In uno dei processi contro Luca Palamara la Procura di Perugia modifica l’imputazione di corruzione in traffico di influenze illecite e così l’ex magistrato chiede al giudice di patteggiare a un anno di carcere. È quanto si legge in una nota del procuratore Raffaele Cantone.
Palamara adesso chiede di patteggiare «Questa mattina nel processo in corso dinanzi al primo collegio del tribunale di Perugia la Procura ha proceduto a modificare l’imputazione originaria di corruzione elevata nei confronti del dottor Luca Palamara e di Adele Attisani in quella di traffico di influenze illecite – si legge -. La modifica dell’imputazione ha, dal punto di vista tecnico, rimesso in termine gli imputati per poter chiedere i riti speciali, tanto che i difensori di Palamara hanno richiesto di definire il processo attraverso il patteggiamento, proponendo la pena finale di 1 anno di reclusione, con la sospensione condizionale della pena, e la difesa della Attisani ha avanzato richiesta di giudizio abbreviato». La Procura ha dunque dato il consenso alla richiesta di patteggiamento e il collegio (presieduto da Carla Giangamboni) deciderà il 16 maggio.
L’altro processo «La modifica dell’imputazione – specifica Cantone – consegue ad una serie di contatti intercorsi con la difesa Palamara che aveva prospettato la possibilità di definire non solo il già citato processo pendente presso il primo collegio ma anche quello appena avviato in udienza preliminare, che pure vede Palamara imputato di corruzione».
Tempi lunghi Perché questa decisione? «L’ufficio – si legge sempre nel comunicato – si è determinato nel senso indicato perché in tal modo, in linea con lo spirito della recente riforma Cartabia, possono rapidamente definirsi due procedimenti di particolare complessità che avrebbero significativamente impegnato l’ufficio inquirente e quello giudicante nei prossimi anni».
Reati contro la pubblica amministrazione «La modifica dell’imputazione con la derubricazione del reato in una fattispecie introdotta solo nel 2012 con la legge anticorruzione – conclude Cantone – che, pur meno grave della corruzione, rientra comunque nel novero dei reati contro la pubblica amministrazione, lascia immutato, del resto, il quadro delle acquisizioni investigative compiute nel corso degli anni dell’ufficio».
