venerdì 30 settembre 2016 - Aggiornato alle 22:18
20 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 21:01

Umbria Jazz, cinesi stregati: dalla musica al cibo fino alle Clinics Berklee i punti del possibile accordo

In città per respirare l'aria del festival Amy Wu e Ren Lao, i proprietari del JZ festival di Shanghai che punta a entrare nel club dei grandi del mondo

Umbria Jazz, cinesi stregati: dalla musica al cibo fino alle Clinics Berklee i punti del possibile accordo
L'Arena Santa Giuliana (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Tra le decine di migliaia di persone che hanno affollato le dieci giornate e le altrettante nottate di Umbria Jazz, ce n’erano due particolarmente interessate al festival, e quest’ultimo a loro due. I loro nomi, che dicono poco, anzi pochissimo al grande pubblico, sono quelli di Amy Wu e Ren Lao, ovvero i proprietari del festival jazz JZ di Shanghai con il quale quello umbro si avvia a stringere rapporti sempre più stretti, nella speranza di trarne vantaggi reciproci. I due proprietari del JZ, invitati a Perugia e ‘coccolati’ fra gli altri dai rappresentanti della Fondazione Italia-Cina, si sono immersi nel clima della città da venerdì a martedì rimanendo nel complesso «impressionati» come spiegano coloro che li hanno accompagnati. Giornate ovviamente piacevoli fatte di concerti, passeggiate e cibo (immancabile una tappa alla Taverna, meta di quasi tutti gli artisti che si esibiscono durante UJ. Il mix di tutto questo, unito ai negozi aperti fino a tardi, alla bellezza della città e alle migliaia di persone in giro fino a notte fonda, hanno stregato la coppia.

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Il JZ Un modello nel suo insieme talmente particolare, unico, da non poter essere preso e replicato in Cina. D’altro canto però i due proprietari del festival molto possono e vogliono imparare da quanto UJ fa, dall’organizzazione al merchandising. Entro luglio, secondo i ben informati, sarà firmato il primo contratto per il secondo sbarco in Cina di UJ dopo quello della scorsa primavera. Le date sono quelle del 14, 15 e 16 ottobre, quando al JZ di Shanghai si esibiranno con tutta probabilità i Funk Off e altri italiani, con una possibile ‘coda’, ancora da definire nei dettagli, in altre città cinesi (per esempio Pechino e Qingdao). L’edizione di ottobre si tiene in uno spazio enorme di Shanghai (nell’area dove fu organizzato l’Expo) dove vengono montati quattro palchi e dove possono essere stipate molte migliaia di spettatori. In quel weekend di ottobre potrebbe essere firmato il patto vero e proprio tra UJ e il JZ, che legherebbe le due realtà per qualche anno (forse tre).

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Sguardo lungo Una programmazione a lungo termine che permetterebbe ai due festival di ottimizzare i rispettivi budget e di programmare in modo migliore le date dei rispettivi artisti. Sì perché tra i punti qualificanti del patto c’è proprio, come già scritto, lo scambio di musicisti probabilmente a partire dal 2017: quelli italiani in Cina (negli eventi che il JZ organizza a maggio e a ottobre) e quelli asiatici, come il 17enne A Bu ha fatto pochi giorni fa a Umbria Jazz, a Perugia e a Orvieto. Ma non solo. In questi giorni nel capoluogo umbro a colpire Wu e Lao (che tra l’altro suona il basso) sono state anche le Clinics che ormai da 31 anni il Berklee college of music, cioè la scuola di musica più prestigiosa al mondo, tiene a Perugia. I due proprietari del JZ hanno parlato coi vertici della Berklee (italiani e statunitensi) e non è escluso che nell’ambito dell’accordo in futuro arrivino dalla Cina, nei dieci giorni di festival, altri studenti ad arricchire il già nutrito gruppo formato ogni anno da almeno 200 ragazzi.

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Il club dei grandi Insomma, come già fa in molti campi, la Cina pensa a investire sulla formazione e sull’acquisizione di know how tecnico (il JZ è particolarmente interessato a quello accumulato da UJ nel corso degli anni) in una prospettiva almeno di medio termine. Nel patto che potrebbe essere firmato a ottobre un posto, in caso, ce l’avrebbe anche il cibo: insieme alle note, il «sistema Umbria» porterebbe in Cina anche i suoi prodotti in un’ottica di valorizzazione a largo spettro dell’agroalimentare umbro e della ristorazione. In questo quadro c’è anche un altro obiettivo che il JZ vorrebbe centrare: quello di entrare nel ristrettissimo club dei grandi festival mondiali. Umbria Jazz fa infatti parte dell’Ijfo (International jazz festival organization), del quale la coordinatrice delle attività è Annika Larsson, una delle colonne dell’organizzazione di UJ. Un salotto che accoglie appena 16 festival, il meglio del meglio da Montreux a Newport, da Vienna al North Sea, da Antibes a Montreal e Monterey e via così. Un club dove non ci sono asiatici: la speranza del JZ è quella di conquistare la diciassettesima sedia.

Twitter @DanieleBovi

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