di Sara Calini
Una mattinata all’insegna dell’educazione sociale e della sensibilizzazione si è tenuta venerdì 11, presso il teatro Arca a Ellera di Corciano. L’evento informativo per scuole, universitari e addetti ai lavori – dal titolo Popoli in cammino…senza il diritto d’asilo – ha toccato tanti punti importanti sul tema dell’immigrazione e del duro percorso di integrazione che affronta chi arriva nel nostro Paese, ma non solo.
Il punto sull’immigrazione È stato presentato il nuovo volume della Fondazione Migrantes, Popoli in cammino…senza il diritto d’asilo, curato tra gli altri dall’antropologa culturale Mariacristina Molfetta. Il nuovo report fa un quadro statistico della situazione dell’immigrazione in Italia. Ciò che sorprende è che sia piuttosto contrastante con quanto potrebbe pensare chi, come molti, non va a studiare i numeri e l’entità dei flussi, ma si limita ad ascoltare la copertura mediatica – e spesso politica – che viene fatta sul tema. «Non capisco perché si parli di emergenza migranti – dice Molfetta – quando nel nostro paese rappresentano una percentuale molto bassa della popolazione, e poi diciamocelo, noi abbiamo usufruito del diritto di asilo in lungo e in largo nel tempo, ci sono più italiani all’estero che in Italia». Ma le immagini dei barconi pieni – dettaglio che viene smentito anche questo nel volume a colpi di dati – creano un immaginario ben preciso.

Giovani e futuro Un immaginario che sembra alimentare paura piuttosto che spirito di solidarietà: «Dobbiamo ripensare il modo in cui ci viene narrato il fenomeno migratorio – spiega Vito Simone Foresi, direttore dell’ufficio Migrantes Arcidiocesi di Perugia, che presentava l’incontro – purtroppo oggi si fa la relazione diritto-delitto invece che parlare di accoglienza, e non va bene». E secondo loro, questo cambiamento parte proprio dalle nuove generazioni, presenti all’incontro. Per loro e per i loro docenti è stato pensato per il secondo anno di fila un fumetto a bivio: 4 vite che sono la mia racconta la storia di Abdel, che però non è così certa e saranno proprio i ragazzi, con le loro scelte, a indirizzarla verso uno dei quattro finali.
Il ruolo della prefettura e dei centri di accoglienza Eppure nel nostro paese ci sono delle garanzie – o ci dovrebbero essere – per chi arriva, soprattutto se si tratta di minori non accompagnati. In Umbria, questa rete di accoglienza c’è e funziona. Ne hanno parlato Susanna Tabarrini, assistente sociale della Prefettura di Perugia insieme ad Anna Ciaffo, assistente sociale Cas Msna e referente Sai Msna di Panicale, Arcisolidarietà ora d’aria Perugia, ad Anna Laura Fanini, referente Capofila Rti Sai Corciano, Frontiera Lavoro e a Tiziano Andreani, assistente sociale, educatore presso l’ufficio della cittadinanza del Comune di Corciano e coordinatore area affido Sai Corciano. «I ragazzi che arrivano sono in triplice stato di vulnerabilità, senza famiglia, minori e non conoscono la lingua, quindi vanno protetti – spiega Andreani – L’affidamento familiare è lo strumento migliore a nostra disposizione». Dal 2011 è attiva una campagna e una intensa collaborazione tra la rete di accoglienza Cai, Sai e prefettura che permette un continuo lavoro di sensibilizzazione, accoglienza, individuazione e valutazione delle famiglie per crescere sempre di più. Ma serve supporto dalla cittadinanza, un aumento del numero dei centri a disposizione – cosa non da poco quando c’è uno stigma intorno a comunità di questo tipo e centri abitati – e più famiglie o single disposti ad accogliere.
