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2 agosto 2016 Ultimo aggiornamento alle 17:52

«Vi voglio tutti in paradiso»: con le parole di Francesco il cardinale celebra il perdono di Assisi in attesa del Papa

Edizione straordinaria del mensile dei frati con i commenti di autorevoli firme del mondo della cultura tra cui Oliviero Toscani

«Vi voglio tutti in paradiso»: con le parole di Francesco il cardinale celebra il perdono di Assisi in attesa del Papa

Celebrata solennemente il 2 agosto, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi, la festa del “Perdono” che assume in questo anno un significato particolare, unendo l’VIII centenario dell’indulgenza della Porziuncola, concessa da papa Onorio III a san Francesco, nel 1216, all’Anno santo straordinario della Misericordia.

Il perdono Ottocento anni di grazia e di misericordia dell’Indulgenza della Porziuncola, che converge verso di essa milioni di pellegrini desiderosi di varcare la “porta della vita eterna” per ritrovare pace e perdono, scaturiti da questa “piccola porzione” di terra divenuta famosa in tutto il mondo e definita la “Porta Santa sempre aperta” in perenne Giubileo di perdono e di grazia. Il 2 agosto l’VIII centenario è stato aperto solennemente dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Ceu, con la concelebrazione eucaristica nella basilica di Santa Maria degli Angeli, alla presenza di tutti i vescovi dell’Umbria e il vescovo francescano padre Vittorio Viola, il padre generale dei Frati minori e il padre generale dei frati minori conventuali, il custode della Porziuncola padre Rosario Gugliota, quello del Sacro Convento padre Mauro Gambetti insieme ad un centinaio di sacerdoti provenienti da diverse parti d’Italia e migliaia di fedeli che hanno gremito la grande basilica dedicata a Maria.

Cardinale Bassetti «E’ una giornata che richiama gli uomini e le donne di oggi a riscoprire la gioia del perdono e della riconciliazione con Dio e tra di loro – ha detto il cardinale nell’omelia –. La misericordia è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato». «La Porziuncola, culla del francescanesimo, è diventata nel tempo centro di un vasto movimento di pietà popolare e parte della storia della Chiesa universale, sempre unita da vincoli di carità al Vescovo di Assisi e al Papa di Roma – ha aggiunto il cardinale –. ‘Vi voglio mandare tutti in Paradiso’, gridò Francesco al popolo qui convenuto, quando il Papa gli accordò l’indulgenza, ‘senza obolo’, cioè senza offerta in denaro, quindi accessibile anche a coloro che non potevano permettersi donazioni o lunghi pellegrinaggi. Come non immaginare, con il pensiero, le folle di pellegrini che lungo otto secoli sono qui venuti, in povertà, con la pena nel cuore e con tanto sacrificio, ma pieni di fede e speranza nell’ottenere da Dio perdono e misericordia, per loro e per i loro defunti».’La Porziuncola – ha scritto il vescovo mons. Sorrentino, nella lettera pastorale alla diocesi – è divenuta così una porta del cielo. Aperta soprattutto per i semplici e i poveri’. Avvolto da questo amore smisurato, il cristiano sa di potersi rifugiare in colui che tutto può perdonare, ma avverte anche la necessità di liberarsi dalle scorie del peccato, che deturpano la sua anima. In tale contesto si può comprendere la prassi e il valore dell’indulgenza, come una grazia speciale che ci consente di realizzare fino in fondo la totale guarigione del cuore. Essa si fonda su una grande verità di fede: i meriti di Cristo Signore, della Beata Vergine Maria e di tutti i Santi a cui si uniscono le preghiere e le sofferenze dei giusti di ogni tempo».

Giornata mondiale di preghiera Altra ricorrenza legata ad Assisi è il trentesimo anniversario della Giornata mondiale di preghiera per la pace voluta da papa Giovanni Paolo II nel 1986. «L’incontro iniziò proprio qui, dinanzi alla Porziuncola – ha ricordato il cardinale – con i leader di tutte le religioni del mondo che si abbracciarono in segno di rispetto, di pace e di riconciliazione. A distanza di trent’anni, il mondo, purtroppo, non si è ancora pacificato. Oggi a sconvolgere è la follia terroristica che in diversi luoghi è esplosa con gesti di efferata violenza. Uno scontro di civiltà, che da più parti si paventa, sconvolgerebbe l’umanità in maniera imprevedibile e drammatica. Ma non è lo scontro che bisogna rincorrere, quello che bisogna adoperarsi a costruire è la civiltà dell’amore, l’unica – come diceva il beato Paolo VI – capace di garantire a ciascuno i suoi diritti, rispettare ogni credo religioso, favorire una vita degna per tutti».

Il messaggio In conclusione l’invocazione del cardinale alla pace che «salga oggi di nuovo, da questa piccola chiesa della Porziuncola, da questa sacra città di Assisi, perché gli uomini di ogni convinzione religiosa sappiano mostrare al mondo il vero volto di Dio: misericordioso, compassionevole, creatore e padre di tutti gli uomini». Un pensiero particolare è stato rivolto ai giovani, ricordando l’appena conclusa Gmg di Cracovia e quanto vissuto nelle catechesi e nella preghiera con papa Francesco: «E’ stato come ammirare un grande prato ricolmo di fiori appena sbocciati che protendono i loro petali verso la luce del cielo. Davanti a questo bellissimo spettacolo umano non possiamo, non dobbiamo, aver paura del futuro. Papa Francesco ha detto ai giovani: “Non lasciatevi rubare la speranza, perché senza speranza non c’è futuro”. Come il giovane Francesco, dopo aver incontrato il lebbroso, i “giovani di Cracovia” hanno capito che non bisogna aver paura della putredine umana, dell’uomo corrotto e degradato dalla vita e dalla violenza: è lui “il prossimo”, a cui curare le piaghe. Sotto ogni uomo ferito si nasconde il volto del Signore, che può risplendere solo grazie al nostro amore. Se voi giovani avrete coraggio di “sognare” cambierete il mondo come ha fatto Francesco, che con la misericordia e la fede ha favorito la comunione tra tutti gli uomini di buona volontà, contrapponendo alle trincee della paura i varchi della speranza, della comprensione, dell’amicizia e della fraternità». Al termine i celebranti hanno raggiunto in processione la Porziuncola, incensata dal cardinale Bassetti che si è poi trattenuto in preghiera nella piccola chiesa, prima della benedizione conclusiva.

Edizione straordinaria della rivista Ad 800 anni dall’indulgenza della Porziuncola concessa al Santo di Assisi da Papa Onorio III la rivista san Francesco dedica 64 pagine, in edizione speciale, al Perdono di Assisi: la storia, i pensieri, i gesti e gli sguardi di misericordia di Francesco. Il mensile riporta il commento ai testi delle fonti francescane, di autorevoli firme del mondo della cultura nazionale ed internazionale. “Santo Padre, piaccia alla vostra santità concedermi, non anni, ma anime” queste le parole di san Francesco riportate dal Diploma di Teobaldo, commentato da Cardini e Rusconi, che segnano l’inizio dell’indulgenza. La Lettera ad un Ministro: “che non ci sia alcun frate al mondo, che abbia peccato, quanto è possibile peccare, che, dopo aver visto i tuoi occhi, non se ne torni via senza il tuo perdono”, che è uno dei testi più significati di Francesco sul Perdono, spiegato da autorevoli firme del francescanesimo e dall’Arcivescovo di Palermo, Mons. Corrado Lorefice. Nella esclusiva rivista dei Frati di Assisi vengono riportate anche le sensazioni di Eraldo Affinati “La grande maggioranza di noi è come il figlio di Bernardone prima del cambiamento: avanziamo a tentoni, nel buio fitto. Siamo ‘nei peccati’. Andiamo a sbattere”; Aldo Nove: “Con “timore e tremore” e dunque con compartecipe sottomissione Francesco si è fatto prendere dal Padre fino a perdersi in Lui, al limite di quanto noi possiamo comprendere”; e Oliviero Toscani che lamenta una “prematura” nascita di Francesco: “Purtroppo Francesco è nato troppo in anticipo”. Ma anche Ben Moussa che invoca una preghiera per l’umanità e lo scrittore Pietrangelo Buttafuoco: “Ogni solitudine è un plurale nell’incontro col prossimo si dischiude la strada della misericordia”. Il mensile si apre con l’editoriale del direttore, padre Enzo Fortunato, che citando Manzoni ricorda che “Dio perdona tante cose per un’opera di Misericordia”; e con le parole dei custodi, padre Mauro Gambetti, della Basilica di San Francesco, e padre Rosario Gugliotta, di Santa Maria degli Angeli.

 

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