di Elle Biscarini
La Comunità del fiume Paglia – un’iniziativa del Comitato per la difesa del fiume Paglia che riunisce oltre trenta tra associazioni, enti e realtà locali di Umbria, Lazio e Toscana – ha diffuso un articolato position paper in cui esprime criticità nei confronti del Documento di fattibilità delle alternative progettuali (Docfap) redatto dall’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale (Aubac), relativo ai sistemi di invasi lungo il corso del fiume.
Secondo il coordinamento, il progetto proposto si basa su «soluzioni esclusivamente ingegneristiche e strutturali», come dighe, casse di espansione e argini, che – a loro giudizio – sarebbero fondate su «dati incompleti e letture parziali del territorio». Il documento sottolinea anche l’assenza, a loro avviso, di approcci alternativi ispirati a criteri ecologici e sostenibili, come le cosiddette nature-based solutions.
Tra le critiche principali vi è la scelta di concentrare gli interventi nella Media valle del Paglia, «un’area di altissimo pregio ecologico e paesaggistico», soggetta a tutela ambientale e culturale. In particolare, si teme che gli invasi possano produrre «un impatto ambientale devastante», compromettendo la biodiversità e le prospettive di sviluppo sostenibile delle comunità locali, «in nome di un discutibile beneficio per aree a valle come la città di Roma».
Nel position paper viene inoltre messa in discussione l’efficacia del dibattito pubblico avviato nell’ambito del procedimento. La Comunità sostiene che si sia trattato di «una mera operazione di costruzione del consenso, priva di reali strumenti di partecipazione attiva e cittadinanza». Le attività informative promosse, secondo quanto riportato nel documento, non avrebbero consentito un confronto aperto con i territori.
Alla proposta contenuta nel Docfap, il coordinamento contrappone «l’Opzione zero»: una ripartenza che preveda «un percorso condiviso di co-progettazione con le comunità locali» fondato su strumenti interdisciplinari, modelli agroecologici, ingegneria naturalistica e pianificazione idraulica estesa all’intero bacino. Tra le proposte alternative anche micro-bacini, riforestazione, sistemi di allerta precoce e un maggiore coinvolgimento delle aree montane, oggi ritenute marginali nell’analisi tecnica.
La Comunità del fiume Paglia si definisce una struttura «aperta e incrementabile» e al 1° luglio 2025 è composta da una pluralità di soggetti attivi nei campi della protezione civile, della tutela ambientale, della cultura locale e della promozione del territorio. Tra questi anche il Cirf– Centro italiano per la riqualificazione fluviale, alcune sedi della Protezione civile, la Cna di Viterbo, l’Ecomuseo del paesaggio orvietano, Legambiente lago di Vico, Slow food Viterbo e Tuscia, il Biodistretto lago di Bolsena, il Club Unesco di Viterbo, oltre a varie associazioni civiche, culturali e cooperative di comunità.
