mercoledì 28 settembre 2016 - Aggiornato alle 17:22
7 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 12:40

‘Visite mediche veloci? Chiedete alla ‘Ndrangheta’. Il pm Dolci: effetti devastanti da mafia e corruzione

Il magistrato milanese parla della criminalità organizzata che ha colonizzato il Nord Italia. Secondo il pg Fausto Cardella «è importante far funzionare la pubblica amministrazione»

‘Visite mediche veloci? Chiedete alla ‘Ndrangheta’. Il pm Dolci: effetti devastanti da mafia e corruzione
i magistrati cardella e dolci

di Enzo Beretta

«Per ottenere una visita medica in tempi rapidi basta rivolgersi ad un qualunque esponente della ‘Ndrangheta. La raccomandazione dal calabrese malavitoso di turno consente di risolvere tempestivamente il problema. E il sistema sanità è un importante bacino elettorale»: così Alessandra Dolci, sostituto procuratore della Dda di Milano da 15 anni in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata. Il pm lombardo è intervenuto oggi a Palazzo Donini in un incontro sul tema «Politica e corruzione» insieme al procuratore generale di Perugia, Fausto Cardella.

Matrimonio devastante Secondo la Dolci nel tempo abbiamo assistito ad «una profonda evoluzione sia del sistema corruttivo che della criminalità organizzata. I due sistemi si sono congiunti e questo matrimonio porterà con sé effetti devastanti per il nostro Paese». «Negli anni – secondo quanto detto – il crimine organizzato è mutato: dalle attività illecite si è passati alla mafia-impresa. Purtroppo il peggio del Nord si è sposato con il peggio del Sud ed ora, più che di infiltrazioni della ‘Ndrangheta, si può parlare di colonizzazione del Nord Italia». Il pm milanese ha raccontato le vicissitudini di un’importante azienda lombarda (120 dipendenti) che dopo aver chiesto protezione alle cosche è diventata «una specie di loro bancomat». Infine il crac. «Questo fanno i calabresi».

Il terreno della mafia Fausto Cardella, definendosi un «allievo di Ilda Boccassini», ha parlato della «consapevolezza» di tutti, non più soltanto di magistrati e forze dell’ordine, sulla «stretta connessione tra i fenomeni criminali di mafia e corruzione». Quest’ultima – ha aggiunto Cardella – è «il terreno attraverso il quale si espande la mafia».«La pubblica amministrazione invece è la destinataria materiale dell’attività corruttiva». Come si può combattere il fenomeno mafioso? «Facendo funzionare la pubblica amministrazione». Al Nord «sapevamo tutti che qualcosa non andava, nonostante fossero in molti a negare la presenza della mafia in quei territori. Ebbene, le inchieste della Boccassini e della Dolci hanno dimostrato gli affari che si muovevano». In un passaggio del suo intervento il procuratore generale ha parlato della collaborazione della procura milanese con quella di Reggio Calabria – ha citato Giuseppe Pignatone e Michele Prestipino – per dimostrare le ramificazioni della criminalità organizzata e ottenere centinaia di ordinanze cautelari.

Promozioni politiche «C’è un problema etico in questo Paese – ha proseguito la Dolci –. E’ passato il principio secondo cui una condotta se non è penalmente rilevante è corretta. Sappiamo che non è così». Mani pulite «ha spazzato la Prima repubblica» lasciando il posto a «soggetti della società civile, imprenditori e professionisti, che sono scesi in politica con un’ottica privatistica secondo cui l’interesse pubblico doveva incontrarsi con l’interesse particolare». Ecco il parallelismo con le nuove forme di tangentopoli: «Oggi la tangente è mascherata e il sistema di corruttela è trasversale. Non esiste quasi più la mazzetta, la bustarella è stata rimpiazzata da vacanze, aerei privati, auto in comodato d’uso, prestazioni sessuali, polizze assicurative, case restaurate, colf. In questo quadro le figure degli attori non sono chiare e le nostre inchieste diventano certamente più complesse. La mazzetta, talvolta, è promozione politica. Per Expo a Milano si temevano infiltrazioni mafiose e vicende di corruzione ma poco è emerso e poco si è fatto, a mio parere, da parte dell’ufficio».

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