I familiari di Andrea Prospero, il 19enne abruzzese trovato morto a fine gennaio a Perugia, sono tornati in Procura alla ricerca della verità. Restano convinti del coinvolgimento di altre persone nella vicenda, mentre le indagini proseguono per chiarire i numerosi punti oscuri del caso.
Il padre e la sorella del giovane non si rassegnano all’ipotesi del gesto volontario. «Andrea non ha mai mostrato segni di preoccupazione o problemi», ha dichiarato il padre Michele Prospero. Anche la sorella Anna conferma: «Era tranquillo, si preparava al primo esame e ci vedevamo tutti i giorni».
Gli inquirenti attendono i risultati dell’analisi sul computer trovato nella stanza in cui il giovane alloggiava. «In parte è stato recuperato – ha spiegato l’avvocato della famiglia Francesco Mangano – presto sapremo cosa contiene. Entro dieci giorni sono attesi anche gli esami tossicologici, che potranno chiarire l’entità dei farmaci rinvenuti nel corpo di Andrea».
Più complessa per chi indaga risulta l’analisi dei cinque telefoni in suo possesso (protetti da avanzati sistemi di sicurezza) e restano un mistero anche le 41 schede telefoniche e le due carte di credito intestate ad altre persone, trovate nella stanza. Uno degli intestatari, rintracciato a Genova, ha dichiarato di non aver mai conosciuto lo studente.
Questa mattina la famiglia ha ritirato gli effetti personali del giovane, che aveva una camera nello studentato di via Bontempi, a pochi passi dall’alloggio affittato. L’ipotesi principale degli investigatori resta il gesto volontario, ma si indaga per capire se qualcuno possa averlo indotto a compierlo.
