mercoledì 28 settembre 2016 - Aggiornato alle 00:20
7 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 13:08

Tk-Ast, il futuro del sito siderurgico torna in Parlamento: interrogazione di Fratoianni

Atto del deputato di Si-Sel per sollecitare riapertura del tavolo col Gruppo tedesco

Tk-Ast, il futuro del sito siderurgico torna in Parlamento: interrogazione di Fratoianni
Nicola Fratoianni

La vicenda Tk-Ast approda in Parlamento, il deputato Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana-Sel ha infatti presentato un’interrogazione al ministro dello Sviluppo economico, per sollecitare il governo ad aprire il tavolo di confronto col Gruppo tedesco sul futuro dello stabilimento ternano. Nell’atto si fa riferimento all’accordo del dicembre 2014, alle recenti dichiarazioni del nuovo amministratore delegato Massimiliano Burelli rispetto alla produzione e alle continue fermate dei forni, oltre che al mantenimento delle misure anti-dumping per l’acciaio cinese e il trasferimento della linea torinese.

Sinistra italiana porta la questione Ast in parlamento Fratoianni ha chiesto al governo nazionale se intende richiedere chiarimenti alla ThyssenKrupp su quali siano le reali intenzioni della proprietà, ovvero se manterrà un proprio ruolo nel settore della produzione di Acciai speciali o se si appresta a dismettere l’intero settore. Allo stesso modo il deputato chiede lumi sulla strategicità delle Acciaierie di Terni e su quali siano le scelte politiche nazionali per la siderurgia. Nelle premesse, l’esponente di Si-Sel fa riferimento anche al riconoscimento di status di economia di mercato alla Cina, previsto per la fine del 2016 da parte della Unione Europea, e denuncia che la conseguente caduta dei dazi avrebbe per il settore manifatturiero enormi conseguenze sul fronte produttivo e occupazionale. «Si calcola – chiosa Fratoianni – che l’acciaio cinese costerebbe, a parità di qualità , dalle 200 alle 300 euro in meno a tonnellata, rischiando quindi di mettere fuori mercato le produzioni europee».

Simone Guerra «Gli stabilimenti di Terni –commenta il coordinatore provinciale di Sinistra italiana, Simone Guerra (ex assessore alla cultura di Palazzo Spada) – sono ancora l’industria manifatturiera più importante del centro Italia con i suoi 2.300 dipendenti e circa 1.000 occupati nell’indotto. Quella di viale Brin è l’unica realtà di produzione di acciai inossidabili piani in Italia, ed è l’unica anche all’interno della multinazionale Tk-Ast, con una quota di mercato superiore al 40%». Tra le tante questioni aperte c’è anche quella legata alle professionalità di fabbrica per le quali le Rsu hanno avviato un confronto con la direzione aziendale.

Il sito siderurgico di viale Brin al centro di un’interrogazione al governo «Il piano di rilancio e sviluppo e ristrutturazione  firmato dopo ben 140 giorni di sciopero – tuona Fratoianni – è ancora lontano da essere raggiunto anche a causa di quello che sembra un cambio di rotta della proprietà. Ricordiamo infatti che  durante l’incontro al Ministero dello sviluppo economico del 22 marzo 2016 il rappresentante delle relazioni esterne dell’azienda, Peter Sauer dichiarava che la ristrutturazione dell’azienda non è terminata e nel contempo, il quotidiano tedesco Rheinische Post ha pubblicato delle indiscrezioni su una possibile joint venture tra ThyssenKrupp e Tata Steel;  Massimiliano Burelli, ha inoltre dichiarato al Sole 24 Ore che il milione di tonnellate di produzione di acciaio fuso non è un dogma e a ciò si aggiungono le nuove fermate degli impianti e la perdita di quote di mercato».

Strategie Tk-Ast «Se è vero che il bilancio 2015 si è chiuso con un positivo di 8 milioni di euro rispetto al pesante passivo del 2014 c’è il sospetto che questa possa rivelarsi più un’operazione contabile, per future operazioni di riposizionamento dell’impianto, anche perché tale risultato appare il frutto soprattutto di numerosi tagli, anche agli approvvigionamenti. Serve – conclude il deputato – una risposta urgente del governo».

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