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17 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 16:20

UJ, Branford Marsalis si racconta: ‘La spiritualità? Dove si ferma l’intelligenza inizia la grande musica’

Intervista al sassofonista: «Ai giovani musicisti dico: la gente piangerà per le emozioni che date, non per le belle scale. Perché il disco con Elling? È fantastico, il più bravo a cantare jazz»

UJ, Branford Marsalis si racconta: ‘La spiritualità? Dove si ferma l’intelligenza inizia la grande musica’
Marsalis giovedì sera all'Arena (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Il ruolo della spiritualità nella sua musica e il rapporto con il pubblico, l’ultimo album, i ricordi di una frequentazione ormai trentennale di Umbria Jazz, i tanti musicisti ai quali deve qualcosa e molto altro. Ospite dell’associazione «A tu per tu» di Fabrizia Renzini nella collegiata di Bastia Umbra, il sassofonista Branford Marsalis nel pomeriggio di giovedì, qualche ora prima del concerto con il suo quartetto e Kurt Elling, si è raccontato al pubblico rispondendo a molte domande, tra le quali anche quelle di Umbria24. Di «Upward spiral», nome del disco uscito da poco più di un mese e registrato insieme al cantante Kurt Elling, Marsalis e soci hanno eseguito molti brani nel corso della serata di giovedì.

Come nasce l’idea di realizzare questo album che ha alcuni precedenti assai noti come quello che ha visto suonare insieme Coltrane e Hartman?

«Parte dalla scelta di lavorare con Kurt, per me lui è stata la una scelta ovvia. È un cantante fantastico: di cantanti bravi ce ne sono alcuni, ma non tutti lo sono come lui nel cantare il jazz. Con lui io e la mia band abbiamo pensato di trovare la cosa migliore».

I brani rappresentano un insieme abbastanza eclettico, come li avete scelti?

«Li abbiamo scelti pensando al fatto che ci sono tantissime canzoni, anche se in realtà molti musicisti jazz prendono sempre le solite trenta. Tutte le canzoni peraltro le abbiamo prima cantate a cappella. Brani in cui c’è melodia, ed è successo nel lavoro che Kurt me ne abbia suggerito alcune ma quando non mi convincevano lo pensavo perché non c’era la melodia giusta».

Cos’è la melodia giusta per lei?

«Una sequenza di note grazie alla cui forza tutto il resto svanisce. È sulla base di questa forza che le persone vogliono ascoltarla».

Ci troviamo in una chiesa a parlare di musica: la spiritualità nella sua di musica ha un ruolo importante?

«Questa è una domanda importante. Innanzitutto dico che tutti i generi di musica vanno bene per la spiritualità. Ci sono stati musicisti molto spirituali, come Coltrane, che suonava però con musicisti che non lo erano, che erano atei. Però quando lo facevano insieme improvvisamente facevano grande musica, molto spirituale. Io credo ci sia un punto dove l’intelligenza si ferma: a quel punto entrano in gioco molti fattori».

Ovvero?

«Devi capire che c’è qualcosa al di sopra dell’uomo che ti permette di raggiungere la spiritualità. Pensare che l’intelligenza umana sia tutto, sia il top, è sbagliato. Capire ciò ti può permettere di suonare grande musica».

MARSALIS E UMBRIA JAZZ: «FESTIVAL NEL CUORE INSIEME AD ALBERTO ALBERTI»

Lo studente Marsalis ha risposto poi alle domande del pubblico in sala. Al ragazzo che gli ha chiesto come passa una normale giornata di studio, Marsalis ha risposto così: «Non sono mai stato un buono studente. Quello che imparavo a scuola era l’opposto di quello che sentivo grazie ai dischi, così ho iniziato a studiare attraverso di loro. Comunque alla scuola ho passato del tempo magnifico, con ottimi insegnanti, mentre a casa mio padre, anche lui musicista, mi ha sempre detto di andare avanti secondo quello che diceva la mia testa». Marsalis ha poi spiegato che il suo sassofono preferito è il tenore, di essere cresciuto «in una piccola città» (New Orleans) dove però c’erano «musicisti importanti. Che tipo di musica mi piace? Tutti i tipi, anche il jazz è quella mia. Sono cresciuto senza un tipo preciso di musica, arrivando poi a New York dove si poteva ascoltare di tutto. Ho suonato con Sting, con l’orchestra sinfonica e con altri ancora e ci sono sempre e comunque 12 note: è solo il suono che cambia. Non bisogna stare a cercare di capire cosa stiamo ascoltando: questa mattina in aereo ascoltavo Madame Butterfly e mi concentravo solo sul suono».

FOTO: IL CONCERTO DI MARSALIS
VIDEO: IL CONCERTO DI MARSALIS

Il musicista Il sassofonista ha anche parlato del pubblico che frequenta i concerti jazz («se oggi la maggior parte delle persone che ci vanno sono musicisti, e non gente comune, vuol dire che il sistema non funziona») e ha ricordato quello che uno dei suoi insegnanti diceva a proposito dell’armonia: «È il contrario dell’ingegneria». E a coloro che volessero intraprendere la carriera del sassofonista, Marsalis impartisce una lezione importante: «Quando suoni una canzone e la gente piange per l’emozione, non lo farà mai perché hai fatto una bella scala, ma perché percepiscono le emozioni che il suono genera». Sempre a proposito del rapporto con il pubblico, il sassofonista ha ricordato come Art Blakey, con il quale ha iniziato a suonare giovanissimo, gli dicesse che «non bisognava suonare mai due canzoni dal vivo nella stessa tonalità. Lì mi sono reso conto della disconnessione che c’è tra pubblico e musicisti». Infine non uno, ma molti, sono stati i sassofonisti ai quali deve qualcosa («anche Miles Davis – dice – fu il risultato di coloro che vennero prima di lui»): «Sono almeno una ventina – risponde – quelli che mi hanno ispirato. Penso a Sidney Bechet, Lester Young, Cole Porter, Sonny Rollins, Wayne Shorter, Stan Getz, Ben Webster, Stanley Turrentine, David Sanborn, John Coltrane, Ornette Coleman e altri ancora».

Twitter @DanieleBovi

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  • Romina

    perché Elling?
    perché mi paga meglio di tutti, branford…i soldi che hai visto con Sting non li hai + visti in tutta la tua vita. :-D
    te possino…
    grande musicista

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