©Fabrizio Troccoli

È una relazione che tiene conto dell’andamento della pandemia Covid, quella elaborata e pubblicata dall’ospedale di Terni sulle performance dell’azienda nel 2023. Del resto il numero di pazienti affetti da Coronavirus ricoverati al Santa Maria hanno, come in tutti gli altri nosocomi, condizionato l’attività sanitaria. Sono stati 699 nel 2020, 1.158 nel 2021, 1.113 nel 2022 e 535 nel 2023. Come noto quelli di maggiore gravità devono essere trattati nel reparto di Terapia Intensiva: dai 199 dell’anno 2021 si è passati a 101 nel 2022 e a soli 45 casi nel 2023.

Ospedale di Terni In questo contesto tra il 2019 e il 2022 l’attività che più è stata penalizzata risulta il Day-Surgery, con una riduzione di circa il 50%; nel 2023 si assiste ad un consistente recupero di questa tipologia di attività (2.367 casi rispetto ai 1.625 del 2022, pari a +45,7%); tale risultato è stato conseguito in gran parte grazie all’accordo con l’Usl Umbria 2 riguardante l’utilizzo da parte dell’azienda ospedaliera di Terni delle sale operatorie del presidio ospedaliero di Narni. Tale accordo ha avuto come ulteriore beneficio quello di poter utilizzare le sale operatorie dell’azienda ospedaliera di Terni maggiormente per le prestazioni di alta specialità.

Coronavirus Gli anni della pandemia da Covid-19, viene evidenziato, hanno determinato una situazione di emergenza che ha costretto i sistemi sanitari nazionali ad adeguare la risposta alla nuova situazione modificando la tipologia di attività dei servizi sia territoriali che ospedalieri. Nella regione Umbria gran parte del peso dell’assistenza ai pazienti affetti da coronavirus è toccato alle due aziende ospedaliere di Perugia e Terni, disponendo entrambe di DEA di secondo livello in grado di poter fronteggiare anche i casi più gravi. Tale necessità ha però di fatto sconvolto in termini sia quantitativi che di case-mix la conformazione dell’attività dell’Azienda Ospedaliera di Terni. L’obbligo di prestare le necessarie cure a pazienti che abbisognavano di percorsi separati e di un trattamento in stato di isolamento con livelli di gravità elevati ha indotto la Direzione Aziendale a una imponente redistribuzione delle risorse (personale, posti letto) e alla urgen-te acquisizione di nuovo ulteriore personale sanitario (medici, infermieri). Nell’anno 2023, pur essendo ancora presente l’epidemia da Covid, sono sensibilmente diminuiti gli effetti della gravità della patologia, per cui è stato possibile tornare a programmare le attività ospedaliere quasi del tutto indipendentemente dalla presenza di tale pandemia.

Azienda ospedaliera Santa Maria Il numero dei ricoveri totali ha avuto un forte calo nel 2020 rispetto all’anno precedente, con un parziale recupero negli anni 2021 e 2022 che, sostanzialmente, si equivalgono. Nel 2023 il numero dei ricoveri complessivi è rimasto pressoché invariato rispetto ai due anni precedenti, ma la diminuzione del numero dei pazienti affetti da Covid ha consentito di trattare un maggior numero di casi esenti da tale malattia. L’area chirurgica in particolare registra un incremento nel 2023 rispetto all’anno precedente, al contrario dell’area medica che risulta in diminuzione. Il numero dei posti letto medi annuali complessivi è stato pari a 544 unità (505 in regime di degenza e 39 in regime diurno), con una sostanziale stabilità rispetto al 2022. Considerando che i posti letto medi annuali erano stati 543 nel 2019 e 501 nel 2020, si può considerare che a tale riguardo
gli anni 2022 e 2023 hanno rappresentato un ritorno alla dotazione precedente l’epidemia.

Covid-19 Comunque l’esigenza primaria è quella di dotare l’ospedale di un numero di posti letto congruo e tale da poter fare fronte alla domanda di prestazioni della popolazione dell’area ternana che riversa i suoi bisogni in massa verso il locale presidio; a tale proposito è stata attivata la possibilità di utilizzo di parte del presidio di Narni-Amelia per eseguire interventi chirurgici di minore complessità al fine di sgravare l’ospedale di Terni di alcune prestazioni (ad esempio quelle di day surgery) che possono essere effettuate anche in ospedali più piccoli e nel contempo liberare risorse nell’Azienda Ospedaliera di Terni per le prestazioni di più elevata complessità. Come si è già visto, Il numero dei ricoveri complessivi nell’anno 2023 è sostanzialmente stabile rispetto al 2022 (da 23.624 a 23.831), dopo la forte riduzione avvenuta nell’anno 2020, dovuta all’epidemia da Covid-19. In tale anno si sono infatti verificate contemporaneamente due tendenze: la prima riguarda una ‘fuga’ dal ricorso all’ospedale da parte dei pazienti con problemi di salute meno gravi, impauriti dall’accedere in una struttura considerata a rischio di diffusione del contagio; la seconda è costituita dalla necessità da parte dell’Azienda Ospedaliera di Terni di chiudere
determinati reparti e determinate attività per poter essere in grado di fronteggiare le sopraggiungenti urgenti necessità di cura dei pazienti affetti da Covid-19.

Sanità in Umbria Nella relazione dell’ospedale di Terni c’è un altro aspetto che viene messo bene in evidenza; si tratta dell’inappropriatezza della degenza e quella degli accessi al Pronto soccorso. Nel primo caso, a fronte di un continuo miglioramento nel triennio 2019-2021, si è assistito nel 2022 ad un consistente peggioramento (108,4), valore ribadito anche nel 2023 (108,3). «Tale situazione che in pratica rappresenta il problema principale dell’Azienda ospedaliera di Terni – si legge – determina il fenomeno del sovraffollamento dei posti letto e una dilatazione dei tempi di attesa del ricovero dei pazienti in Pronto Soccorso; per questo la Direzione Aziendale ha prodotto nel secondo semestre 2023 una serie
di azioni tese a ridurre la durata della degenza non appropriata che riguardano sia obiettivi e progetti interni all’Azienda che percorsi di integrazione con l’Usl Umbria 2, quale in particolare la gestione dei ricoveri medici presso l’ospedale di Narni, mettendo in tal modo a disposizione ulteriori oltre trenta posti letto». Quanto alle prestazioni chirurgiche erogate, tutte le voci hanno il segno più sia per tipologia di interventi che per pazienti regionali o provenienti da fuori.

Pronto soccorso Il numero degli accessi al pronto soccorso, dopo una forte diminuzione tra il 2019 e il 2020 (44.833 nel 2019, 31.282 nel 2020), è aumentato nel 2021 (34.881 accessi); quasi ritornato sui livelli antecedenti la pandemia nel 2022 (41.024 accessi) e decisamente incrementato nel 2023 (48.771), tanto da superare largamente il dato relativo al 2019. Esaminando l’andamento dei dati secondo il codice di gravità dei pazienti, nel 2023 quasi il 60% degli accessi è riferibile ai due codici di minore gravità bianchi e verdi. In media ogni giorno hanno ricorso alle prestazioni di pronto soccorso 134 pazienti (26 codici bianchi, 54 codici verdi, 30 codici azzurri, 20 codici gialli, 4 codici rossi). Datii che secondo la direzione aziendle avvalorano l’idea della storica inappropriatezza di una gran parte degli accessi al pronto soccorso.

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