un contesto in cui il mondo del lavoro è sempre più frammentato e vulnerabile, il ruolo delle istituzioni territoriali può diventare decisivo per costruire tutele concrete. Per Buonomo partire dall’Umbria ha un significato particolare, dato il suo tessuto produttivo complesso e le filiere fortemente esternalizzate, dove intervenire può generare un cambiamento concreto. Buonuomo ha puntato poi il dito contro l’ultimo decreto legislativo in materia di appalti, approvato a dicembre 2024 come correttivo, ma privo del coinvolgimento delle parti sociali. Una mancanza grave, secondo la segretaria, perché «raccontare le dinamiche del lavoro senza ascoltare chi rappresenta centinaia di migliaia di lavoratori significa ignorare le distorsioni reali del mercato». A dare man forte al problema c’è il dato del CNEL riportato dalla stessa Buonuomo: su 1.017 contratti depositati, solo 214 sono firmati da Cgil, Cisl e Uil, mentre tutti gli altri provengono da sigle non rappresentative, i quali sottoscrivono contratti pirata che non garantirebbero né dignità né tutele reali ai lavoratori.
