Rava ieri sera all'arena (foto M.A. Manti)

di Daniele Bovi

E’ stata la musica di Wayne Shorter e Michael Jackson la protagonista della serata di martedì all’arena Santa Giuliana. Nella prima parte sul palco è salito il quintetto del sassofonista Joe Lovano e Dave Douglas (tromba) completato da Linda Oh al basso, dal batterista Joey Baron e dal pianista Lawrence Fields. Un set di oltre un’ora di grande musica guidata da Douglas e Lovano assistiti con personalità dal piano e dal contrabbasso dei giovani Oh e Fields. L’inizio del concerto è ad alto tasso di energia grazie a Sound Prints e al sax di Lovano a tratti free che ricorda Ornette Coleman. In scaletta c’è anche Power Ranger con un assolo di Linda Oh, Ups and Downs e Libra, entrambe di Douglas, e una splendida ballad come Fool Moon. In sintesi un concerto dove il quintetto non si è limitato a ricalcare la musica di un grande come Shorter: il lavoro è andato oltre cercando, tramite gli arrangiamenti, di coglierne cuore ed essenza.

FOTOGALLERY: IL CONCERTO DI ENRICO RAVA

Il progetto Il progetto di Douglas e Lovano, riuscito, nasce nel 2008 quando i due, all’epoca leader della SFjazzCollective, cominciano a lavorare a una sorta di tributo al genio di Wayne Shorter con nuovi arrangiamenti e pezzi originali. Per chi può, il quintetto sarà il 13 luglio a Brescia, il 14 a Pescara e il giorno seguente a Napoli. Di tutt’altro tenore e decisamente meno per «puristi» jazz la seconda parte della serata quando Enrico Rava insieme all’orchestra del Parco della musica Jazz Lab di Roma hanno eseguito il loro omaggio a Michael Jackson. Un progetto finito in un disco, «Rava on the Dance Floor», di fronte al quale alcuni hanno storto il naso parlando di operazione commerciale. Rava, che martedì pomeriggio lo ha presentato alla Feltrinelli di Perugia, smentisce e parla del fu Re del pop come di «uno dei più grandi musicisti del ‘900».

Joe Lovano ieri sera all'arena (foto M.A. Manti)

Rava-Miles «L’idea – spiega il trombettista – è nata da un concerto in cui condividevo il palco con Ornett Coleman che ha coinciso con la morte di Jackson. Fino ad allora non avevo approfondito, ma mi piacevano abbastanza i Jackson Five. E’ stato un dvd di un suo concerto a Bucarest che mi ha fatto vedere mia moglie a folgorarmi. Un artista a tutto tondo, mi ha catturato e non solo per la musica. Da allora è stato un amore folle. Ho comprato tutto e non restava che suonarlo». E così, accompagnato da una robusta sezione di fiati, da un percussionista, un batterista e dall’umbro Giovanni Guidi al piano e tastiere, Rava e compagnia hanno iniziato il loro tributo con They don’t care about us e Thriller. Il sapore è un po’ quello del divino Miles Davis alle prese, negli anni Ottanta, proprio con i lavori di Jackson o in altri pezzi pop come Time after time. Nel caso di Davis il sound non comprendeva un’orchestra come quella del Parco che ha presentato arrangiamenti curati e non banali, ma l’impressione di fondo è un po’ quella, con una tromba tra assoli e voglia di ridar «voce» a pezzi importanti della storia del pop.

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