di M.R.
Residente nel Lazio l’uomo nei confronti del quale la Questura di Terni aveva adottato il divieto di ritorno a Narni per tre anni «per aver commesso reati che offendono o mettono in pericolo la sicurezza o la tranquillità pubblica». Il destinatario della misura si è rivolto alla Prefettura che non ha ritenuto di annullare il provvedimento. Attraverso il suo legale, Mirko Bandiera, ha dunque presentato ricorso al Tar che ha accolto.
Narni Il particolare l’uomo risultava deferito in stato di libertà per danneggiamento di una autovettura; risultava inoltre denunciato per rissa e ai controlli non risultava avere interessi lavorativi né rapporti di parentela sul territorio, mentre si trovava in compagnia di soggetti gravati da precedenti di polizia.
Tar Tuttavia il Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria ha rilevato che per l’emissione di misure di prevenzione personali, come il foglio di via obbligatorio, «non sono sufficienti segnalazioni di polizia o sospetti non corroborati da elementi di fatto che attestino l’appartenenza alle categorie criminologiche. È necessario che vi sia una motivazione basata su fatti precisi e pertinenti. Inoltre, non sono stati forniti chiarimenti in ordine alle persone con precedenti penali controllate in compagnia del ricorrente.
Legami sentimentali Non solo. I giudici hanno altresì accertato, a favore del ricorrente, che il provvedimento era stato emesso senza la partecipazione procedimentale del cittadino per una ipotesi che non richiede l’assoluta urgenza tale da determinare la mancata preventiva comunicazione, e «non appare vera la circostanza che il provvedimento non avrebbe potuto essere diverso. Il ricorrente è infatti legato sentimentalmente in maniera stabile da più di quattro anni ad una ragazza residente nel comune di Narni». Circostanza che le autorità non avrebbero preso in considerazione. Queste e altre motivazioni di natura tecnica sono valse l’annullamento del provvedimento impugnato.
