di Sara Calini
In Umbria la mensa scolastica si paga in media 77 euro al mese per ogni figlio che frequenta la scuola dell’infanzia o quella primaria. A Terni, il costo è più alto, con una media di 90 euro mensili, mentre a Perugia si scende a 65 euro. I dati emergono da una nuova indagine di Cittadinanzattiva condotta su tutti i capoluoghi di provincia, che analizza le tariffe applicate al servizio di refezione scolastica per l’anno 2024/2025, comparandole con quelle dell’anno precedente. Il profilo di riferimento per l’indagine è quello di una famiglia tipo composta da tre persone (due genitori e un figlio minore), con un reddito lordo annuo di 44.200 euro e un Isee pari a 19.900 euro.
Costi in aumento Secondo l’analisi, il costo annuale sostenuto in Italia è aumentato mediamente dell’1 per cento, e già diversi comuni hanno preannunciato un incremento ulteriore per il prossimo anno a causa di costi di gestione legati al caro energia e all’aumento dei prezzi delle materie prime. L’Umbria, con 77 euro medi mensili, rimane al di sotto della media nazionale di quasi il 10 per cento, ma l’aumento in relazione al costo del singolo pasto è molto significativo (+5,45 per cento) rispetto all’anno precedente.
Locali mense mancanti Dallo stesso report emerge anche come sono stati distribuiti nell’anno 2024/2025 i fondi del Pnrr. Da questa analisi, emerge che solo poco più di 13mila edifici scolastici degli oltre 40mila presenti sul territorio nazionale sono dotati di locale mensa (circa il 35%). Il dato, che già di per sé non è positivo, va peggiorando quando si va ad analizzare la distribuzione di questi locali tra le varie regioni. In Umbria, meno della metà ne dispongono (40,8 per cento), e tra le regioni del centro fa peggio solo il Lazio (24,5 per cento), con Marche al 46,4 per cento e Toscana al 59,6 per cento. Rispetto al resto del paese però, il Centro-Italia, come anche il Nord, è in una situazione di gran lunga migliore rispetto al Sud e alle Isole dove poco più di un edificio su cinque dispone di una mensa. La differenza con le regioni del Centro e del Nord è molto evidente: rispettivamente del 41,2 e del 43,1 per cento. La regione con un numero maggiore di mense è la Valle d’Aosta (72 per cento), seguita da Piemonte (62,4 per cento), Toscana (59,6 per cento) e Liguria (59,1 per cento).
Pnrr Missione del Pnrr era proprio risolvere il problema, e secondo il report sarebbero stati finanziati, a dicembre 2024, 961 interventi. Di questi, circa il 58 per cento sarebbe dovuto andare proprio al Sud e alle Isole per colmare il gap territoriale. E per numero di interventi – ne prevedono 489, circa uno su due – sembrerebbe che il divario si stia colmando, ma in termini di risorse economiche destinate a questi lavori, solo il 37 per cento risulta riservato al Sud e alle Isole, con invece il 48,6 per cento per il Nord e il 14,7 per cento per le regioni del Centro. L’Umbria, per numero di operazioni attive è quartultima in Italia – con solo 19 interventi in fase di realizzazione – seguita dal Trentino con 13, Friuli e Molise entrambe con 9 e la Valle d’Aosta che ne prevede solo uno. Di questi 19 lavori, 15 sono nuove costruzioni, 1 è un ampliamento e 3 sono recuperi. Numeri di gran lunga inferiori rispetto ad altre regioni come l’Abruzzo, che ne prevede 70, o la Lombardia che ne ha 107.
Le proposte Tra le proposte principali per migliorare la ristorazione scolastica il report propone un’indagine conoscitiva e un tavolo permanente sul tema, più fondi contro la povertà alimentare e tariffe omogenee tra territori. Si chiede anche di riconoscere le mense come servizio pubblico essenziale, impedire l’esclusione dei bambini in difficoltà economiche, migliorare la qualità dei pasti, aumentare le mense nelle aree svantaggiate e promuovere l’educazione alimentare coinvolgendo attivamente gli studenti. Prevista anche l’eliminazione del cibo spazzatura dai distributori scolastici, a favore di prodotti freschi e locali.
