Laura Santi

Laura Santi porta a segno un’altra battaglia. Per se stessa e per quanti vivono, come lei, in condizioni di fragilità. Ha annunciato che l’Inps ha riconsiderato i criteri di accesso al bando per l’assistenza domiciliare.

Piccolo passo indietro. In un appello in rete Laura Santi aveva reso noto che stava per perdere il principale strumento che le garantisce una vita dignitosa nella sua malattia. Parliamo del bando home care Premium che dà diritto a un assistenza personale oltre le ore di Asl.

Troppi in Umbria sarebbero stati esposti alla perdita di un indispensabile sostegno. L’appello di Laura ha raggiunto molti: dai familiari di pazienti fragili, ad amici, conoscenti, persone a vario titolo sensibili alle battaglie di Laura Santi, ma anche istituzione e, udite udite, la stessa Inps. Che sia come direzione centrale che come livello regionale ha convocato e interloquito con Laura Santi, per raggiungere poi la conclusione di cambiare «i criteri di accesso al bando per l’assistenza domiciliare, tenendo conto degli utenti prioritari come me. Un plauso quindi all’Inps – scrive Santi -. Sono felice e vi ringrazio della solidarietà e della mobilitazione. Restano peraltro le preoccupazioni per tagli a altre prestazioni verso le disabilità gravissime e le loro famiglie. Su questo so che c’è una interlocuzione in corso di Anci con Inps. Sperando in bene e incrociando le dita, intanto volevo ringraziarvi».

In questo periodo c’è stato bisogno anche di una precisazione da parte di Laura Santi sul proprio canale social: «Mi rivolgo direttamente agli ottimi esponenti del “partito della famiglia” in Umbria, che in merito alla mia mobilitazione per l’assistenza ha fatto delle dichiarazioni del tipo, ‘questa è la Laura che ci piace, non quella che chiede la morte di stato e il suicidio assistito’. No, cari amici. Io sono la stessa Laura (tralasciando i termini adottati). Essere liberi di decidere della propria esistenza non è in contrasto, ripeto non è in contrasto, con il bisogno di vivere al meglio il tempo che ci resta, siano pochi mesi o decenni, e di non essere abbandonati nella propria fragilità, Si chiama libertà personale, si chiama dignità, si chiama autonomia, si chiama autodeterminazione. In tutti gli aspetti della vita e in tutte le fasi di essa. Le mie battaglie sono queste. E non sono in contrasto».

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