di Sara Calini
Terni anticipa la direttiva europea sulle piattaforme digitali. Con un registro dei lavoratori e un hub di supporto, l’amministrazione punta a garantire maggiore sicurezza e dignità ai rider del territorio, proteggendo al contempo clienti ed esercenti.
Terni pioniera per l’Europa Terni si prepara ad essere una delle prime città in Italia ad affrontare il problema della regolamentazione dei rider. La situazione di questi lavoratori – precaria nella migliore delle ipotesi, disastrosa e pericolosa nella peggiore – è già stata oggetto di riflessioni a livello europeo, e al centro di grandi polemiche sul territorio nazionale, compresa la città dell’acciaio. Il Consiglio europeo ha infatti dato il via libera lo scorso ottobre 2024 ad una ‘direttiva per i lavoratori delle piattaforme’ ma «si tratta di qualcosa che sarà recepito solo nei prossimi due anni, a noi serve muoverci subito» spiega ai microfoni di Umbria24, l’assessore allo Sviluppo Economico Sergio Cardinali.
Il problema Nonostante si parli della regolamentazione dei rider, come se fosse un unico punto critico, nel momento in cui si va ad analizzare la questione ci si rende subito conto che è un fenomeno molto vasto – più grande del singolo lavoratore vittima di sinistro stradale, o del cibo non consegnato in tempo – si capisce subito che se si vuole affrontare il problema si deve parlare di lavoratori fantasma, del caporalato che subisce chi non è regolarmente iscritto alla piattaforma, di falsi rider, di mancanza di garanzie per chi acquista e non può avere la certezza di chi consegnerà il suo ordine e di mancate tutele sul posto di lavoro per tantissime persone.
Tutti al tavolo delle trattative Proprio per individuare una soluzione valida e concreta, si è tenuta nella mattinata di venerdì, una riunione in Comune alla presenza non solo delle amministrazioni, della polizia locale, dell’Asl, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni datoriali, ma anche dei rider stessi che, con un loro portavoce, hanno potuto portare la loro esperienza diretta sul tema. Durante l’incontro sono stati diversi i punti toccati, e le idee messe al vaglio, ma i temi fondamentali sono rimasti due: proteggere rider e cliente e dare una struttura sistematica al mondo delivery. Il Comune sta valutando diverse opzioni, ma per ora le risposte concrete più probabili sembrano essere l’istituzione di una banca dati con tutti i rider sul territorio e la creazione di un hub di supporto per migliorare le condizioni dei lavoratori.
Il registro dei rider L’istituzione di un registro dei rider attivi sul territorio, con il rilascio di un tesserino di riconoscimento con foto e dati identificativi sembra essere la soluzione al momento più probabile. «Vogliamo dare un volto e un nome a chi effettua le consegne, garantendo maggiore sicurezza sia per gli esercenti che per i clienti» ha dichiarato Cardinali. L’assessore però, ci tiene anche a precisare, che non si tratterà di un controllo sistematico volto a multare o riversare responsabilità sui rider, ma di un tentativo di verificare quale sia effettivamente la situazione sul territorio.
Hub di supporto Parallelamente al registro, l’amministrazione vuole creare un hub per i rider, dove questi lavoratori possano non solo ricaricare eventuali biciclette o mezzi elettrici ma anche usufruire di servizi di formazione e assistenza. «Stiamo pensando anche a corsi di lingua per chi non parla bene l’italiano e ad un sistema di controllo sul lavaggio dei contenitori per il trasporto del cibo. L’obiettivo è rendere questa attività più dignitosa e sicura, sia per i lavoratori che per i cittadini» ha dichiarato l’assessore.
