UMBRIA JAZZ | 11 mag 2016

Umbria Jazz, da Mika a Shakespeare passando per Fresu il festival col volto di Bowie: il programma

Presentata nella sala Podiani l'edizione numero 43, chiusura con Bollani e Corea. Pagnotta: «Mika? Da altre parti portano Ramazzotti e la Nannini, qui non accadrà mai»

Umbria Jazz, da Mika a Shakespeare passando per Fresu il festival col volto di Bowie: il programma

di Daniele Bovi

Umbria Jazz 2016 ha il volto di David Bowie. L’iconica immagine di «Aladdin Sane», disegnata e circondata da alcune strofe di «Heroes», campeggia infatti al centro del manifesto creato dall’Accademia di belle arti di Perugia per il festival, anzi «per i tre festival in uno – come è stato detto mercoledì durante la presentazione – sempre più legati al territorio». Dell’edizione numero 43 hanno parlato la presidente Catiuscia Marini, il sindaco di Perugia Andrea Romizi, il direttore artistico Carlo Pagnotta, il vicepresidente della Fondazione Stefano Mazzoni (il presidente Renzo Arbore, in tour in Canada, è assente giustificato) e il direttore della Galleria nazionale Marco Pierini. Perché tre festival in uno? Perché c’è il cartellone dell’Arena Santa Giuliana, quello dei teatri, al plurale perché da quest’anno i concerti tornano anche al Pavone e quelli gratuiti in piazza IV Novembre e giardini Carducci. Mescolato bene il tutto, il risultato è quell’atmosfera unica che fa innamorare musicisti e turisti.

Presentazione La conferenza stampa di presentazione (spettatore attento il regista Abel Ferrara, che ha in mente di girare un docufilm sul festival) si è tenuta in uno degli spazi più prestigiosi della città, ovvero la sala Podiani della Galleria nazionale (dove dal primo luglio al 18 settembre si terrà anche la mostra «Live» con gli scatti di Silvia Lelli e Roberto Masotti). Grazie alla collaborazione, come racconta il direttore Pierini, «siglata in meno di mezzora», qui torneranno dopo molti anni (nel ’59 suonò pure il Modern Jazz Quartet e nel corso del tempo Uri Caine, Pat Metheny, Brad Mehldau e tanti altri) alcuni dei concerti di mezzogiorno, o almeno quelli compatibili con l’acustica di una grande sala. Qui si esibiranno due ragazzini di cui molto si sta parlando, ovvero il cinese A Bu (17enne) e il 13enne indonesiano Joey Alexander: «È un’esclusiva italiana e giorni fa – racconta Pagnotta – era impegnato a Chicago con la Symphony Orchestra con un cachet di 25 mila dollari. Ma noi gli daremo meno». Con un qualsiasi biglietto del festival poi si potrà visitare la Galleria a metà prezzo. Altro spazio prestigioso quello della basilica di San Pietro, dove verranno portati due progetti di Paolo Fresu, che suonerà insieme a Daniele Di Bonaventura, Marco Bardoscia, Michele Rabbia e l’Orchestra da Camera di Perugia.

VIDEO – PAGNOTTA: «MILIONE MIBACT? CI ASPETTAVAMO QUALCOSA»
FOTOGALLERY: LA PRESENTAZIONE

Territorio e musica Continuando sempre a tessere quel filo che rappresenta l’identità del festival, quello composto cioè da musica e territorio, da segnalare anche la collaborazione con il Conservatorio grazie alla quale si celebreranno i 400 anni dalla morte di Shakespeare con una rilettura della suite scritta da Duke Ellington (protagonista sarà la nuova orchestra di Mario Raja con quella del Conservatorio e la voce di Anna Bonaiuto). Venendo ai concerti nei teatri Pavone e Morlacchi, sui quali al momento meno era stato alzato il velo, da segnalare quelli del nuovo quartetto di Roberto Gatto (che torna a una dimensione più acustica), l’omaggio ellingtoniano di Fabrizio Bosso che poi sarà protagonista anche di quello (sentito già a UJ Winter) al «Golden Circle» di Coleman con Rosario Giuliani, Enzo Pietropaoli e Marcello di Leonardo, la cantante Karima insieme a Dado Moroni (insieme a loro anche Riccardo Fioravanti e Stefano Bagnoli). Oltre a loro ci saranno il trentenne pianista Justin Kauflin col suo trio, la Cosmic Band di Gianluca Petrella, il tributo da parte di una big band al compianto Marco Tamburini, scomparso a soli 56 anni nel 2015, i «tre pianoforti per l’Aquila», ovvero quelli di Giovanni Guidi, Claudio Filippini e Mirko Signorile.

TUTTO IL PROGRAMMA 

Teatri Da segnalare anche il Buster Keaton film project di Mauro Ottolini, che musicherà dal vivo uno dei film di Keaton, di cui ricorrono peraltro i 100 anni della morte. Già noto il ritorno di «In Bach?», a cura di Ramin Bahrami e Danilo Rea, assai apprezzato e applaudito l’anno scorso, il concerto di Ezio Bosso ormai sold out, il trio di Joey Alexander e Jacob Collier, cantante e polistrumentista londinese (per farsi un’idea della sua musica basta andare su Youtube e guardare uno dei suoi cliccatissimi video). Sostanzialmente noto il programma dell’Arena: si parte l’8 alle 21 con Sammy Miller & The Congregations e Massimo Ranieri, il 9 ci sono Diana Krall e Ola Onabulè e il 10 Mika. «Su questo concerto – ha detto Pagnotta – le polemiche lasciano il tempo che trovano. Ricordo che ci criticarono anche nel 1987 quando portammo Sting con Gil Evans, e poi voglio ricordare che a Montreux sono andati la Nannini e Ramazzoti; cosa che finché sarò vivo io qui non accadrà mai. Alle contaminazioni c’è un limite». Dopo Mika serata blues con Ruthie Foster e Buddy Guy mentre il 12 e il 13 per i jazzomani c’è di che ascoltare: si parte con il trio John Scofield, Brad Mehldau e Mark Giuliana (batterista dell’ultimo album di Bowie) e poi con Kamasi Washington mentre il 13 tocca al duo, di giganti, formato da Pat Metheny e Brad Mehldau. A completare la serata il new quartet di Enrico Rava.

PERUGIA, A PALAZZO DELLA PENNA TORNANO LE OPERE DI DOTTORI

Arena Giovedì 14 altra grande serata di musica con Branford Marsalis, fratello di Wynton, che conquista il main stage con il cantante Kurt Elling: insieme presenteranno il loro ultimo disco. Nella seconda parte della serata ci sarà invece la calda voce di Melody Gardot. Si cambia nettamente atmosfera il venerdì, che sarà all’insegna del funky con Cory Henry (membro di quegli Snarky Puppy applauditissimi a UJ) & The Apostles. Il secondo set sarà monopolizzato da George Clinton, monumento funky. Sabato 16 spazio alla reunion degli Steps Ahead di Mike Mainieri e a Marcus Miller, ex bassista di Miles Davis che porterà a Perugia il suo ultimo progetto, «Afrodeezia». Gran chiusura il 17 con Stefano Bollani e il suo nuovo quartetto, che presenterà al pubblico di UJ un omaggio al vasto repertorio della musica partenopea, e poi con Chick Corea, che per i suoi 75 anni ha riunito un quintetto di all star, ovvero Kenny Garrett (sax), Walalce Rooney (tromba), Christian McBride (contrabbasso) e Marcus Gilmore alla batteria, nipote di uno dei più importanti batteristi della storia del jazz: Roy Haynes.

LA FAVOLA DI VAN HESSEN: DALLA STRADA AI PALCHI DI UJ

I gratuiti Per quanto riguarda l’altra colonna del festival, ovvero i concerti gratuiti, ci sono, tra gli altri, Ray Gelato con i suoi Giants e Fred Wesley con i nuovi JBs; già perché Wesley ha un lungo passato con Count Basie e poi proprio con i JBs di James Brown. Sui palchi anche il quintetto di Alan Harris e gli Sticky Bones. Confermata anche la collaborazione con la Berkley, che porterà a Perugia per il 31esimo anno le sue clinics e i suoi 200 ragazzi impegnati nello studio della musica, il contest Conad dedicato agli under 35 e i concerti alla Bottega del vino: qui, in quella che per anni è stata la ‘casa’ del mai dimenticato Renato Sellani, protagonisti saranno «Accordi disaccordi» e Vincent Van Hessen. Quest’ultimo un anno fa suonava lungo corso Vannucci, dove fu notato dal festival che poi lo ha ingaggiato per l’edizione invernale e ora anche per quella estiva.

Twitter @DanieleBovi

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