sabato 1 ottobre 2016 - Aggiornato alle 19:13
22 settembre 2016 Ultimo aggiornamento alle 19:35

‘Workers buyout’, le imprese recuperate: il caso Umbria. Gli operai si prendono le fabbriche

Investono il loro Tfr, si costituiscono in cooperativa, rilanciano l'azienda e non perdono il lavoro. Ne nasce una realtà e un libro

‘Workers buyout’, le imprese recuperate: il caso Umbria. Gli operai si prendono le fabbriche

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di Maurizio Troccoli

Non tutti gli operai sognano di diventare imprenditori, ma a qualcuno è senz’altro capitato. Nell’epoca della ‘sharing economy’ molte novità appaiono come stravaganze, finendo poi per diventare occasione concreta di rilancio economico. Qualcuno direbbe occasione per realizzare sogni impossibili. Accade anche agli operai.

Il wbo Il fenomeno è siglato ‘Wbo’ e si legge workers buyout. Significa: aziende recuperate dagli operai. Insomma un nuovo fenomeno di sharing economy che parte dagli Stati Uniti e arriva in Italia con il primo caso, quello del crac della Richard Ginori. A fare due conti, negli ultimi cinque anni – fonte Sole 24 ore – risultano salvate 50 aziende in Italia per 1200 posti di lavoro e 178 milioni di euro di fatturato. Se l’Emilia Romagna si posiziona in cima alla classifica come Regione virtuosa nel mondo del Wbo, l’Umbria fa la sua dignitosa parte. Rispetto ai 72 milioni di fatturato dell’Emilia e ai ‘magri’ 3,4 milioni della Toscana, l’Umbria timbra 16,9 milioni di fatturati grazie alle aziende prese in mano dai dipendenti. Sono 151 ad oggi i posti di lavoro salvati e rilanciati nella nostra regione con 4 Wbo (cooperative) realizzate. L’Emilia ne ha realizzate 16 salvando 386 posti di lavoro, la Toscana 4, con 49 posti di lavoro, il Lazio 4 con 80 posti di lavoro, la Campania 3 con 63 posti di lavoro, la Sicilia 4 con 93 posti di lavoro, il Piemote 1 con 100 posti di lavoro e 28 milioni di fatturato e, il Veneto 5, con 86 posti di lavoro e 6,9 milioni di fatturato, per stare ai casi di maggiore incidenza. Ma come funziona? In sostanza, rispetto alle situazioni aziendali di fallimento, e tenuto conto della bontà del prodotto o della bontà dell’idea di rilancio del prodotto, gli operai si mettono insieme, prevalentemente sotto forma di cooperativa e si trasformano in imprenditori dell’azienda. Rilevano in effetti l’impresa investendo il proprio Tfr e in generale i propri risparmi.

GALLERY, LA PRESENTAZIONE

L’appuntamento a Perugia Di queste esperienze si è parlato in occasione della presentazione del libro ‘Lavoro senza padroni’, scritto da Angelo Mastrandrea, giornalista per l’Espresso e Internazionale che nel libro racconta un viaggio tra le imprese recuperate, fra Italia, Europa e America Latina. «Con questo libro reportage ho voluto raccontare le storie di lavoratori che con impegno, passione e coraggio sperimentano non solo un modo nuovo di fare impresa ma un modo nuovo di vivere. Nel mio viaggio fra le fabbriche recuperate ho visto di tutto, dalle piastrelle agli infissi, dai medicinali ai sanitari. E dunque l’unico limite è il coraggio al cambiamento».

La tendenza Negli ultimi anni questo fenomeno, in Italia, è in costante crescita. «Dal 2013 Cooperazione finanza impresa (Cfi) – scrive il Sole 24 Ore – ha raddoppiato il numero di interventi e tra il 2007 e il 2014 è stato generato un ritorno per lo Stato pari a 6,8 volte il capitale impiegato (576 milioni a fronte di 84 milioni di finanziamenti). Per l’Umbria lo conferma Dino Ricci, presidente di Legacoop: «Le imprese recuperate rappresentano un’esperienza importante in Italia ed in Umbria. In seguito al lungo periodo di crisi che abbiamo vissuto molte realtà imprenditoriali importanti della nostra regione sono andate in difficoltà ed alcune di queste sono state salvate dai lavoratori in forma cooperativa. Come Legacoop accompagniamo i lavoratori che intendono costituire una cooperativa per salvare la propria impresa, mettiamo a disposizione dei lavoratori, a titolo gratuito, consulenze specialistiche e li supportiamo nel confronto con gli istituti di credito e società finanziarie specializzate come Coopfond: il fondo di investimento che interviene nel capitale delle società cooperative e che ha una specifica linea di intervento per supportare la nascita e lo sviluppo delle imprese recuperate».

Il caso Umbria Recentemente importanti imprese manifatturiere della nostra regione come la Stile e la Fail sono state recuperate dai lavoratori riuscendo, in questo modo, a salvare un patrimonio di competenze e quasi 80 posti di lavoro che altrimenti sarebbero andati dispersi. La cooperativa rappresenta anche una soluzione per favorire il cambio generazionale coinvolgendo i dipendenti nella proprietà dell’impresa come è accaduto in passato con la Keller Grigliati e recentemente con la cooperativa Gbm. Per Luca Ferrucci, professore di economia all’università di Perugia i ‘workers buyout’ rappresentano un esempio di come sia possibile percorrere nuove strade per tornare a crescere. «Dopo anni di crisi economica – afferma Ferrucci – è sempre più forte l’esigenza di individuare nuove politiche industriali sia in Italia che in Umbria. Le imprese recuperate rappresentano un esempio di come nelle situazioni di crisi d’impresa è possibile sperimentare soluzioni nuove che permettono di salvare l’impresa ed i lavoratori».

Twitter@MauriTroccoli

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