lunedì 26 settembre 2016 - Aggiornato alle 10:46
13 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 12:56

Tk-Ast cambia pelle, Burelli: «Sarà innovativa, globale e riconosciuta per performance di qualità»

Intervista all'amministratore delegato: «Pronti al confronto al Ministero. Secondo forno? Dipende dal mercato». Sull'ambiente: «Impegnati ma siamo un’acciaieria non un vivaio»

Tk-Ast cambia pelle, Burelli: «Sarà innovativa, globale e riconosciuta per performance di qualità»
Massimiliano Burelli (foto Rosati)

di Marta Rosati

Il nuovo amministratore delegato di Ast, Massimiliano Burelli, in un’intervista spiega a Umbria24 la sfida per il futuro dell’azienda. La ricetta: «Miglioramento continuo per una realtà innovativa, globale e riconosciuta per le performance qualitative».

Se si andasse al Mise domani cosa direbbe Ast a sindacati e istituzioni? Qual è lo stato di salute dell’azienda, in quale fase siamo? Quali sono i rapporti con la casa madre anche alla luce della possibile fusione con Tata steel e che tipo di ricaduta avrebbe questa sul sito ternano? Peraltro la convocazione sarebbe dovuta arrivare a fine maggio, che si sa?
«Siamo pronti per il confronto al Ministero, l’azienda oggi è in una fase nuova, abbiamo completato la ristrutturazione e lavoriamo per il futuro. Il primo obiettivo è il pareggio di bilancio, la produzione di quest’anno si attesterà vicino al milione di tonnellate e, essendo amministratore di Ast quindi dovendo fare gli interessi imprenditoriali, torno a ribadire che i parametri sul quale il mio lavoro viene valutato sono esclusivamente finanziari quindi il secondo forno resterà acceso sino a quando sarà profittevole; mai penserei di mantenere qualcosa che produce perdite. Rispetto a tutti gli altri impegni come l’ammodernamento della Linea 6 di Torino prossima al trasferimento e il progetto per il recupero delle scorie, li stiamo rispettando. Rispetto allo stato di salute dell’azienda mi piace ricordare come questa abbia alle spalle 130 anni di competenza, professionalità e qualità di prodotto e processo veramente eccezionali. Dobbiamo mettere a frutto questi punti di forza perché Ast cambi pelle quindi riesca a diversificare la clientela. La fusione con Tata steel esula dalle nostre competenze, siamo solo un satellite di Thyssen. È chiaro che grossi gruppi del settore si parlino ma cosa questo potrebbe comportare per noi non sono in grado di prevederlo. Nessuna convocazione dal governo ancora ma è chiaro che servono alcuni giorni di preavviso perché per l’incontro al Mise tra le parti è necessaria la presenza tedesca per rispondere a domande su temi fuori dal mio controllo e quindi la programmazione per gli spostamenti in Europa non può avvenire oggi per domani».

Il mantenimento del secondo forno insomma come già dichiarato al Sole 24 Ore non è un dogma, ma la sua dismissione che tipo di ricaduta avrebbe sull’occupazione? Potrebbe verificarsi una redistribuzione di personale?
«Oggi non sono in grado di rispondere a questo quesito perché il secondo forno sta marciando e continuerà a funzionare fin quando ci saranno i presupposti economici. Qualora, spero mai, si verificasse la necessità di mettere mano a questa decisione mi prenderò del tempo per capire la ricaduta occupazionale e quindi la possibilità di una ricollocazione del personale in altri reparti aziendali. Tutto è strettamente dipendente dal Mercato. Nessuno mesi fa avrebbe scommesso un penny sull’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, dovesse succedere che perdiamo un grosso cliente ad esempio o qualsiasi altra cosa interferisca con la nostra produzione… Per il momento la ristrutturazione è finita, ma devono mantenersi le condizioni di contorno attuali».

Visto l’imminente trasferimento della linea 6 di Torino, sono previste assunzioni oltre a quelle recentemente effettuate?
«Le 14 assunzioni sono state effettuate soprattutto per il Centro di finitura per un cambio di Mix. Se questo mi permette di produrre di più e meglio ben venga, tutto dipende sempre da Mercato e clienti, è tutto molto dinamico, ecco perché abbiamo scelto gli interinali, è una questione di flessibilità. Per la Linea 6 che partirà a marzo sono in corso valutazioni. Intanto stiamo assistendo ad un calo del titanio quindi potenzialmente parte del personale allocato in questo settore potrebbe essere destinato a questa nuova linea, parliamo dell’ordine di una decina di unità. Rispetto a Titania, il mercato è molto concentrato cioè il bacino clienti è ristretto e su questo grava senza dubbio la posizione di Vdm, con le organizzazioni sindacali ci siamo presi tempo fino a fine anno per capire il da farsi, sempre nell’ottica di essere profittevoli; non vorrei parlare di dismissione peraltro parliamo di un metallo che a me piace ma batte solo 400 tonnellate, occorre un’analisi costi-benefici, ancora nessuna decisione presa».

Da inizio anno ormai si susseguono fermate per una diminuzione degli ordini di produzione. Terminata la cassa integrazione, se non dovesse esserci la ripresa del mercato, che cosa succederà?
«Un tema importante in questo senso è la Linea 6, non a caso frutto di un investimento da decine di milioni di euro, la portiamo per aumentare la produzione. Questo ci permetterà maggiore capacità e quindi ampio margine di manovra. Tutto dipende comunque sempre dal mercato, sul quale aleggia lo spettro Mes China. Prima di tutto perché gli asiatici hanno acquistato le tecnologie impiantistiche di recente e quindi hanno macchinari di ultima generazione, poi perché il costo di produzione in Oriente è nettamente inferiore al nostro e in ultimo ora abbiamo una protezione con l’antidumping, poi chi lo sa. Ecco perché dobbiamo garantirci un Mercato di nicchia, dobbiamo guardare agli utilizzatori finali».

In una recente intervista ha parlato di ‘miglioramento continuo’ una cultura che vorrebbe permeasse lo stabilimento a tutti i livelli. Astory in questo senso ha aiutato? E se sì, in che misura? Il riferimento da lei stesso fatto per questo ‘miglioramento continuo’ è stato anche alla ricerca. Ora, al suo insediamento la gara internazionale per il recupero delle scorie era già partita, ma lei conosce la vera ragione del perché il brevetto per la trasformazione di quegli scarti in sabbia edile sia stato di fatto gettato nel cestino da parte di Ast?
«Non sono in grado di commentare le scelte passate ma senza dubbio supporto la scelta di una gara internazionale per il recupero delle scorie. Ben dieci aziende hanno manifestato interesse, ne sono state selezionate cinque ed entro luglio ci sarà la presentazione dell’offerta economica, poi la scelta del vincitore a settembre, determinata da tanti criteri. Sono felice che ci sia una giuria super partes e con grandi esperti di settore. Ci sono italiani, nord-europei, francesi e tedeschi. Il ‘miglioramento continuo’ è un attuatore, la grande sfida è quella di trasformare la produzione aziendale da ‘grossi lotti per pochi clienti a piccoli lotti per tanti clienti’. In un milione e mezzo di metri quadri di stabilimento ci sono varie campagne di produzione, maggiore è il tonnellaggio e più lunghi sono i tempi e le necessità di giacenza. Con questo nuovo approccio, se vogliamo anche un po’ un’azione di snellimento, piuttosto che fare una campagna di tre giorni, meglio tre di un giorno solo e con prodotti diversi così riusciamo ad accorciare anche l’iter ordine-consegna prevedendo anche semilavorati. Tutta una serie di attività insomma rientrano nel concetto di ‘miglioramento continuo’ e ASTory è stata senza dubbio una porta fenomenale per diffondere la cultura del cliente all’interno dell’azienda. L’Ast del futuro la immagino innovativa, globale e riconosciuta da tutti per le performance qualitative e di servizi».

Rispetto alla gestione degli appalti, nell’era Morselli si è assistito ad una sorta di estinzione delle imprese ternane dall’habitat Ast, mi viene in mente Cesar group, Cosp, Ilserv e la recente All foods. Sono così ingombranti le realtà del territorio? E se sì perché?
«La domanda mi fa sorridere, per me quello che conta è offerta economica, qualità del servizio e rispetto delle regole, se vince un’impresa di fuori regione è assolutamente irrilevante; nessun favoritismo alle realtà ternane, giochiamo a carte scoperte, nessuna preclusione».

Rispetto al nuovo erogatore del servizio mensa, secondo indiscrezioni, ad Ast costerà più di quello uscente.
«Anche in questo caso, è stato fatto un bando di gara, hanno concorso diverse aziende e i criteri di scelta hanno riguardato tre aspetti quali costo, alta innovazione e servizio. A parità di condizioni abbiamo scelto quello che costava di meno».

Vicende giudiziarie. I dipendenti, in un momento di particolare crisi sono stati sottoposti a dei sacrifici in termini contrattuali, quindi anche salariali e allora penso che i lavoratori onesti possano sentirsi ‘traditi’ non solo dai colleghi che hanno commesso illeciti ma anche dai vertici aziendali: ‘mentre si limava sui diritti di tutti, qualcuno faceva affari a danno di Acciai speciali Terni’. Alla luce delle truffe milionarie operate a danno di Ast, e scoperte anche di recente, esiste la possibilità che l’azienda riveda oggi il trattamento degli operai?
«No».

Per volere della Uilm, Ast è finita in tribunale con l’accusa di comportamento antisindacale e si dice abbia in qualche modo scaricato le colpe sulle altre sigle. Ma le convocazioni delle Rsu non è l’azienda che le fa?
«Abbiamo depositato la nostra memoria difensiva, sarà il giudice a decidere chi ha ragione».

La politica locale sta dando risposte a livello infrastrutturale che l’azienda attendeva da tempo, mi riferisco ad esempio al completamento della Orte-Civitavechia e la bretella Ast-San Carlo. Quali sono i rapporti con le istituzioni del territorio?
«L’approccio è collaborativo, l’interesse dell’azienda è di vedere le cose realizzate. I rapporti comunque sono buoni. Tornare in Italia dopo le mie esperienze in Svizzera e Germania ha significato ritrovare un’accoglienza diversa, c’è più calore e collaborazione. In Umbria e a Terni mi trovo bene».

Cosa di Terni l’ha colpita positivamente e cosa negativamente?
«Della città non conosco ancora molto, di sicuro riconosco due elementi eccezionali: il Circolo lavoratori Terni e la Cassa mutua aziendale, non penso ce ne siano altre in Italia di questo livello. La cosa che mi ha fatto stare veramente male invece è stato il blitz della forestale e tutto quello che è emerso. Scoprire che il 100% dell’organismo deputato al controllo era al soldo di qualcuno mi ha fatto veramente male. Se verrà fuori altro non lo so ma è già sufficiente quanto scoperto fino a questo momento».

Recupero scorie, parco sulla discarica, ci sono altri investimenti in cantiere per ridurre l’impatto ambientale? E, se possibile, un commento alla vicenda dell’ordinanza pozzi.
«Ogni anno abbiamo a disposizione diversi milioni per l’ambiente, intanto stiamo rispettando tutte le norme del caso. Siamo un Sin e tutto quello che possiamo fare per migliorare l’impatto lo faremo. Rispetto alle recenti polveri che sono alzate, mi rendo conto che non sia piacevole ma contrastare tutto non è semplice, siamo un’acciaieria non un vivaio. Sull’ordinanza pozzi, l’unica cosa che mi sento di dire è che se è stata modificata c’erano evidentemente i presupposti per farlo».

Twitter @martarosati28

 

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