domenica 25 settembre 2016 - Aggiornato alle 02:18
31 agosto 2016 Ultimo aggiornamento alle 19:53

Umbria, via alla caccia: giovedì prima preapertura. Polemiche: «Rito barbarico»

L'in bocca al lupo dell'assessore Cecchini alle doppiette umbre. Brambilla: «Regioni sfidano norme europee su calendari»

Umbria, via alla caccia: giovedì prima preapertura. Polemiche: «Rito barbarico»
Un cacciatore

Si apre, come sempre tra le polemiche, la stagione venatoria. In Umbria, come di consueto negli ultimi anni, si è scelta la strada delle preaperture: giovedì 1 settembre (dalle ore 6,15 alle ore 19,30) e le domeniche del 4 e 11 settembre (dalle ore 6,15 alle 13). Poi domenica 18 inizierà ufficialmente la stagione con l’avvio del prelievo venatorio per tutte le specie

IL CALENDARIO

In bocca al lupo «In Umbria – afferma l’assessore regionale alla Caccia, Fernanda Cecchini – anche quest’anno la caccia parte nel modo migliore grazie alle scelte concordate e confermate nel calendario venatorio e alla nostra attività per una gestione attenta della fauna selvatica e del territorio». Nel rivolgere il suo saluto e il tradizionale «in bocca al lupo” a tutti i cacciatori, l’assessore sottolinea che «certi delle nostre decisioni, prese nel rispetto delle regole, nel calendario abbiamo riconfermato i tempi di prelievo della precedente stagione, con una preapertura in tre giornate e l’avvio generale alla terza domenica». Novità per la caccia di selezione: «Poiché quest’anno è iniziata con una settimana di ritardo – rileva – sono state aggiunte due mezze giornate integrative: nelle due domeniche del 4 e dell’11, in cui si chiude alle 13 per quanto riguarda la preapertura, la caccia di selezione potrà essere esercitata dalle ore 15 in poi».

Scelte condivise Cecchini sottolinea come «abbiamo proseguito con il metodo di lavoro che ci siamo dati fin dall’inizio e che è stato vincente: la partecipazione e il dibattito che hanno accompagnato la fase di redazione del Calendario venatorio ha portato ad una programmazione del prelievo che ha ricevuto ampio consenso da parte del mondo venatorio umbro, in particolare in merito alle scelte dell’Assessorato di riproporre i periodi di prelievo come negli anni precedenti. Una posizione che è stata ribadita nonostante gli interventi limitativi del Governo che ha imposto nelle passate stagioni la chiusura anticipata del prelievo di tordo bottaccio, beccaccia e cesena. Siamo convinti infatti della validità di quanto abbiamo stabilito sulla base della normativa regionale, nazionale e comunitaria e dei dati scientifici in nostro possesso. Le opportunità di prelievo previste nel calendario – prosegue l’assessore – consentono ai cacciatori umbri di avere una elevata potenzialità di fruizione della selvaggina presente sul territorio regionale, uno dei meglio conservati da un punto di vista ambientale e naturalistico. È indubbio che comunque si deve proseguire sulla strada di una gestione sempre più attenta, basata sui monitoraggi degli habitat e delle popolazioni faunistiche che la Regione Umbria sta conducendo da diversi anni con l’Osservatorio faunistico. Allo stesso tempo continuiamo a perseguire una maggiore omogeneità dei calendari venatori a livello dell’Italia centrale».

Polemiche A sollevare polemiche le associazioni animaliste. In primis, la deputata Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’ambiente. «Un esercito ben armato invaderà i boschi e le campagne, prima di alcune Regioni, poi di tutto il nostro Paese. È l’esercito dei cacciatori, circa 700 mila: pochi rispetto a quanti erano qualche decennio fa, ma sempre moltissimi, pronti a sparare su qualsiasi animale abbia la sventura di trovarsi sulla lista delle specie cacciabili (in Umbria e Marche le pre-aperture riguardano 9 specie, in Friuli-Venezia Giulia 8), sulla base di calendari venatori che in alcuni casi sfidano apertamente le norme europee e quindi procureranno nuove procedure di infrazione. Nella nostra civiltà occidentale da millenni la caccia non è più una fonte primaria di sostentamento e da secoli neanche una fonte accessoria. L’attività venatoria non ha giustificazione alcuna, è solo un rito barbarico che soddisfa gli appassionati di morte e riempie le tasche dei produttori di armi. In quest’ultimo fattore dobbiamo probabilmente riconoscere la ragione ultima della sua sopravvivenza oltre e contro ogni logica».

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  • claudiobiemme

    Purtroppo, continua ad essere in vigore la sciagurata scelta di consentire la cosiddetta “pre-apertura in deroga”, con la conseguenza di concentrare TUTTI i cacciatori umbri intorno a essenzialmente 2 sole specie: tortora e colombaccio.
    Se ne vuole l’eradicazione? Bene, questa è la strada giusta!
    Altrimenti, apertura generale la terza domenica per tutti (cinghialisti compresi, eh!) e ad ognuno la”sua” caccia.

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