di Chiara Fabrizi
In Umbria all’ultimo bando per il corso di formazione specifica triennale per i cosiddetti medici di base è rimasto senza assegnatario il 38 per cento delle borse che erano state finanziate. In altre parole significa che alla chiamata per il 2024-2027 hanno risposto 28 laureati di Medicina a fronte dei 45 posti disponibili. Questo probabilmente il dato più rilevante che emerge sullo stato di salute dei medici di medicina generale fotografato al primo gennaio 2024 dalla Fondazione Gimbe, che si occupa di analizzare il sistema sanitario nazionale.
In Umbria, va detto, ma è noto, la situazione dei cosiddetti medici di famiglia non è drammatica come in altre regioni, ma è va attentamente monitorata. Sì, perché se è vero che nel territorio regionale «non si rilevano carenze», tanto che si rientra perfettamente in quello che la Fondazione Gimbe considera «il rapporto ottimale», ovvero un medico ogni 1.200 pazienti, in Umbria si viaggia intorno un medico ogni 1.179 pazienti, è altrettanto vero che nell’ultimo quinquennio i professionisti si sono ridotti a una velocità più sostenuta rispetto alla media italiana. In particolare, qui tra il 2019 e il 2023 i medici di base sono diminuiti del 14,2 per cento, flessione che rappresenta la sesta più rilevante tra le regioni, mentre nel resto del paese la contrazione è stata in media del 12,7 per cento.
Un dato, questo umbro, da non sottovalutare non soltanto perché il corso triennale è rimasto sguarnito di 17 medici sui 45 posti finanziati, ma pure perché la stessa Fondazione Gimbe in una precedente analisi aveva segnalato come a fronte dei 633 professionisti che risultavano in servizio in Umbria al primo gennaio 2024 entro il 2026 ben 165 di loro raggiungeranno i 70 anni e quindi il pensionamento. L’Umbria, insomma, nell’arco di un paio di anni potrebbe entrare in leggera sofferenza, con tutto ciò che ne conseguirebbe anche sul fronte delle case di comunità finanziate massicciamente col Pnrr e destinate a risultare le prime beneficiarie della riforma ora al vaglio del governo per impiegare lì i medici di medicina generale.
