martedì 27 settembre 2016 - Aggiornato alle 07:18
17 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 15:41

Umbria Jazz, incassi e spettatori in leggero calo. Pagnotta: «Tutto previsto, Arena piena come nel 2015»

Oltre 1,2 milioni di euro pagati da 32 mila spettatori. Al Santa Giuliana in 25 mila, 800 in meno rispetto a un anno fa. Ok anche i numeri delle pagine social

Umbria Jazz, incassi e spettatori in leggero calo. Pagnotta: «Tutto previsto, Arena piena come nel 2015»
Il pubblico durante il concerto di Carter e Metheny (foto F.Troccoli)

di Dan. Bo.

Benché se ne sia parlato pochissimo in una conferenza stampa di chiusura dominata dalle polemiche, l’organizzazione di Umbria Jazz 2016 al termine del festival tira una riga e sebbene non si tratti di numeri record, una certa soddisfazione c’è. Il festival ha incassato 1,2 milioni di euro sborsati da 32 mila spettatori: 300 mila euro e 4 mila persone in meno rispetto all’anno scorso. Tutto peraltro messo in conto: «Gli incassi – ha detto il direttore artistico Carlo Pagnotta – sono un po’ inferiori ma era tutto previsto, dato che la media dei prezzi nel 2015 era più alta». Anche per l’Arena Santa Giuliana pollice in alto, dato che rispetto all’anno precedente sono mancati all’appello solo 800 spettatori su un totale di 25 mila. Gli altri si sono seduti al Pavone o alla Galleria nazionale in un’edizione, quella 2016, in cui non è stato usato il ben più grande Morlacchi. In tutto negli undici giorni di festival (domenica sera si chiude con Stefano Bollani, Chick Corea e l’intermezzo affidato al 13enne Joey Alexander) ci sono stati 230 eventi cui hanno dato vita 450 musicisti.

PAGNOTTA ATTACCA COMUNE E PROPRIETÀ PAVONE

Bilancio «Umbria Jazz in sostanza – ha detto il vicepresidente della Fondazione UJ Stefano Mazzoni – ha confermato in termini di presenze, biglietti venduti, incassi, contatti, il trend, mediamente alto, delle ultime edizioni. Merito, oltre che di un cartellone di qualità, anche della forza del marchio e dell’appeal della formula che fa di UJ un evento unico nel panorama dei grandi jazz festival internazionali. Il risultato dell’arena, in particolare, è da considerarsi ancora più significativo se si pensa che per sei serate su dieci il programma offriva concerti di jazz “ortodossi”, oltre a una blues night, una funky, il pop di Mika e un evento di difficile collocazione di genere come l’apertura con Massimo Ranieri ed i suoi amici jazzmen». Soddisfazione anche per i concerti gratuiti, «una sezione “piazze” – è stato detto – che raramente in passato ha presentato un programma di così elevata qualità». Risultati «significativi e importanti» anche secondo la presidente della Regione Catiuscia Marini, che ha parlato di quanto successo, da Nizza alla Turchia, nell’ultimo weekend: «Dalla difesa della cultura – dice – passa la anche quella dei nostri valori».

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Le vite spezzate «Un grande dolore per tante vite spezzate – ha aggiunto Mazzoni – da una feroce barbarie, ma la musica, e con essa la voglia di stare insieme e condividere momenti di gioia non cederanno». Un festival che è tornato in luoghi importanti della città, come la Galleria nazionale e la basilica di San Pietro, dove si sono tenuti due dei più applauditi concerti dell’edizione 2016, entrambi con protagonisti centrali Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura: quello della serata d’apertura, «Mistico Mediterraneo» col coro corso «A Filetta» e «Altissima luce» insieme all’Orchestra da camera di Perugia; una coproduzione insieme alla Sagra musicale umbra che tornerà in scena anche il 13 settembre sempre a Perugia, ma stavolta a San Bevignate.

Social festival Una spinta è arrivata anche dai profili social della manifestazione, ben più attivi rispetto al passato. Stando ai numeri diffusi dall’organizzazione, più di 2 milioni gli utenti raggiunti su Facebook; oltre 500 mila interazioni tra like e condivisioni; più di 500 mila visualizzazioni video di cui metà in diretta streaming su Facebook Live e oltre 5 mila commenti e retweet, anche di personaggi come Mika, Melody Gardot, George Clinton (suo lo show probabilmente più deludente della manifestazione, tanto da far pensare a quello di qualche anno fa di Sly Stone) a Cory Henry. Oltre mille poi post tra Facebook, Twitter e Instagram e più di 10 ore di dirette video; quanto al sito, 100 mila le visite e 600 mila le visualizzazioni, con un aumento di oltre il 70 per cento di pagine viste rispetto all’anno scorso. Un festival che dà appuntamento all’edizione invernale di Orvieto, dal 28 dicembre al primo gennaio, e a quella estiva del 2017, dal 7 al 16 luglio.

Twitter @DanieleBovi

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