UMBRIA JAZZ | 29 giu 2016

Umbria Jazz Winter, rottura tra Pagnotta e i vertici di TeMa: «Non veniamo qui a fare i loro impiegati»

Il direttore artistico a Orvieto: «Festival si fa ma servono le condizioni. Ci sono quasi 160 mila euro di mancati pagamenti. L'ultima arrivata non può dirci come dobbiamo lavorare»

Umbria Jazz Winter, rottura tra Pagnotta e i vertici di TeMa: «Non veniamo qui a fare i loro impiegati»

di Daniele Bovi

La cosa certa è che l’edizione numero 24 di Umbria Jazz Winter, in programma a Orvieto alla fine di dicembre, si farà; quella altrettanto certa è che i rapporti tra il direttore artistico della manifestazione, Carlo Pagnotta, e i vertici di TeMa, ovvero la partecipata del Comune che collabora con lo staff di Uj per la realizzazione del festival, se non sono irrimediabilmente rotti di certo sono compromessi. E «collaborazione» è una parola chiave che è stata pronunciata più volte da Pagnotta durante una conferenza stampa che ha voluto tenere mercoledì mattina al Malandrino di Orvieto, ristorante dove si tengono durante l’edizione invernale alcuni concerti. Pagnotta parla per oltre 70 minuti, tira fuori articoli di giornale, bilanci e mail «da querela» e alla fine spiega: «Io non vengo qui a fare l’impiegato di nessuno, e non permetto a nessuno di dire come dobbiamo fare le cose che sappiamo fare. Specialmente dall’ultima arrivata coi soldi di papi».

Rottura Nel mirino c’è la presidente di Tema Sabrina Ceprini. La partecipata, oltre a gestire il teatro Mancinelli, ha un ruolo centrale nei principali eventi culturali che si svolgono nella città della Rupe: non solo Umbria Jazz Winter ma anche «La città del Corpus Domini», il teatro amatoriale e molto altro ancora. «Questo festival – assicura Pagnotta – si deve fare a Orvieto e tutti sanno che io ci tengo molto. È una manifestazione nata fortunata perché ha avuto subito successo, però noi siamo abituati a fare i festival in una certa maniera. Il boccino, è bene ricordarlo, ce l’ha in mano sempre Umbria Jazz, a Perugia come a Orvieto, a Melbourne come a New York o in Cina». E invece «la signora – attacca Pagnotta – dice che devo fare solo il direttore artistico ma noi non veniamo qui a fare gli impiegati di nessuno». Quel noi, benché la personalità di Pagnotta sia debordante, non è megalomania o plurale maiestatis. In sala ad ascoltarlo c’è infatti Annika Larsson, assistente del direttore artistico che si occupa della logistica, mentre Stefano Lazzari è già al Santa Giuliana, dove si sta allestendo il palco, a lavorare. È con loro, dice in sostanza Pagnotta, che TeMa si deve rapportare. Il pacchetto è unico e per ognuna di queste figure Pagnotta rivendica qualità umane e competenze di alto livello. Dove non ci sono, arrivano i guai, come durante la recente missione cinese: «Lì non avevano neanche il fonico o l’accordatore, che noi garantiamo sempre, tanto che Rea ha suonato senza una corda e lo stesso è successo al contrabbassista di Bosso».

Collaborazione «Noi – continua – cerchiamo collaboratori e il festival si farà a Orvieto, ci tengo più che a Perugia, però ci vogliono le condizioni. Quella che in molti chiamano la macchina da guerra di Umbria Jazz l’abbiamo portata a Orvieto e lo faremo finché ci divertiremo, non è una minaccia…». Nella cartellina il direttore artistico ha tutto il programma della prossima edizione, «ma non l’ho ancora consegnato a nessuno: dobbiamo lavorare con TeMa, ma se escono queste notizie…». Pagnotta ricorda la la perdita di 65 mila euro di contributi, «35 mila dei quali arrivavano proprio da Ceprini, poi andata a fare la presidente di TeMa», le frizioni sorte già l’anno scorso e infine poggia sul tavolo i conti. «Noi – spiega – ci fidavamo e ci fidiamo di TeMa, e non sapevamo neanche avessero due conti corrente, uno di TeMa e l’altro per Umbria Jazz. L’anno scorso hanno sbandierato un utile di 3.800 euro ma allora perché in una mail del febbraio scorso Omero Tizi, che nel frattempo si è dimesso dal cda e chiedetegli perché, lamenta mancati pagamenti di persone che hanno lavorato all’edizione invernale per 157 mila euro?».

La mail Altra mail, stavolta «da querela», è quella di Ceprini, datata 9 ottobre 2015. Pagnotta legge: «Scrive che ha sborsato nel corso degli anni – osserva – molti soldi per coprire il mio “deretano”, che sono arrogante, che gestiamo il festival sullo stile della Prima Repubblica. Ecco, io da allora ho detto che avrei parlato solo con le istituzioni, con il sindaco, e non più coi privati». Un sindaco, Giuseppe Germani, «al quale l’assessore regionale Fernanda Cecchini ha detto che deve risolvere questi problemi». E a chi gli fa notare che il primo cittadino appoggia l’operato dei vertici di TeMa, Pagnotta ribatte così: «Lui – dice – ha dato rassicurazioni così come la Cassa di risparmio di Orvieto, e li ringrazio. Noi non abbiamo mai detto di non volere TeMa, lì dentro c’è gente che sa lavorare e ci siamo fidati ma in caso è chiaro che vorremmo vedere il conto corrente e anche Germani ha capito che nessuno può dire a Lazzari o Larsson quello che devono fare». Insomma, il pallino è nelle mani di Germani che dovrà dipanare una matassa molto intricata: è possibile ricucire i rapporti tra Uj e TeMa? È possibile organizzare il festival senza la collaborazione della partecipata?

Le voci Altamente indigeste per lo stomaco di Pagnotta anche le voci che si infilano come un perfido venticello tra le viuzze della città: «Non è vero, come dice qualcuno – spiega -, che faccio quello che voglio oppure, come pare adombrare qualcuno, che facciamo lavorare questo o quello allo scopo, insinuano, di prendere provvigioni. È tutto regolare, non ho amici, figli o figliastri: io curo solo gli interessi del festival». Un’edizione numero 24 sulla quale Pagnotta rassicura: «Proprio ieri – sottolinea – sono partiti i contratti di alcuni importanti artisti. E li ho firmati io». Un direttore artistico che rivendica i meriti, i galloni, la stima e la credibilità guadagnata sul campo nel corso degli anni da lui, dal suo staff e dalla rete di contatti. Tutti fattori, fa capire il direttore, che non si inventano dalla sera alla mattina, che altri non hanno e che rendono più agevole l’organizzazione di un festival complesso. «A Terni – racconta – anni fa volevano fare come gli pareva col jazz festival. Li ho salutati e gli ho detto fate pure, e si è visto che fine hanno fatto». Di sicuro l’edizione numero 24 ci sarà e altrettanto certamente, come spiegano lungo le vie di Orvieto, «ne vedremo delle belle da qui in avanti».

Parla il cda Nel pomeriggio il cda di Umbria Jazz ha voluto precisare che «le dichiarazioni rese da Carlo Pagnotta nella conferenza stampa che ha tenuto oggi a Orvieto rispecchiano considerazioni personali, come del resto premesso dallo stesso Pagnotta. Certamente – scrive il cda – è intenzione di tutti stabilire le migliori condizioni per continuare la più che positiva esperienza di Umbria Jazz Winter, come è interesse della comunità orvietana e più in generale dell’Umbria. Questo è l’obiettivo cui tutti sono chiamati, ciascuno per quanto di propria competenza. In questa direzione andrà l’impegno del Cda di Umbria Jazz, che non si nasconde i problemi ma che ha ben chiari il successo e le opportunità della manifestazione».

Twitter @DanieleBovi

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