di Danilo Nardoni
Tra star internazionali, giovani emergenti, virtuosi della chitarra rock, jazz ortodosso e trasversale, classici e innovatori, pop di qualità, grandi voci da tempo sulla scena o emerse da poco, black music nelle sue diverse declinazioni e proposte raffinate di stampo cameristico, Umbria Jazz per l’edizione 2025 si presenta come un festival «sempre più globale». Sopra il pilastro portante del jazz, l’evento in programma a Perugia dall’11 al 20 luglio è stato costruito con un cartellone «variegato, aperto a suggestioni diverse, in grado di andare incontro ai gusti di un pubblico che continua a crescere anno dopo anno», come è stato ricordato nel corso della presentazione del programma artistico.
La conferenza stampa «Non è solo il festival di Lionel Richie e di Mika – ha affermato il direttore artistico Carlo Pagnotta – perché c’è soprattutto jazz, anche all’Arena Santa Giuliana, per una rassegna che non perde la sua anima ma che cerca di accontentare tutti». Insieme a Pagnotta, lunedì, anche il nuovo presidente della Fondazione di partecipazione Umbria Jazz Stefano Mazzoni, il vicepresidente della Regione Tommaso Bori, la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi e il direttore della Fondazione Perugia Fabrizio Stazi. Mazzoni, dopo aver ringraziato l’ex presidente e il precedente cda per il lavoro fatto, ha annunciato che nei prossimi giorni sarà approvato il programma di mandato. «Come Regione – ha affermato Bori – proseguiamo a investire sia politicamente che economicamente in questa manifestazione e quest’anno abbiamo garantito uno stanziamento straordinario con 350 mila euro che si sono aggiunti ai 400 mila che erano già a bilancio».
UMBRIA JAZZ, LA REGIONE BACCHETTA SUI CONTI DEL FESTIVAL
Il main stage L’Arena Santa Giuliana è il solito main stage: voci protagoniste, come quelle che si iscrivono nella classicità del jazz come Dianne Reeves, Kurt Elling con i Yellowjackets in un omaggio ai Weather Report, Gregory Porter, o di recente fama come Samara Joy. Voci della black music come la star assoluta Lionel Richie e la sofisticata Ledisi, e gli emergenti Thee Sacred Souls; del pop d’autore come Mika e i Patagarri, rivelazione di X Factor; e pure dall’Africa come Angélique Kidjo. Ma anche la voce del polistrumentista Jacob Collier, talento multiforme quanto trasversale. Il jazz «maggiore» in questa edizione ha i nomi di Herbie Hancock con una band stellare, Stefano Bollani con un nuovo quintetto, Kamasi Washington con le sue complesse strutture compositive. La chitarra rock nelle declinazioni più soft di Lee Ritenour, e più dure della band SatchVai di Steve Vai e Joe Satriani è la protagonista di una serata all’Arena, mentre il funky di Candy Dulfer e Marcus Miller rimanda a una musica piena di energia che in Umbria Jazz non manca mai. Infine Mitch Woods, cantante e funambolico pianista tra blues e rock & roll.
UMBRIA JAZZ 2025, IL PROGRAMMA COMPLETO
I teatri Il Teatro Morlacchi e il Teatro del Pavone, con quest’ultimo che torna di nuovo disponibile dopo il restauro, sono gli spazi dedicati al jazz per puristi. Ecco allora Ambrose Akinmusire, Jonathan Blake, Isaiah Collier, Immanuel Wilkins, Mark Turner, Jazzmeia Horn. Tornano anche il duo-cult Enrico Rava/Fred Hersch e un altro duo tromba/pianoforte, Paolo Fresu con il cubano Omar Sosa. Per celebrare i cento anni della nascita di Oscar Peterson arriverà poi un trio con Sullivan Fortner al pianoforte. Altra celebrazione è quella di Ray Brown: anche per lui un trio, con la guida di Christian McBride al basso.
In Galleria La Sala Podiani della Galleria Nazionale dell’Umbria torna a essere il contenitore delle proposte più raccolte, con un filo rosso a legare i concerti: il pianoforte. Ben sei sono i recital di solo piano: Mathis Picard, Enrico Pieranunzi, Danilo Rea, Alessandro Lanzoni, Dado Moroni, Craig Taborn. Cui bisogna aggiungere il trio di Giovanni Guidi, il duo piano/sax Giovanni Mirabassi e Rosario Giuliani, piano/tromba Julian Oliver Mazzariello e Fabrizio Bosso, piano/fisarmonica Danilo Rea e Luciano Biondini, piano/chitarra Gerald Clayton e Kurt Rosenwinkel. Ma non solo. In Galleria ci saranno anche la cilena Melissa Aldana, Matteo Bortone No Land’s, Marco Bardoscia Quintet LegnoMadre con Gabriele Mirabassi e l’Orchestra da Camera di Perugia.
Nelle piazze E poi Umbria Jazz è sinonimo ancora di tanta musica gratuita, con più di metà dei circa 250 eventi in cartellone. Tornano anche le Clinics del Berklee College of Music di Boston e UJ4Kids, un festival nel festival arrivato al settimo anno, dedicato ai più giovani.

Sinergia «È anche la prima edizione che fa capo al rinnovato governo regionale, con la presidenza di Stefania Proietti», come ha ricordato durante la presentazione del programma il neopresidente Mazzoni per poi sottolineare che viene «confermata e rinnovata la stretta sinergia tra Fondazione e istituzioni del territorio, Regione e Comune, innanzitutto, per un progetto di crescita che dura da più di cinquanta anni con benefiche ricadute sulla vita culturale e sull’economia dell’Umbria». La ricerca della qualità del festival viene poi declinata, oltre che con il progetto artistico, anche con «un grande sforzo organizzativo al fine di rendere l’esperienza del Festival la più confortevole possibile», ha inoltre voluto evidenziare Mazzoni. «Inevitabilmente – ha affermato – questo significa investire risorse, in primo luogo nel personale. Il numero di chi lavora nei dieci giorni del Festival, a vario titolo, rende abbastanza bene le dimensioni di questo sforzo, visto che sono più di 1.500 persone». Quanto al programma di mandato, servirà per «indicare le linee su come dare l’impronta del nuovo cda al festival e che poi sarà presentato ufficialmente ai soci e alla stampa».Tra le anticipazioni, Mazzoni ha annunciato che la Fondazione di partecipazione sta lavorando per riportare Umbria Jazz anche a Terni per il prossimo anno.
Bori Di manifestazione «unica» e che si ripete da 50 anni ha parlato anche Bori: «Come Regione noi puntiamo a portare l’Umbria nel mondo e il mondo in Umbria grazie ai grandi eventi che sono tanti e tutti di qualità, con Umbria Jazz che è stata la madrina di questo percorso. Un festival che ha anche un pregio enorme, quello di far incontrare varie generazioni per le strade e anche tra palchi gratuiti in cui la cultura diventa diritto di tutti e non privilegio per pochi». «Tra i primi atti della nuova giunta – ha detto poi – c’è stato pure quello di mettere più risorse sul festival ma con l’obiettivo, più in generale, di raddoppiare le risorse in questo settore con la revisione del testo unico per la cultura. Servono più risorse perché con la cultura si mangia ed è moltiplicatore economico».
Ferdinandi «Con la cultura si mangia e si vive» ha poi aggiunto anche la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi, che poi ha affermato: «Non credo che esista altra cosa come Umbria Jazz capace di scatenare in città un senso di orgoglio e di appartenenza così grande, perché questo è un evento che apre Perugia a una dimensione di contaminazione e di internazionalità». A confermare il sostegno ed un legame trentennale della Fondazione Perugia con il festival è stato infine il direttore Fabrizio Stazi.
