venerdì 30 settembre 2016 - Aggiornato alle 15:28
10 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 16:18

Umbria Jazz, si accende la città: tutto sulle jam session. Quei ‘miracoli’ realmente accaduti a Perugia

Un viaggio nelle vicende notturne di Umbria Jazz, alla ricerca di quella che è l'anima della manifestazione. Inchiesta sulle jam session

Umbria Jazz, si accende la città: tutto sulle jam session. Quei ‘miracoli’ realmente accaduti a Perugia
Umbria Jazz, foto Fabrizio Troccoli

di Maurizio Troccoli
Twitter@MauriTroccoli

Se per qualcuno sono l’anima del jazz, per altri rappresentano poco più che eventi a margine, estemporanee, di uno degli appuntamenti musicali più importanti nella mappa internazionale della cultura da palcoscenico. Poi gli uni e gli altri li trovi d’accordo nell’affermare che sono l’impalcatura di Umbria Jazz. Chiamale jam session, oppure performance musicali libere e improvvisate o fortuiti incroci e contaminazioni, chiamali concertini agli angoli della città, o concerti gratuiti, oppure elucubrazioni notturne di chi contende al sonno attimi di piacere, questi luoghi geografici e dell’anima del jazz spiegano, più di ogni altro strumento guida, il percorso e la ragione di fondo di Umbria Jazz. Che è la sua visione.

LO SPECIALE DI UMBRIA JAZZ 16

FOTOGALLERY: UNDER THE JAZZ

La visione Prendi una città poco più o poco meno provinciale di Perugia, all’inizio degli anni 70 e iniettale l’ambizione di essere traghettata sulla scena internazionale. Viene da sé che non puoi che scivolare verso il disordine. E invece…invece la strada scelta è opposta. Va verso una visione razionale, competente: «Se vuoi che di Perugia si parli sulle riviste internazionali non organizzi una sagra o una sfilata d’epoca. Ma ti metti in testa Umbria Jazz e compi scelte conseguenti», lo dice un componente storico della formazione organizzativa, Giovanni Tarpani, la cui memoria ha radici solide fino al punto di consentire una sintesi, quella che divide città che hanno una visione, da città che non ce l’hanno, con tutti i rischi del caso. «Avere una visione – spiega Tarpani – significa che devi avere il coraggio di prendere il centro storico di una città come Perugia e costruirci sopra un modello di consumo culturale. In grado semmai anche di fare scuola. Poi ci intervieni e, nel bel mezzo di questo salotto, ci impianti il jazz e i suoi principali protagonisti. Senza neppure avere paura di dire e di fare passare il concetto che i grandi concerti prevedono il biglietto. E si pagano». Ma proviamo a ricostruire invece come si arriverà al biglietto a pagamento e quale storia è quella delle jam session.

VIDEO: MASSIMO RANIERI APRE UJ16

Il concerto non è gratuito «L’idea nasce quando si rifà Umbria Jazz, ovvero dopo il ’78. Dal modello delle ‘piazze con i concerti gratis dell’Umbria’ al teatro tenda di Pian di Massiano. Dalla musica gratuita a quella a pagamento. Dalle più prestigiose ambientazioni regionali, agli angoli del centro storico perugino. Questa inversione nasce dall’accordo tra Jazz Club Perugia e Arci. Siamo nell’epoca del ‘vogliamo il concerto gratuito’, delle molotov lanciate sul palco di Santana a Milano e delle rivendicazioni sul consumo culturale egualitario e senza pagare. Far passare il nuovo ‘format’ – ancora tarpani -, non è un’operazione senza rischio. Il jazz club, in questo caso un vero luogo fisico, che nasce a Perugia è direttamente ereditato da quanto avviene a New York».

FOTOGALLERY: MASSIMO RANIERI

Jazz club «Per le corde del jazz – dice Paolo Occhiuto, memoria della manifestazione ed esperto musicale – non esiste il concerto aperto, gratuito e per il grande pubblico. Questo è stato all’origine dell’esplosione di Umbria Jazz, è stata la sua anima vincente. I luoghi e le ambientazioni del jazz erano invece i jazz club». E quelli newyorchesi che ispirarono i jazz club perugini furono «non il Blue Note – dice Tarpani – ma il Village Vanguard». Così come al ‘Vanguard’ «non c’era una sola seggiola uguale all’altra, perché tutte rimediate – aggiunge Tarpani -, allo stesso modo il teatro tenda nasce contro il disordine di quegli anni».

VIDEO: ARIA DI JAZZ PER STRADA

FOTOGALLERY: SAMMY MILLER

Jam session Lo spettacolo non si arresta di fronte alla violenza ed ecco che, in quegli anni, l’Arci organizza lo storico concerto con Patti Smith, John Sebastian, Arlo Guthrie, a Firenze. Mentre di lì a poco Lucio Dalla e De Gregori partiranno con il tour Banana Republic, tutti fatti che riaprono la stagione della musica dal vivo in Italia. Un percorso parallelo si innesca a Perugia. Giovanni Tarpani, parlerà di persona con il conte Tiberino Ansidei, per ottenere lo spazio ‘Il Panino’, attuale ‘Paiolo’, embrione delle jam session e luogo storico di questa formula, all’interno di Umbria Jazz. Al ‘Panino’, c’era una sala, nel piano di sopra, che fu sede del ‘Fuan’ e che fu chiuso dopo essere stato anche destinatario di un atto incendiario, presumibilmente da frange politiche opposte. L’accordo si chiuse con lo spazio in cambio della gestione del bar per il conte. In questa occasione Carlo Pagnotta e Alberto Alberti (allora manager di molti artisti jazz e amico fraterno di Carlo Pagnotta), si convinsero a ingaggiare Cedar Walton, Billy Higgins, Walter Booker («ricordo che mi chiamarono dal Sert – racconta Tarpani – che aveva ingerito 7 boccette di metadone e, a sera, suonò magistralmente»). Molti grandi artisti, terminato il concerto al Teatro Tenda, a mezzanotte, raggiungevano i club dove c’era il ‘gruppo residente’. E’ anche il momento della ‘Terrazza’ del mercato coperto, con ‘Horace Silver’ e, in altri anni, la formazione di Jack Walrath. Tutte formazioni residenti che poi invitavano altri artisti a salire sul palco e a contaminarsi. Accadeva anche con la formazione di Ray Mantilla and The Space Station, al ‘Panino’, un percussionista che ospitava molti musicisti durante le sue performance. «Qualcosa di simile esisteva, nel mondo, soltanto a New York. Eccola dunque la visione. Un’idea nuova di consumo culturale. Un’idea diversa e lungimirante di centro storico. Una costruzione di città internazionale, lontana dalla sagra provinciale e paesana. Insomma sulle riviste internazionali – precisa Tarpani – ci vai se hai il coraggio e il bernoccolo di compiere queste scelte».

VIDEO: INSOLITO CONCERTO SAMMY MILLER

I nostri musicisti a New York Si deve a questa concezione della cultura e dello spettacolo se si aprì lo spazio di San Francesco al Prato per i concerti della ‘Orchestra di Gil Evans’ che restano delle pietre miliari di Umbria Jazz e non solo. Basti pensare che negli stessi anni, in concomitanza con Perugia, Pescara sposa il jazz. «Ma a Pescara, probabilmente mancò, appunto, la visione del collegamento con la città e l’uso della musica come fattore di valorizzazione degli spazi urbani», è il convincimento di Tarpani. In quegli anni, Umbria Jazz, prese l’iniziativa di organizzare concerti a Boston e New York. «I nostri musicisti – ricorda – nomi come Roberto Gatto, Danilo Rea, Massimo Urbani, Giovanni Tommaso e Franco D’Andrea, potevano suonare il martedì, il giorno dei principianti al ‘Blue Note’. I più giovani – Danilo e Roberto, lo hanno ricordato più volte – scaricavano i camion delle attrezzature per i concerti e per allestire i palchi a Perugia, pur di ‘trovarsi’ accanto a i grandi musicisti americani che si esibivano. Oggi, quella generazione di musicisti jazz italiani è tra le più richieste al mondo. Anche questo significa avere una visione: promuovere la cultura e le qualità degli artisti italiani».

Quel mitico concerto Quando i biglietti non erano telematici, quando dal ‘Teatro Tenda’ si passò al ‘Frontone’, quando Umbria Jazz accelerò sul fronte del marketing, dopo l’accordo con Buitoni che significava «grandi sponsor per grandi concerti», in occasione dell’appuntamento con Miles Davis, la notte precedente furono venduti 5 mila biglietti a fronte di 4 mila posti e continuava ad arrivare gente. «Il risultato fu che la mattina alle 10 si decise di fare il concerto allo stadio di Pian di Massiano, forzando i lucchetti, visto che non c’era il custode, raggiungendo 8.800 spettatori paganti». E Miles suono “Time after time” di Cindy Loper, in testa alle classifiche di musica pop, in mezzo al pubblico che dalla tribuna dello stadio arrivava sul prato.

E all’improvviso accade Aneddoti diversi parlano invece di esibizioni estemporanee, come quella «di Wynton Marsalis – racconta Paolo Occhiuto -, quando si mise a suonare improvvisamente dalla finestra dell’albergo ‘La Rosetta’ al passaggio della banda di New Orleans lungo corso Vannucci, suo paese d’origine. Altri locali a Perugia – continua Occhiuto – presero persino il nome di noti brani. E’ il caso del ‘Blue Gardenia’, a ‘Porta Sole’, dove si esibì Diana Krall. Le due piazze – aggiunge – quella dei Giardini Carducci e ‘IV Novembre’, non sono che una continuazione simbolica dell’impronta originaria di Umbria Jazz».

Tutte le location delle jam session Una pagina di storia l’ha scritta anche il locale Da Angelino, in via Ritorta, che si è caratterizzato con i suoi appuntamenti fuori programma, mentre altri locali, trasformati in improvvisati jazz club, a Perugia, sono stati: ‘La Bocca Mia’, in via Ulisse Rocchi, il ‘Contrappunto’ in via della Pergola, ma anche piccoli club come il ‘Celebrate’ in via Bontempi, dove, in una indimenticabile serata, si presentò anche Pat Metheny, il ‘Tango’s’ poi ‘Subway’ a Porta Sole e il ‘Sant’Andrews’, in via dei Priori. E ancora: Trottamundo, via della Stella, Elfo pub, in via Sant’Agata, il Down Town in via del Bulagaio.

Le jam session oggi In questi ultimi anni il fenomeno sembra che stia riprendendo anche con la nascita di nuovi locali che sono tornati ad ospitare serate: il ‘Marla’, il ‘Gesto’ (che durante Umbria Jazz viene affidato all’esperienza di Fabio Giacchetta, con il progetto ‘Ricomincio da Tre’, piccolo jazz club di Corciano) e il ‘Last World’. In diversi angoli del centro storico perugino è quasi dato per scontato incontrare musicisti che suonano liberamente. Come lo è in alcuni locali della città, tipo ‘La Bottega del vino’ dove fino al 2013 si è sempre esibito Renato Sellani, deceduto nel novembre del 2014. L’Arci insieme a Umbrò, con l’iniziativa ‘free jazz space’, a Umbrò, per tutto il periodo dell’edizione 2016 di Umbria Jazz, allestendo un palcoscenico attrezzato, intende stimolare nuovamente, nel cuore del centro storico perugino, quei pruriti musicali che hanno fatto di Umbria Jazz una esperienza unica, largamente riconosciuta, dai più autorevoli interpreti della cultura musicale internazionale.

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