di Sara Calini
La Fondazione Perugia impreziosisce la propria collezione – iniziata nel 2005 – con una nuova opera dell’artista Gian Domenico Cerrini, arrivando così a otto dipinti a firma del Cavalier perugino. La sua Madonna col Bambino, un angelo e tre cherubini sarà svelata al pubblico mercoledì 5 giugno alle 17 a Palazzo Baldeschi. Alla presentazione seguirà un convegno con esperti e studiosi dell’artista.
Valorizzare l’arte perugina Un acquisto strategico, un’opera di grande delicatezza e «un tassello fondamentale nel percorso di riscoperta e valorizzazione di Cerrini, maestro raffinato e indipendente», ha spiegato il presidente di Fondazione Perugia, Alcide Casini. Con la nuova opera infatti la Fondazione rilancia il suo impegno nella valorizzazione di uno dei protagonisti più raffinati del Seicento italiano che rimane ancora poco noto al grande pubblico. Databile tra il 1661 e il 1681, infatti, l’opera potrebbe coincidere con una delle tele elencate nell’inventario post mortem del pittore, aggiungendo valore storico a quello artistico.
L’opera in mostra Il dipinto, acquistato a gennaio da un antiquario di Milano, sarà apprezzabile a Palazzo Baldeschi, cuore espositivo della Fondazione e sede di una collezione che già conta sette opere del pittore umbro. L’ultimo capolavoro si inserisce in un progetto pluriennale per accompagnare nella riscoperta di un autore a lungo trascurato dalla storiografia artistica. Già esposto nel 2009 durante una mostra accanto ai capolavori di Guido Reni, Guercino e Carlo Dolci, il dipinto è stato definito dal prof Massimo Pulini come una delle immagini «più tenere e semplici» dell’intera produzione dell’artista. L’appuntamento sarà anche un momento di confronto e approfondimento, con la partecipazione di studiosi di primo piano come Alessandro Amendola – prof di storia dell’arte ed esperto dell’artista – e Francesco Federico Mancini, curatore della mostra monografica del 2005 dedicata proprio a Cerrini. Un’occasione unica, dunque, per scoprire e riscoprire il pittore colto, indipendente e capace di dialogare con i giganti del barocco italiano senza rinunciare alla propria voce.
