sabato 1 ottobre 2016 - Aggiornato alle 14:04
12 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 11:00

Umbria Jazz, l’anima elettrica di Buddy Guy tra il pubblico dell’Arena. Emozioni grazie ai pianisti per L’Aquila

Il bluesman fa cantare e ballare il pubblico in un Santa Giuliana dove aleggia lo spettro di Muddy Waters

Umbria Jazz, l’anima elettrica di Buddy Guy tra il pubblico dell’Arena. Emozioni grazie ai pianisti per L’Aquila
Buddy Guy all'Arena (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

La tradizione vuole che la storia della musica, in particolare del blues, sia cambiata un giorno del 1943 quando Muddy Waters arrivò a Chicago, da Clarksdale, rendendosi conto che da quelle parti il blues del Delta ormai non lo suonava più quasi nessuno. Anche sull’onda di quella che nella storia degli Stati Uniti è stata chiamata Great migration, ovvero l’esodo dal profondo Sud verso la Windy city di milioni di afroamericani (circa sette) nei primi decenni del Novecento, il blues si trasforma adattandosi alle nuove esigenze di una società più urbanizzata, veloce, in trasformazione, non perdendo la sua carica di spontaneità. Al blues viene data un’anima elettrica e un ritmo coinvolgente: Waters è uno dei campioni assoluti di quello che verrà classificato Chicago blues. E se è stato l’aratro di Waters a tracciare il solco, è stata la chitarra di Buddy Guy a difenderlo nel corso di una lunga carriera. Il «Born to play guitar», titolo azzeccato del suo ultimo disco, ha mandato in brodo di giuggiole lunedì sera il pubblico dell’Arena Santa Giuliana nel corso di uno show coinvolgente (preceduto da un set della brava texana Ruthie Foster), con tanto di una bella camminata tra il pubblico dell’Arena, chitarra alla mano, per la gioia dei fan e dei loro smartphone.

FOTO: IL CONCERTO DI GUY

Anima elettrica Un’Arena sulla quale si è aggirato proprio lo spettro di Muddy Waters. Anche se dalla scaletta è mancata la bella «Come back Muddy», una sorta di preghiera, un’invocazione che chiude simbolicamente l’ultimo disco, Buddy Guy ha proposto Hoochie coochie man, che tanta notorietà ha dato a Waters. Quasi intraducibile, hoochie coochie è anche un’allusione sessuale, un richiamo a quel mondo fatto appunto di allusioni, doppi sensi pesanti e umorismo che ha nutrito parte dell’immaginario blues. Buddy Guy, ovviamente, lo conosce benissimo, gioca e gigiona (molto) con il pubblico, ‘suona’ la sua chitarra con la bocca, la struscia sul sedere, l’appoggia davanti muovendo ritmicamente il bacino. Poi, quando la imbraccia davvero, regala riff e assoli infiammati. Non solo su Hoochie coochie man ma anche su Have you ever been mistreated, Someone else is steppin’in, Damn right I’ve got the blues. Qua e là fanno capolino qualche secondo dei Cream (Sunshine of your love) e di Jimy Hendrix (tra le altre, Voodoo Child), cioè gente che molto non solo da Guy ma dal Chicago blues ha preso, vista l’influenza del chitarrista della Louisiana su una lunghissima schiera di colleghi.

VIDEO: IL CONCERTO DI GUY
LO SPECIALE UMBRIA JAZZ DI UMBRIA24

Il concerto Una certa attesa c’era anche per il giovane (17 anni) Quinn Sullivan, che Buddy Guy sta portando in tour insieme a lui. Maglietta dei Sex Pistols (Never mind the bollocks), ciuffo biondo e una mano fiammeggiante, Sullivan ha messo in luce tutte le sue doti nella parte finale della serata su Skin Deep, Meet me in Chicago e qualche altro brano ancora. Una serata nel corso della quale non è mancato un accenno da parte di Buddy Guy ai problemi che stanno sconquassando l’America («in questi giorni – dice dal palco – abbiamo qualche problema. Ma le cose potrebbero andare meglio se solo imparassimo ad amarci gli uni con gli altri»). Ben altri problemi ce l’ha L’Aquila, alle prese con una lunghissima e faticosissima ricostruzione dopo il sisma che l’ha devastata nel 2009. Tra i tanti problemi della città c’è anche quello del conservatorio, oggi ospitato in un prefabbricato in attesa che gli storici locali vengano recuperati. Un conservatorio che non ha neppure un pianoforte e così, allo scopo di raccogliere soldi per comprarne uno, tre dei più bravi pianisti italiani in circolazione, ovvero l’umbro Giovanni Guidi, Mirko Signorile e Claudio Filippini, si sono uniti in un progetto chiamato «Tre pianoforti per L’Aquila».

FOTO: IL CONCERTO DI FOSTER
VIDEO: IL CONCERTO DI FOSTER

Al Pavone Il concerto è andato in scena nel pomeriggio di lunedì al teatro Pavone ed è stata, semplicemente, un’ora abbondante di ottima musica. Farsi portare a spasso da Guidi, Signorile e Filippini è stato un gran piacere, così come il seguire il flusso delle note la cui tensione si alzava e si abbassava come le maree. Nel finale applausi per una bella versione di Imagine a sei mani e anche per un’ampiamente rivisitata Take the A-train. Per tutte le informazioni, e per chi volesse contribuire o assistere a uno dei prossimi concerti dei tre c’è la pagina Facebook del progetto. Quanto a martedì sera, all’Arena ci saranno due dei concerti più attesi del festival, ovvero quello del trio formato da Brad Mehldau, John Scofield e Mark Guiliana, in tour da poche settimane, e quello del sassofonista Kamasi Washington, sul quale da mesi si stanno spendendo, in una delle consuete battaglie musicali tra detrattori e fan, fiumi di parole. Per chi volesse farsi un’idea, basterà ascoltarlo all’Arena.

Twitter @DanieleBovi

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