giovedì 29 settembre 2016 - Aggiornato alle 07:00
15 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 16:34

Umbria, l’economia torna a crescere: +0,8% nel 2015. Bankitalia: «Quest’anno andrà lievemente meglio»

Per il 2016 tendenza verso un +1%. Ambrogi: «Ripresa trainata da export ma migliora anche domanda interna». Cala la disoccupazione: tasso al 10,2%

Umbria, l’economia torna a crescere: +0,8% nel 2015. Bankitalia: «Quest’anno andrà lievemente meglio»

di Ivano Porfiri

«Il consuntivo del 2015 conferma le previsioni. Finalmente dopo quattro anni di recessione, l’Umbria è tornata a crescere, con un +0,8 di Pil quindi in linea con il dato nazionale». Spiragli di ottimismo quelli che provengono dal Rapporto annuale sull’Economia in Umbria, presentato dalla Banca d’Italia prima alla stampa e poi alle autorità. «Il crescente sostegno delle esportazioni, aumentate del 6,4 per cento – ha spiegato il direttore della filiale perugina Marco Ambrogi – è stato accompagnato da una lieve ripresa della domanda interna, sia nella componente dei consumi che in quella degli investimenti». Le aspettative per il 2016 prefigurano «una prosecuzione della fase di moderata crescita».

Previsioni Per il 2016, infatti, secondo Ambrogi «la ripresa dovrebbe consolidarsi. Le nostre previsioni è che si chiuderà positivamente, forse con un dato migliore del 2015, intorno al +1 per cento. Un buon dato ma non quanto auspicavamo. Se si fosse mantenuto il ritmo della prima metà del 2015 il dato sarebbe stato senz’altro migliore».

Industria A trainare la crescita è stato il comparto industriale, che ha fatto registrare un aumento del fatturato del 4,2 per cento, anche se l’andamento è stato differenziato: crescita forte per le imprese esportatrici e quelle di medio-grandi dimensioni, molto meno bene hanno fatto le piccole e quelle rivolte al mercato interno, anche se i consumi hanno dati segni di ripresa. Tra i comparti molto bene la chimica e la meccanica (soprattutto la meccatronica), frena invece l’agroalimentare e cala la lavorazione dei metalli. Per la prima volta da anni, nel complesso, le imprese che dichiarano di aver incrementato gli investimenti superano quelle che li hanno ridotti. Per il 2016 – secondo Bankitalia – proseguirà la propensione a investire.

Costruzioni Non va ancora, invece, il comparto delle costruzioni. Anche se a ritmi inferiori, è proseguita anche nel 2015 la flessione. Tuttavia, i segnali di ripresa del mercato immobiliare e dei bandi di gara per gli appalti fanno pensare a una «possibile inversione di ciclo a partire dall’anno in corso». La crescita delle compravendite di abitazioni si è, infatti, consolidata (+3,9%) e anche la tendenza dei prezzi è tornata positiva.

Commercio e turismo La ripresa dei consumi (+1,1% secondo le stime) ha fatto muovere il commercio, anche se ne ha beneficiato soprattutto la grande distribuzione, mentre continuano a soffrire i piccoli negozi. Da un aprofondimento sul commercio al dettaglio di Bankitalia, emerge come dal 2007 al 2013 sia cresciuta la spesa nei supermercati, negli ipermercati e negli hard discount, con una forte contrazione invece nei negozi e nei mercati all’aperto. Riguardo il turismo, il 2015 è stato un anno positivo: +3,2 per cento di arrivi e +0,9 di presenze. Bene, in particolare, gli stranieri (+1,9% di presenze) e gli esercizi alberghieri di medio-alto livello (+3%). E’ soprattutto il turismo in provincia di Terni ad aumentare, mentre prosegue il periodo nero del Trasimeno (perso il 25% dal 2008 a oggi).

Occupazione Il 2015 è stato l’anno della svolta per il lavoro: +3,1 per cento con un consolidamento del trend in atto già da metà 2014. E anche il primo trimestre del 2016 è buono: +1% secondo le prime stime di Bankitalia. Dinamica positiva in tutte le classi di età: dopo sei anni aumentano anche gli occupati con meno di 34 anni. In particolare sono raddoppiate (+100%) le assunzioni a tempo indeterminato e le trasformazioni da tempo determinato a indeterminato (+90,3%) rispetto al 2014. Il tasso di disoccupazione nel 2015 è calato al 10,4% e il primo trimestre 2016 fa registrare un ulteriore calo al 10,2%.

Credito Dopo un triennio di contrazione, nel 2015 i prestiti agli umbri hanno ripreso a crescere (+0,8%). Il credito alle imprese ha fatto registrare un boom nell’estate (+2% ad agosto) per poi assestarsi a fine anno su un +0,1%. Ma il dato va scomposto: molto bene per le imprese con oltre 20 addetti e del comparto manufatturiero, tengono i servizi, male le piccole imprese e il settore delle costruzioni. I flussi di nuove sofferenze si sono stabilizzati, ma restano comunque su livelli preoccupanti. Sul costo del credito, sono calati i tassi a breve termine, mentre hanno mostrato segnali di risalita quelli a lungo. Il credito alle famiglie ha spiccato il volo per i prestiti al consumo (+4,2%) ma vanno bene anche i mutui (favoriti da tassi bassissimi) con un incremento a due cifre per i nuovi mutui. Dopo anni, si è infine interrotta la crescita dei depositi delle famiglie, che hanno prediletto i conti correnti e gli investimenti in fondi comuni, a svantaggio di obbligazioni bancarie e titoli di Stato.

Reazioni Vincenzo Sgalla, segretario generale della Cgil dell’Umbria sottolinea che «il fatto che nel 2015, dopo molti anni di pesanti perdite in termini di ricchezza prodotta, il Pil dell’Umbria abbia registrato una piccola risalita dello 0,8% è un fatto senz’altro positivo, tuttavia non possiamo dimenticare da dove siamo partiti e quanto profondo è il buco nel quale siamo precipitati negli anni della crisi. Per questo, i piccoli segnali di ripresa che si riscontrano oggi non possono certo bastare: è necessario mettere in campo un progetto complessivo e condiviso per l’Umbria, altrimenti tra un anno, se le cose andranno bene, saremo di nuovo a commentare uno zero virgola». Per il consigliere regionale Claudio Ricci «la ripresa dell’economia umbra si registra ma è molto lenta, con un livello di debolezza interna regionale più alto di quello italiano. Dalle indicazioni generali – conclude Ricci – emergono ancora molti elementi da migliorare: trasporti e infrastrutture; sostegno, anche con il credito bancario, alle imprese che investono anche nei settori innovativi».

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