venerdì 30 settembre 2016 - Aggiornato alle 05:12
23 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 18:59

Vertici Erg dalla centrale umbra di Galleto: «Non siamo più petrolieri, svolta green completata»

Fratelli Garrone nel giorno di stacco della cedola non escludono cessione di Total-Erg e puntano al mercato retail dell'energia. Appello al governo per il decreto sull'eolico

Vertici Erg dalla centrale umbra di Galleto: «Non siamo più petrolieri, svolta green completata»
Alessandro ed Edoardo Garrone

«Forse da quest’anno potete non chiamarci più petrolieri. Siamo orgogliosi del nostro passato, ma dobbiamo guardare avanti e ormai siamo un’azienda green anzi vogliamo essere l’Eni del vento». Così il presidente di Erg, Edoardo Garrone, ha annunciato la fine dell’attività petrolifera avviata 70 anni fa e certificato la trasformazione del gruppo genovese in azienda attiva solo nell’energia rinnovabile.

La trasformazione Lunedì mattina in una conferenza stampa seguita alla visita della centrale idroelettrica di Galleto, Garrone ha evidenziato come ormai per la Erg sia «più importante vedere se piove o tira vento, piuttosto che sapere quale sia il prezzo del petrolio». A prendere la parola anche il vicepresidente, Alessandro Garrone: «Nel 2008 eravamo un’azienda petrolifera con raffinerie e ci muovevamo in un settore ad altissima volatilità, ma da allora il gruppo ha disinvestito 3,3 miliardi di asset petroliferi e ne ha reinvestiti 3,9 sostanzialmente in energie rinnovabili, di cui 3 sono stati riservati all’Italia: di questi, circa un miliardo è finito nella zona di Terni dove ha acquisito un complesso sistema di 16 centrali idroelettriche» da E.On.

Erg valuta cessione di Total-Erg La distribuzione di carburanti non è quindi più parte del core business di Erg, tant’è che l’amministratore delegato Luca Bettonte ha affermato: «Se nell’ambito di un percorso di valorizzazione ci fosse la possibilità di uscirne dalla joint venture con Total non scarteremmo quest’opzione, perché – ha detto – abbiamo fatto una scelta green e dobbiamo essere coerenti con essa. Tuttavia al momento non ci sono trattative in corso».

Vendita ai consumatori E poi sempre l’ad Bettonte: «Erg guarda con interesse al 2018 anno in cui dovrebbe essere abolito il mercato tutelato dell’energia elettrica, per sbarcare sul business del retail (ossia la fornitura diretta ai consumatori finali, ndr) che per noi – ha detto Bettonte – potrebbe essere una grande opportunità, pur non avendo al momento un rapporto diretto con il cliente: ma questo potrebbe non essere uno svantaggio, perché dovendo partire da zero non saremmo appesantiti da strutture distributive. In ogni caso – ha avvertito – non siamo ancora pronti, perché bisogna capire come avverrà, con che termini e con che tempi. Quello che ci interessa, però, è che sia un mercato davvero concorrenziale».

Appello al governo per l’eolico Edoardo e Alessandro Garrone hanno poi lanciato l’allarme sull’eolico: «Nella normativa italiana manca il decreto ministeriale, che consentirebbe il repowering (l’ammodernamento, ndr) delle attuali centrali, senza il quale si rischia da una parte la fuga all’estero degli investimenti e dall’altra di non riuscire a centrare gli obiettivi europei», che prevedono per l’Italia 12.680 MW al 2020. Presidente e vicepresidente hanno anche denunciato «il rischio di un calo della produzione, perché man mano che gli impianti diventano obsoleti vengono chiusi». Da qui il pressing con l’ad Bettonte: «Speriamo che qualcosa accada entro quest’anno perché c’è bisogno di una normativa chiara».

Cessione quota holding San Quirico Ai giornalisti che in conferenza stampa gli hanno chiesto se ci fosse la possibilità di far scendere la quota del gruppo energetico, il vicepresidente Garrone ha risposto: «La quota del 63% attraverso cui la holding San Quirico (famiglia Garrone-Mondini, ndr) controlla la Erg non è scolpita nel marmo, ma sicuramente è scolpito che la famiglia ha interesse alla maggioranza, che si può esercitare anche con il 50,1%. Finora – ha aggiunto Garrone – non c’è stata l’opportunità e nemmeno l’esigenza. In futuro si vedrà’, ma non siamo vincolati al 63%».

Dividendi Sul fronte dei dividendi, lunedì Erg ha staccato la cedola, l’ad Bettonte ha affermato: «La nostra politica è dichiarata a 0,5 euro per azione, che possiamo confermare anche per i prossimi anni, anche se per il futuro sarà comunque funzionale al nostro sviluppo. Il tema dei dividenti è per noi una questione di stabilità perché – ha continuato il top manager – distribuiamo dei dividendi nella misura in cui siamo ragionevolmente certi che siano coerenti con l’equilibrio finanziario del gruppo, tenuto conto del suo sviluppo e del livello di indebitamento, fermo restando che è uno strumento doveroso nei confronti di azionisti che hanno consentito a questo gruppo di trasformarsi da operatore oil a rinnovabile».

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