giovedì 29 settembre 2016 - Aggiornato alle 08:41
19 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 18:36

Umbria Jazz e la Cina, ipotesi patto triennale con il JZ Festival di Shanghai. Mika, sfumata data a Terni

Secondo indiscrezioni all'accordo mancherebbe solo la firma: previsto uno scambio di artisti. A ottobre in programma una decina di eventi in terra cinese

Umbria Jazz e la Cina, ipotesi patto triennale con il JZ Festival di Shanghai. Mika, sfumata data a Terni
A Bu alla Galleria (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Che la presenza del 17enne pianista cinese A Bu non fosse un caso era stato sottolineato già in avvio di festival. Le sue sono state le prime note di uno spartito che a breve potrebbe portare la firma di Umbria Jazz, della Regione e del JZ Festival di Shanghai, il più grande festival jazz in Cina. Domenica, durante la conferenza stampa di chiusura dell’edizione 2016, segnata dalle polemiche, il vicepresidente della Fondazione UJ Stefano Mazzoni aveva fatto un breve cenno al fatto che il festival a ottobre sarebbe sbarcato in Cina: «Si stanno già preparando – ha detto – una decina di eventi. E sono loro ad averceli chiesti». Secondo le indiscrezioni che circolano in queste ore si potrebbe profilare un accordo triennale tra il festival umbro e quello cinese, con annesso scambio di artisti: gli umbri e non solo in terra cinese, e i colleghi di A Bu nelle manifestazioni di Perugia e Orvieto.

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Il patto cinese Il tutto, secondo i bene informati (in città in questi giorni erano presenti emissari cinesi), si dovrebbe chiudere a breve. Il senso è quello di una partnership stabile per qualche anno (forse tre), che arriverebbe dopo la missione della primavera scorsa in terra cinese. Questo, almeno secondo quanto circola in queste ore, sarebbe il frutto della tela tessuta nelle scorse settimane. A primavera anche di un’altra ipotesi si è discusso lungo i lati del triangolo che unisce Umbria Jazz, la Regione e le istituzioni ternane. Secondo quanto trapela dalle stanze di questo triangolo l’idea era portare, dopo quello di Perugia sold out da mesi, un concerto di Mika a Terni (il suggestivo scenario di Carsulae era tra le aree candidate a ospitarlo) in una sorta di anteprima del festival che sarebbe durata tre giorni. Un’operazione che sarebbe costata oltre 100 mila euro e per la quale la macchina è stata in moto nelle settimane di primavera. Poi, dato che il cantante anglo-libanese non ha rinunciato alla seconda data di Roma, tutto è sfumato. Quel che è certo è che alla Regione, in particolare al vicepresidente Paparelli, riportare il festival in città piacerebbe: il pressing andrà avanti e si vedrà se il ritorno di fiamma tra UJ e Terni sarà vero amore.

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Cgil preoccupata Quanto alle polemiche perugine, a intervenire lunedì dopo le dichiarazioni di Pagnotta è la Cgil regionale con Giuliana Renelli e Filippo Ciavaglia. «È inquietante anche solo immaginare – scrivono – un futuro di Umbria Jazz lontano da Perugia. Una manifestazione di grande qualità e respiro internazionale che caratterizza ormai storicamente il capoluogo umbro nel mondo. Un evento di alta cultura che, oltre a far vivere intensamente la città per 10 giorni, porta a Perugia e a tutto il territorio umbro un notevole introito economico, insieme a un importantissimo contributo a livello di immagine. Come Cgil, anche attraverso il nostro Piano del Lavoro, abbiamo sostenuto l’opportunità di potenziare questo tipo di eventi culturali, per rilanciare un turismo di qualità, che apra e allarghi flussi europei e mondiali. Riteniamo dunque fondamentale che le istituzioni umbre, a partire dal Comune di Perugia, facciano appieno la propria parte, concentrando le poche risorse disponibili sugli assi portanti dell’offerta culturale della città».

Twitter @DanieleBovi

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