sabato 1 ottobre 2016 - Aggiornato alle 05:10
14 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 09:03

Tra standard e un omaggio a Rollins il jazz ‘da camera’ di Carter e Metheny. Acquazzone su Rava

In un'Arena piena il fitto e intimo dialogo tra due giganti. La pioggia rovina in parte il set del trombettista, poi nella notte il 21enne Collier tra Wonder, Bacharach e Quincy Jones

Tra standard e un omaggio a Rollins il jazz ‘da camera’ di Carter e Metheny. Acquazzone su Rava
Metheny e Carter all'Arena (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Dagli standard a un omaggio finale a un vecchio amico di Umbria Jazz, ovvero Sonny Rollins, circa un’ora e mezzo di ottima musica, quasi un jazz ‘da camera’ calato nell’atmosfera della grande Arena. Questo è stato il concerto di mercoledì sera di due giganti assai amati dal folto pubblico che ha affollato il Santa Giuliana, ovvero il contrabbassista Ron Carter e il chitarrista Pat Metheny. Un sodalizio nato poco tempo fa, in un concerto a Detroit evidentemente riuscito, tanto che i due hanno deciso di proseguire l’esperienza con un breve tour che proseguirà nelle prossime settimane. Un sodalizio nato, ovviamente, non a caso dato che, come racconta lo stesso Metheny, è ascoltando a 11 anni un disco in cui appare Carter (Four and More di Miles Davis) che ha deciso di diventare un musicista professionista. Tra i due c’è un dialogo fitto e intimo, che si interrompe soltanto quando, circa a metà serata, decidono di dare vita a due solo: Metheny con la sua Pikasso a 42 corde esplora un mondo liquido, ricco di colori e di tonalità diverse, poi tocca a Carter, che è stato tra le colonne portanti del secondo storico quintetto di Miles Davis (quello con Hancock, Shorter e Williams), imbracciare il contrabbasso per un lungo brano.

FOTO: IL CONCERTO DI CARTER E METHENY

Il concerto I due dialogano, prima e dopo i due solo, in modo telepatico con Metheny in grande spolvero su alcuni standard anche grazie alle linee di basso, eleganti, disegnate da Carter. In avvio di concerto dalla conversazione tra i due musicisti viene fuori Manhã de Carnaval, scritto da Luiz Bonfá e da Antonio Maria, poi uno standard come All the things you are, Eighty one di Ron Carter, Down here on the ground (suonata tra gli altri da Wes Montgomery), Freddie freeloader di Miles Davis, I fall in love too easily e Little sunflower di Freddie Hubbard. Metheny ha usato prevalentemente la chitarra elettrica, toccando raramente quella acustica, mentre Carter srotolava il suo tappeto caldo e rotondo sotto le note brillanti e ispirate del chitarrista di Kansas City. Oltre un’ora tutta che ha fatto la gioia del popolo di Metheny, accorso in massa a Perugia. Nel corso del set c’è spazio anche per brani originali di Metheny come Question & Answer e Always and forever. Poi il finale con Saint Thomas di Sonnny Rollins e e Cantaloupe Island di Herbie Hancock (contenuta nell’album Empyrean Isles dove al contrabbasso c’è proprio Carter).

VIDEO: IL CONCERTO DI CARTER E METHENY
FOTO: IL CONCERTO DI RAVA

Arriva la pioggia Un concerto non rovinato dalla pioggia, come purtroppo è successo per quello seguente, quando sul palco è salito Enrico Rava con il suo new quartet e un ospite speciale come Stefano di Battista. Un set sul quale ben presto si sono abbattuti acqua e vento forte che hanno provocato il fuggi-fuggi generale tra il pubblico. Solo un gruppo ha resistito allo scroscio e ha seguito il concerto (lo stesso gruppo è stato il protagonista l’anno scorso di un bel pomeriggio di musica al teatro Morlacchi) fino alla fine. Per quanto riguarda il round midnight, c’era molta curiosità (impossibile entrare visto il pienone) per il concerto tenuto al Pavone dal giovane Jacob Collier, 21 enne figlio di musicisti, una sorta di one man band vivente i cui video su Youtube sono diventati nel giro di poco tempo popolarissimi totalizzando milioni di visualizzazioni. Per farsi un’idea della serata basta cliccare su Youtube e cercare Don’t you woory ‘bout a thing, cover del celeberrimo brano di Stevie Wonder che ha aperto il concerto, proseguito poi con un brano di Bacharach (Close to you), un altro di Collier (Hideaway) e proseguito fino a Fascinating Rhytm di Gershwin e Pyt di quel Quincy Jones che qualche tempo fa ha definito il ragazzo nientepopodimeno che «un genio». Un bel biglietto da visita con cui girare il mondo.

Twitter @DanieleBovi

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