Umbria Jazz, all’arena la musica che respira di Ahmad Jamal. Standing ovation per Hiromi Uehara
Alla terza serata nell’arena del festival sono già quattro i concerti splendidi che finiscono annotati sul taccuino. Due solamente nella serata di domenica, interamente dedicata agli 88 tasti. Sul palco Hiromi Uehara, più semplicemente Hiromi, 32enne funambolica pianista giapponese presa dieci anni fa sotto l’ala protettiva di quell’Ahmad Jamal che ha chiuso la serata con un set di quasi un’ora e trenta. Era il 2002 quando ad Orvieto, durante l’edizione invernale di Umbria Jazz, Hiromi aprì proprio il concerto di Jamal che già all’epoca spendeva parole di elogio per la giovanissima pianista. Parole ricambiate dalla stima e dall’affetto di Hiromi che, dal palco, ha voluto ringraziare il suo «padre» artistico dedicandogli anche un piano solo.
Energia pura Ad accompagnarla due magnifici musicisti che formano quel Trio Project che tanto sta facendo parlare: Steve Smith alla batteria e Anthony Jackson al basso elettrico. Le fattezze minute di Hiromi non devono però trarre in inganno: dalle mani della giapponese viene fuori un jazz teso, adrenalinico e ad altissimo tasso di energia, filo conduttore di tutta la musica di Hiromi. Ma il jazz non è la sola chiave di lettura del concerto: la talentuosa pianista giapponese infatti mescola con abilità sapori orientaleggianti ed elettronica con le sue tastiere appoggiate sopra il piano. A otto anni Hiromi si è messa a studiare piano anche se per lei, come spiega al mensile Musica Jazz, «il piano era un giocattolo e non è mai stato difficile studiare». Con il suo «giocattolo» così passa otto ore al giorno fino a quando, già giovanissima di talento, a 17 anni chiude un concerto di Chick Corea e da lì non si ferma più.
Voice Sul palco dell’arena la giapponese esegue, tra gli altri, due brani dal suo ultimo album, Voice, suonando proprio la title track e Now Or Never prima di chiudere con un piano solo dedicato ad Ahmad Jamal e ai re del pianoforte jazz. Alla fine, cosa non scontata dato che in teoria Hiromi era per il grande pubblico semplicemente la «spalla» di Jamal, per lei tutta l’arena si alza in piedi per una standing ovation davvero meritata.
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FOTOGALLERY: LE IMMAGINI DEL CONCERTO DI HIROMI
Il Profeta Quella che un’ora e trenta più tardi si prenderà a sua volta anche Ahmad Jamal, sul palco con il suo trio storico formato da James Camack al contrabbasso e Herlin Riley alla batteria arricchito dall’inserimento alle percussioni di Manolo Badrena. Un trio di musicisti che segue ogni indicazione del fu Frederick Russel Jones, in arte Ahmad Jamal dopo la conversione all’Islam nel lontano 1952. Con il pianoforte spalle al pubblico in posizione Oscar Peterson è Jamal a tenere saldamente le redini del concerto: con un semplice gesto della mano fa aumentare o abbassare il tempo e chiama gli accompagnamenti. E’ il Profeta, come viene soprannominato, a dettare legge.
Un ragazzo di 81 anni Jamal suona con il suo stile macinando accordi duri, secchi, «percussivi» come si suol dire. All’occorrenza però dal suo Steinway escono brevi frasi che mettono per un po’ da parte i toni secchi e asciutti facendo così virare il pezzo verso la melodia. La sua musica, insomma, respira gonfiandosi e sgonfiandosi sempre al punto giusto e con poche note al p Davvero belle, tra le altre, la versione di Wild Is The Wind/Sing e One. Il ragazzo di appena 81 anni suona per quasi un’ora e mezzo ed è «costretto» ad uscire dalle quinte per il secondo bis richiamato dall’affetto del pubblico. Lunedì sera invece sarà la volta di Brandford Marsalis, il fratello maggiore della dinastia Marsalis, e dell’EuroJazz Ensemble che, in occasione del suo 35esimo compleanno, si presenta a Perugia con un ottetto tutto da vedere e da sentire.







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