venerdì 30 settembre 2016 - Aggiornato alle 13:41
23 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 10:46

Truffa milionaria ai danni di Ast: otto arresti e nove indagati per un raggiro sulle consegne dell’inox

Oltre 100 uomini del Corpo forestale dello stato impiegati dalle prime luci dell'alba. L'operazione prende il nome di 'Acciaio sporco': sequestrato contante in due abitazioni

Truffa milionaria ai danni di Ast: otto arresti e nove indagati per un raggiro sulle consegne dell’inox

di Maurizio Troccoli, Massimo Colonna e Marta Rosati

Dalle prime luci dell’alba di giovedì in campo oltre 100 uomini del corpo Forestale dello Stato in diverse regioni d’Italia. E’ l’operazione ‘Acciaio sporco’, che ha portato a 17 indagati di cui 8 finiti agli arresti domiciliari, dopo il lavoro mosso dalla procura della Repubblica di Terni e le indagini portate avanti dal corpo forestale dello Stato. A spiegare i contorni della vicenda una conferenza stampa nel comando provinciale della Forestale, a cui hanno preso parte, tra gli altri, anche il comandante regionale del corpo Forestale Guido Conti, il pubblico ministero Elisabetta Massini e il procuratore capo Alberto Liguori.

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I particolari Si tratta di una maxi truffa milionaria ai danni delle acciaierie ternane Tk-Ast. Arresti, perquisizioni e sequestri sono state portate avanti, ma proseguiranno anche nelle prossime ore, nel Centro e nel Nord Italia, tra Terni, Perugia, Ancona, Brescia, Bergamo e Milano. Da quanto ricostruito dalla procura, le 17 persone indagate, di cui 8 agli arresti, avevano messo in piedi una vera e propria associazione per truffare Ast nel settore che riguarda la consegna di materiale ferroso che poi Ast lavorava nel centro di Terni.

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Terzo filone L’indagine è stata messa a segno dal nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale, il Nipaf, che ha sviluppato un lavoro nel corso di un anno. Questa ultima inchiesta è la prosecuzione di quella denominata ‘Acciaio d’oro’ che nel 2015 aveva portato all’arresto di sei persone con 11 indagati. Proprio da nuovi spunti investigativi si è arrivati ad ‘Acciaio sporco': secondo la procura «è stata messa in piedi – come è stato spiegato dal procuratore Liguori in conferenza – una articolata organizzazione allestita da tre figure di spicco del principale fornitore di acciaio inox dell’Ast che, attraverso una rete di connivenze e complicità, tra le quali anche dipendenti dell’Ast stessa, sono riuscite ad attuare una imponente truffa ai danni della Thyssen».

Percentuali basse La procura contesta il fatto che diversi camion di materiale da consegnare non avevano la percentuale di nichel e cromo come da accordi tra le parti. Questo con un doppio danno per Ast, che da un lato non aveva il materiale concordato e dall’altro doveva pagare per sopperire alla mancanza proprio di nichel e cromo in modo da poter avere comunque un prodotto vendibile. «Ogni giorno ogni sette camion che arrivavano nel piazzale dell’Ast per i controlli, solo due rispondevano ai requisiti richiesti, mentre gli altri cinque erano tutti ‘sporchi’». Grazie alla complicità in particolare di alcuni addetti al reparto di controllo dei camion, il materiale era indirizzato a seconda di dove andava a finire la verifica dell’Ast. Era come sapere il giorno prima chi sarà interrogato il giorno dopo, hanno spiegato gli inquirenti.

Ast e le aziende Le indagini sono state portate avanti anche grazie ad intercettazioni telefoniche, ambientali e a verifiche con il sistema Gps. In totale dunque sono 17 le persone indagate, di queste otto sono finite agli arresti domiciliari. Tre di loro sono le figure di spicco di una azienda fornitrice del Nord Italia, la Metal Group Spa, quattro dipendenti Ast e il legale rappresentante di una ditta di trasporti ternana, la Ecotras, che fungeva da vettore in questa associazione a delinquere. Gli altri sono indagati per diversi reati visto che secondo la procura ognuno aveva il suo compito: chi gestiva il denaro utile alla corruzione, chi trasportava il materiale e chi invece forniva informazioni utili.

Gli arrestati Le accuse mosse nei confronti dei 17 indagati totali sono di associazione per delinquere, truffa aggravata, corruzione tra privati continuato e aggravato, frode nell’esercizio del commercio. In manette sono finiti Giancarlo Ongis, presidente del Cda Metal Group, Marco Cattaneo (dipendente Metal Group), Stefano Arnoldi (dipendente Metal), Daniele Inches, Alessandro Luzzi, Leonardo Manni e Alessio Petrollini, tutti e quattro dipendenti Ast, e Andrea Papa Italiani, trasportatore.

Lo stipendio e gli extra «Siamo di fronte – ha spiegato il procuratore Liguori – ad un caso di infedeltà lavorativa in nome del dio danaro. Parliamo di persone che evidentemente non si accontentavano di uno stipendio, e c’è da dire di un buono stipendio anche visto il momento storico, ma pur di guadagnare di più sono arrivate a questo tipo di illecito». Sul fronte denaro, le perquisizioni della Forestale hanno portato anche al ritrovamento e al sequestro di contanti per 12mila euro in casa di uno dei coinvolti, e 15mila euro ancora in contanti nell’abitazione di un altro degli indagati.

Parla l’azienda «Oggi le autorità italiane – spiega l’azienda in una nota – hanno ispezionato gli stabilimenti Ast di Thyssenkrupp a Terni e hanno preso in custodia quattro dipendenti. Le misure adottate sono correlate ai presunti singoli reati a danno della Ast. È nell’interesse dell’azienda chiarire tutte le circostanze relative a questa vicenda e sosterremo le ulteriori indagini che la magistratura e le forze di polizia riterranno utili. Ringraziamo la procura della Repubblica di Terni, il corpo forestale dello Stato e il nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale per il loro prezioso lavoro. Per noi il rispetto delle regole significa molto più che il rispetto della legge. È un segno distintivo , un pensiero che ci appartiene e che coinvolge quotidianamente tutti i dipendenti di Tk».

Il Movimento Cinque Stelle Sul caso interviene anche Andrea Liberati, capogruppo regionale del Movimento Cinque Stelle. «Occorre anzitutto ringraziare magistratura, corpo forestale e persone di buona volontà che, con le forze più vive della comunità, hanno oggi conseguito un primo successo. Il punto sostanziale è però il seguente: oltre agli errori strategici targati Ast-Thyssen Krupp, quanto hanno inciso queste e, suppostamente, altre perverse dinamiche locali sugli oltre 700 milioni di euro persi tra il 2009 e il 2014? Quanto è alto il prezzo della corruzione? Quanto hanno inciso sistematiche ruberie sulle materie prime, componente primaria del bilancio Ast, relativamente al dramma dell’espulsione di centinaia di lavoratori dal polo siderurgico?».

Twitter @tulhaidetto

 

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