Un giudice

Due cittadini pakistani che hanno ricevuto in dono una pecora viva, al fine di ammazzarla e banchettare all’aperto, finiscono prima denunciati e poi assolti dal giudice. A pronunciarsi è il tribunale di Spoleto a seguito di un contraddittorio attraverso il quale la difesa è stata convincente sul punto della non conoscenza della legge

La forza pubblica è intervenuta allertata da alcuni vicini bloccando l’attività dei due stranieri e ha sequestrato la carcassa dell’animale. Alla fine, ai due è stato contestato il reato di “Uccisione di animali”, secondo cui ‘Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni’.

Il tribunale monocratico di Spoleto ha assolto uno dei due imputati (stralciando la posizione per l’altro per un difetto di notifica). «Come difesa – spiega il legale Francesco Di Pietro – abbiamo provato che tale imputato era entrato in Italia appena 5 mesi prima rispetto alla commissione del reato. Egli proveniva da una zona rurale del Pakistan e da un contesto di estrema povertà. Per arrivare in Italia ha percorso la rotta balcanica in cui, come documentato da report giornalistici, i migranti soffrono le peggiori privazioni».

Per la difesa, l’imputato, al momento della commissione del fatto, versava quindi in una condizione di ignoranza inevitabile della legge penale. Era impossibile per lui sapere del precetto penale. «Abbiamo chiesto ed ottenuto – spiega Di Pietro – il rito abbreviato con integrazione documentale (domanda di asilo, verbali audizione in Commissione, ecc.) al fine di provare la data d’ingresso in Italia, il contesto sociale di provenienza e il viaggio dal Pakistan sin qui».

L’accusa ha chiesto la condanna a 16 mesi (ossia il massimo edittale di 2 anni con la sola riduzione di un terzo per il rito). Il Giudice ha assolto e si è riservato 90 giorni per le motivazioni.

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