martedì 27 settembre 2016 - Aggiornato alle 15:49
16 agosto 2016 Ultimo aggiornamento alle 18:12

«Ci sono 12 radicalizzati islamici nelle carceri umbre, tra Perugia e Spoleto»

Verini, in visita ai penitenziari, qui attento monitoraggio e impegno di prevenzione al terrorismo: «Condizioni accettabili, ma c'è ancora carenza personale»

«Ci sono 12 radicalizzati islamici nelle carceri umbre, tra Perugia e Spoleto»

di C.F. e M.T.

Ci sono 12 detenuti in Umbria che preoccupano rispetto al rischio terrorismo. Ne dà notizia il parlamentare umbro del Pd Walter Verini a seguito della visita alle case di reclusione di Spoleto e Perugia. Si era a conoscenza di momenti nei quali alcuni detenuti, appresa la notizia dell’attentato di Nizza hanno esultato, come di altri che nei propri cellulari hanno immagini inneggianti all’Isis come del fatto che fosse alta la guardia e l’attività di monitoraggio, ma non se ne conosceva l’entità.

ESULTANO IN CELLA ALLA NOTIZIA DEGLI ATTENTATI

Sottosegretario atteso a Terni: «Lì ancora forti criticità» E’ un «capitolo a parte quello dei detenuti su cui autorità e personale hanno riscontrato segni di radicalizzazione islamica» dice il Parlamentare quando spiega la condizione dei detenuti in Umbria chiedendo uno sforzo maggiore per le attività nell’istituto e per l’organico. «Si tratta  – aggiunge -di circa 300 detenuti in Italia, di cui dodici reclusi negli istituti di Spoleto e Perugia e al centro di un attento monitoraggio: «Ho apprezzato – dice Verini – questo tipo di attività che rappresenta un tassello delicato e importante dell’impegno complessivo dello Stato nella prevenzione contro il terrorismo». Quindi «Al sottosegretario Migliore (probabilmente in visita a Terni tra fine agosto e settembre) proporremo di visitare insieme il carcere di Terni tra la fine del mese o al più tardi all’inizio di settembre questo perché l’istituto di Sabbione a oggi appare quello con le maggiori criticità, mentre l’esperienza di istituto a custodia attenuta di Orvieto conferma la giustezza della scelta».

Il messaggio La fotografia di Verini sugli istituti è che «manca personale negli istituti penitenziari di Spoleto e Perugia, dove tuttavia non ci sono criticità relative al sovraffollamento, anche se emerge forte la necessità di intensificare e moltiplicare il più possibile i corsi di studio e formazione, le attività lavorative dentro le mura degli istituti».

Verini visita le carceri di Spoleto e Perugia Nellle case di reclusione di Spoleto e Perugia, attualmente sono ospitati rispettivamente 500 e 364 detenuti: «Sono numeri elevati – dice il dem – ma compatibili con la capienza degli istituti, anche rispetto al gravissimo sovraffollamento di due anni fa, mentre la situazione degli organici del personale di custodia presenta criticità, seppur minori rispetto al passato. Tuttavia – prosegue Verini – mancano ancora diverse unità per coprire gli organici previsti e sarà essenziale fare in modo che i pensionamenti previsti nei prossimi mesi possano essere coperti da un efficace e automatico turn-over, per un lavoro difficile, che viene svolto con straordinaria professionalità».

«Forte la richiesta di corsi di formazione» Verini, che riferirà l’esito della visite al sottosegretario Gennaro Migliore, ha anche evidenziato: «Ho avuto modo di colloquiare con il personale, gli operatori sanitari e gli stessi detenuti e da tutti, sia pure nelle diverse condizioni, è emersa con forza la necessità di intensificare e moltiplicare il più possibile i corsi di studio e formazione, le attività lavorative dentro le mura degli istituti. In questi anni – ha continuato il parlamentare – governo e parlamento hanno combattuto e ottenuto risultati contro la vergogna del sovraffollamento, ma ora occorre investire di più su formazione, lavoro e attività sociali. La pena deve essere certa, ma investire in formazione, lavoro e attività sociali significa investire nel recupero di persone che hanno sbagliato e che giustamente scontano una pena. Spoleto e Perugia vantano esperienze importanti da allargare e, del resto, le statistiche ci dicono che oltre l’80% di detenuti che escono con un mestiere in mano non tornano a delinquere».

 

 

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