di C.P.
Escluso dalla graduatoria per l’assegnazione delle case popolari per un cavillo, ora il Comune di Terni dovrà risarcirlo per oltre 12 mila euro.
La vicenda La questione inizia anni fa, a seguito di un ricorso di un cittadino ternano per l’esclusione dalla graduatoria di assegnazione dell’alloggio di edilizia residenziale pubblica del Comune di Terni del 2018. Nella graduatoria approvata con determinazione dirigenziale, la domanda dell’uomo «era stata positivamente valutata con l’attribuzione di 12 punti», come si legge nel dispositivo del Tar. Poi con una successiva determinazione, con la quale si convocavano i richiedenti che avevano ottenuto almeno 12 punti, il ricorrente è stato escluso. Il motivo? «Alla data del 30 marzo 2017 (il richiedente ndr) non aveva né 18 mesi a Terni e né 24 mesi in Umbria» e risultava «iscritto in anagrafe, dopo cancellazione per irreperibilità, in data 5 aprile 2016».
Il ricorso A questo punto l’uomo si è adoperato ricorrendo al provvedimento di esclusione. Domanda che, in un primo momento, è stata respinta proprio per via della presunta ‘irreperibilità’ in alcuni mesi tra 2015 e 2016. Tuttavia, come dimostrato dall’uomo e sottolineato dal Tar, questo «non poteva ricondursi a un trasferimento del ricorrente, dal momento che risultavano agli atti una pluralità di elementi comprovanti l’abituale dimora del nucleo familiare nel territorio del Comune di Terni». Nel dispositivo infatti vengono citati diversi contratti di locazione, ma anche di quelli delle bollette dell’energia e persino un’istanza di ammissione ai benefici previsti per i soggetti sottoposti a procedura di sfratto per morosità ‘incopevole’. Nel presentare ricorso, inoltre, l’uomo ha sostenuto di aver «subito gravi danni patrimoniali e non» in conseguenza dell’«illegittima esclusione dalla graduatoria».
Casa con muffa e senza gas Più in dettaglio, l’uomo ha spiegato che il contributo di 3.900 euro, assegnato in favore del nucleo familiare, a seguito dello sfratto, «ha consentito di sopperire alle esigenze abitative per meno di un anno. All’epoca la famiglia viveva in una casa ricoperta di muffa alle pareti e priva di allaccio del gas e di riscaldamento, per la quale era dovuto un canone di euro 300 euro mensili». Una situazione complessa, ulteriormente peggiorata a seguito dello sfratto una volta terminati i contributi. Tra luglio e settembre 2019 poi la famiglia si trasferisce in altre due abitazioni. La terza, l’ultima, in «condizioni ancora più disagevoli, in quanto l’alloggio aveva le pareti ricoperte di muffa. Circostanza che ha determinato l’insorgere di malattie respiratorie in tutti i componenti della famiglia, inclusi i bambini». Poi nel 2022, «a seguito dell’approvazione di una successiva graduatoria», l’uomo ha ottenuto «l’assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica». In definitiva, il Tar ha accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che l’Ente dovrà disporre un risarcimento pari a 12.624 euro.
