di Enzo Beretta

Maltrattamenti alla moglie, lesioni, stalking e mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice: sono questi i reati per i quali è stato indagato un 35enne originario di Caltanissetta, per il quale, la figlia 13enne ha chiamato di nascosto la polizia. Secondo la ricostruzione della procura di Perugia, l’uomo «in modo abituale e continuativo, anche sotto l’effetto dell’abuso di sostanze alcoliche, maltrattava la moglie attraverso continue vessazioni, aggressioni verbali e fisiche, ingiuriandola e minacciandola, procurandole così, attesa la ripetitività e violenza nelle azioni, una condizione psicologica di soggezione e paura». Il magistrato parla di «una vita familiare, penosa e insopportabile» per la persona offesa «tanto che il 16 novembre 2023 la loro figlia tredicenne ha contattato la polizia di Stato chiedendo un immediato intervento, approfittando dell’assenza del padre, al fine di attivare la procedura d’ingresso in una struttura protetta di pronta emergenza».

Le accuse La vicenda giudiziaria è ora al vaglio del giudice per l’udienza preliminare Angela Avila. Tra le accuse contestate dal pubblico ministero Gianpaolo Mocetti, quella secondo cui la moglie «è stata colpita con schiaffi al volto e con un cellulare scaraventato contro l’occhio sinistro» (lesioni «dalle quali derivava una malattia di durata non determinata»). «Nell’ultimo anno di convivenza – ricostruisce il pm – nel corso dei litigi l’uomo arrivava a percuotere la moglie con una frequenza di due volte a settimana» e «distruggeva senza motivo gli oggetti di proprietà della figlia, tra cui un personal computer e un telefono cellulare». 

Stalking Contestato, come detto, anche il reato di stalking. «Con condotte reiterate perseguitava la moglie – mette nero su bianco il pm – tanto da cagionarle un perdurante e grave stato di ansia e di paura, ingenerando in lei un fondato timore per la sua incolumità, così da costringerla ad alterare le proprie abitudini di vita tra cui sostituire l’utenza telefonica, bloccare le chiamate e messaggi entranti dell’uomo, uscire in compagnia della propria madre e trovare rifugio temporaneo in un’abitazione ubicata in luogo riservato messa a disposizione da centro antiviolenza». Agli atti dell’inchiesta ci sono finiti anche alcuni messaggi su Messenger e le comunicazioni dell’indagato con altre persone che «apponevano like sulle foto pubblicate su Facebook dalla donna», messaggi nei quali si invitava «a non interagire con lei». 

A scuola In una circostanza, nel febbraio 2024, l’indagato (difeso dall’avvocato Patrizia Pugliese) si sarebbe recato presso la scuola frequentata dalle figlie «al fine di acquisire informazioni sulle stesse e firmare documenti in qualità di genitore, pur sapendo che il tribunale per i minorenni di Perugia aveva affidato i minori al servizio sociale competente per territorio ed imposto a lui l’allontanamento dall’abitazione familiare e il divieto di avvicinamento alla prole». La moglie ha deciso di costituirsi parte civile attraverso l’avvocato Claudio Cimato. Tra le fonti di prova indicate dal pubblico ministero, insieme alla comunicazione della notizia di reato, ci sono annotazioni della questura di Perugia, denunce e sommarie informazioni rese da alcuni testimoni.

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