di Daniele Bovi
In 40 anni di elezioni per il parlamento europeo gli umbri che sono riusciti con le proprie forze a centrare l’elezione sono stati pochissimi. Nel giugno prossimo gli italiani come il resto dei cittadini europei andranno al voto per la decima volta nella storia per eleggere coloro che li rappresenteranno a Bruxelles e Strasburgo.
Il meccanismo La legge elettorale – la più vecchia vigente in Italia dove invece quella per il Parlamento è cambiata molte (troppe) volte – è sostanzialmente la stessa dal 1979. L’Italia nel 2024 eleggerà 76 parlamentari ed è divisa in cinque grandi circoscrizioni: la piccola Umbria si ritrova insieme a Toscana, Lazio e Marche, finendo per essere schiacciata dai grandi numeri in particolare di Toscana e Lazio. Tutte insieme eleggono 15 parlamentari.
I numeri Nel 2019 in tutto si parlava di 9,5 milioni di elettori, dei quali avevano votato quasi 5,7 milioni; Toscana e Lazio da sole valevano quasi 7,7 milioni di votanti, le Marche 1,2 milioni e l’Umbria meno di 700 mila. Tenendo conto che il meccanismo elettorale prevede le preferenze (se ne possono esprimere al massimo tre, non tutte a favore di candidati dello stesso sesso), è facile capire che un umbro per mettere piede a Bruxelles ha necessariamente bisogno della spinta degli elettori di altre regioni.
I nomi Nel 1979 a farcela fu l’umbertidese Ruggero Puletti per l’ormai defunto Psdi, il Partito socialista democratico italiano. Insieme a lui, nello stesso anno, entrò per la Dc l’orvietano Sergio Ercini, politico e scrittore che venne confermato nel 1984 e che arrivò a ricoprire importanti incarichi. Il Pci invece sempre nel 1979 elesse la magionese Carla Barbarella, arrivando a essere vicepresidente della Commissione per i bilanci; anche lei venne confermata nel 1984 in anni in cui a Bruxelles – solo per rimanere nella circoscrizione “umbra” – venivano mandati pezzi da 90 della politica e della cultura come Enrico Berlinguer, Pierre Carniti, Altiero Spinelli, Bruno Visentini, Sergio Segre, Marco Pannella, Luciana Castellina, Alberto Moravia, Giulio Andreotti, Claudio Martelli, Enzo Tortora e così via.
Gli eletti Nel 1989 a farcela fu il ternano Giacomo Porrazzini che per 12 anni (dal 1978 al 1990) fu sindaco della città per il Pci. Cinque anni dopo Forza Italia candidò ed elesse l’imprenditrice perugina Luisa Todini, che ricoprì il ruolo fino al 1999. Per trovare un’altra europarlamentare umbra bisogna arrivare al 2014 quando sulla scena politica arrivò l’allora sconosciuta Laura Agea, che con appena 132 preferenze ottenne la candidatura per il M5S, conquistandone poi quasi 19 mila che le valsero il quarto posto nella lista pentastellata e quindi l’elezione.
Allineamenti Il resto sono favorevoli e casuali allineamenti dei pianeti politici: Catiuscia Marini entrò per un anno – fra il 2008 e il 2009 – dopo le elezioni politiche che portarono alcuni eletti a optare per il Parlamento italiano, liberando così posti per i primi dei non eletti come Marini, che nel 2009 conquistò ben 63 mila preferenze, che però le bastarono solo a piazzarsi come prima degli esclusi. Camilla Laureti nel 2022 è arrivata a Bruxelles a causa della prematura scomparsa di David Sassoli, mentre l’ultima in ordine di tempo è la tuderte Francesca Peppucci, candidata per FI nel 2019 ottenendo 22.163 preferenze. Pochi mesi fa Peppucci è entrata in aula grazie al fatto che il nuovo presidente del Lazio, Francesco Rocca, ha nominato in giunta due eurodeputate.
Squarta A tentare la corsa ora sarà il presidente del consiglio regionale Marco Squarta per FdI, il partito ormai egemone nel centrodestra. Il coordinatore regionale del partito, Emanuele Prisco, metterà la proposta sul tavolo del partito che a quel punto prenderà una decisione e comporrà le liste. Così come per tutti gli altri che in passato ci hanno provato anche per Squarta – beffato alle politiche 2022 per l’effetto flipper dell’ormai famigerato Rosatellum – decisivo sarà un accordo con i portatori di voti di Toscana, Lazio e Marche. Un dossier sul quale il sottosegretario Prisco è già al lavoro.
