Tsunami lavoro: cassa integrazione +41%, mobilità +75%. Ma usato solo il 30% delle ore autorizzate
di Chiara Fabrizi
Un biennio nero per il mercato del lavoro. A dare la dimensione dello tsunami economico che ormai da tre anni va distruggendo il tessuto economico e produttivo della regione sono i dati relativi alla casse integrazioni ordinarie (cig) e alla mobilità. Numeri e percentuali che misurano l’onda lunga di una crisi che più che allentare la presa sembra pronta ad assestare la stretta finale. Sì, perché dal 2009 ad oggi le domande di cig presentate dalle aziende del territorio registrano un +41%, mentre quella della mobilità un +75%.
L’esercito dei cassaintegrati E infatti a sfogliare il report dell’ufficio regionale per le Politiche attive del lavoro c’è da avere paura. Tabelle e grafici raccontano la sofferenza e la disperazione dell’esercito dei cassaintegrati umbri. Più di 11.800 lavoratori, per lo più operai (77.6%), impiegati nelle circa 2mila aziende, piccole e grandi, del territorio che nel 2011 si sono viste autorizzate un ricorso alla cig di oltre 11milioni di ore. Un’enormità, specie se si considera che nel 2009 il monte non raggiungeva gli 8 milioni di ore. Ma c’è una netta differenza tra quanto autorizzato e quanto effettivamente necessario. Sì, perché basti dire che delle 11milioni di ore richieste e concesse, alla fine di ottobre ne risultavano consumate poco meno di 3milioni che, secondo le stime, dovrebbero aver sfiorato i 3.5 milioni al 31.12.2011. In termini tecnici il gap tra le ore domandate e quelle poi concretamente integrate viene definito «tiraggio». Si tratta sostanzialmente di una paura imprenditoriale, figlia del contesto economico negativo, che genera una corsa alla richiesta di ore su ore salvo poi decidere, dopo essersi fermati a ragionare e aver misurato con maggiore precisione il polso del mercato, di continuare a produrre senza così drenare risorse dalle casse già esauste dello Stato.
Il profilo del cassaintegrato umbro Tra le distribuzioni anagrafiche, contrattuali, di sesso e le statistiche varie viene disegnato l’identikit degli operai e delle operaie messe a riposo dalle aziende. E tra i tratteggi fatti dalle percentuali si scopre che la fascia compresa tra i 30 e i 49 anni assorbe circa il 60% delle domande di cig, mentre i giovani dai 20 ai 30 anni che usufruiscono dell’ammortizzatore in deroga sono il 22% . Molte sono donne (44.6%), pochi gli stranieri in cig (14.3%), molti quelli in mobilità (27.2%), ma distinguo a parte la stragrande maggioranza di questi lavoratori (82.2%) sono legati all’azienda da un contratto a tempo indeterminato.
La mobilità riservata agli under 35 Ma i dati più pesanti, seppur proporzionalmente meno incisivi della cig, sono contenuti nel capitolo della mobilità. Al di là della variazione percentuale, un +75% negli ultimi 24 mesi e un + 39% negli ultimi 12, ad allarmare è la composizione dei lavoratori che beneficiano dello strumento in deroga. Sì, perché sul fronte della mobilità sono i giovani a pagare il prezzo più alto che da soli coprono il 97%, quindi la totalità, delle richieste avanzate dalle aziende. I giovani solo nel 2011 e solo per la mobilità hanno lasciato sul campo 300mila ore, altre 225mila nel 2010 e altre 160mila nel 2009.
La provincia di Perugia a pezzi Sul fronte dei territori ad essersi schiantata frontalmente con il crollo degli ordinativi e quindi della produzione è la provincia di Perugia. In quella Ternana le cose non vanno di certo meglio, ma a lasciar parlare i dati statistici il quadro da Città di Castello a Spoleto ha tinte decisamente più fosche. Basti dire che dalla provincia di Perugia proviene l’86% delle domande aziendali ed operano il 78% dei lavoratori coinvolti. Delle 2.350 aziende che hanno fatto ricorso alla cig 458 sono nel Perugino, 374 nel Folignate, 249 nel Tuderte, 208 nell’Assisano, 201 nell’Eugubino, 183 nel Tifernate, 160 nello Spoletino, 115 nella zona del Trasimeno. Mentre tra Terni, Narni, Amelia e Orvieto si contano 338 aziende.
Comparti: giù servizi, edilizia e metalmeccanico Al primo posto della pesante classifica si piazza un settore trasversale come quello dei servizi all’impresa che da solo necessita del 21.4% del totale delle domande pervenute, ma che schizza al 24.4% se si pesa la distribuzione dei lavoratori messi a riposto. Sul fronte delle richieste segue a ruota l’edilizia con un 17.7% ma che, al contrario, in termini occupazionali fa registrare una cig per il 10% di quell’esercito di poco meno di 12mila lavoratori. Il metalmeccanico assorbe il 9.5% delle richieste di ammortizzatore pur mettendo a riposo quasi il 15% dei cassaintegrati totali. Stesso discorso per il tessile che domanda «solo» l’11.9% di cig, ma che per numero di lavoratori lasciati a casa sfiora il 17%.
L’Inps ha pagato 22milioni di cig Numeri, percentuali, tabellini e grafici per fotografare la crisi contemporanea del mercato del lavoro. Ma quanto costa questa crisi solo in ammortizzatori sociali? Alla fine di ottobre l’Inps notificava per l’Umbria una spesa tra cig e mobilità di circa 22milioni di euro.





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