giovedì 29 settembre 2016 - Aggiornato alle 15:33
6 settembre 2016 Ultimo aggiornamento alle 12:51

Terremoto, il racconto dei volontari: «Svegliati alle 3.36 un’ora dopo partiti per Amatrice»

Da Corciano i sei dell'Ovus: «Le prime ore sono state le più difficile. Nelle orecchie il dramma di chi ha perso tutto»

Terremoto, il racconto dei volontari: «Svegliati alle 3.36 un’ora dopo partiti per Amatrice»
I volontari di Corciano ad Amatrice

«Alle 3.36 del 24 agosto sono stato svegliato, come molti nel Centro Italia, dalla prima violentissima scossa di terremoto. Dopo un’ora il mio zaino delle emergenze era già pronto. Qualche ora dopo siamo partiti per raggiungere le zone devastate dal sisma e aiutare le popolazioni terremotate». Giuseppe Rosario Mura è stato uno dei sei volontari Ovus pubblica assistenza di Corciano ad intervenire a favore dell’emergenza sisma ad Amatrice. Con lui Davide Spigarelli, Valentina Urbani, Federico Zepparelli, Sergio Cenerini e Luca Biondi. Volontari di protezione civile addestrati e preparati che hanno lasciato città, famiglia, lavoro per cercare di aiutare gli abitanti della zona di Amatrice sin dalle primissime ore del sisma.

Le prime ore Il gruppo della protezione civile Ovus di Corciano è stato il contingente zero: a loro il compito di allestire totalmente il campo base Anpas, di fornire energia e luce e vigilare il campo h24 per evitare che all’interno si introducessero persone non autorizzate. «Le prime ore sono state davvero difficili, quando siamo arrivati non c’era nulla, solo distruzione e macerie», racconta Giuseppe. «Dopo il primo momento di sconforto, vedendo gli sfollati accampati in alloggiamenti di fortuna, è prevalsa la voglia di alleviare in tutti i modi i disagi che gli abitanti della zona stavano subendo. Abbiamo quindi iniziato a lavorare notte e giorno ininterrottamente, per fornire alle popolazioni le tende dove sistemarsi. La sensazione è stata quella di collaborare con una grande famiglia. È stato come se le persone a me più care avessero bisogno di aiuto».

Il dramma delle vittime In poco tempo sono state quindi allestite 32 tende per 250 persone. Valentina, volontaria in segreteria di campo, ha avuto il compito di assegnare alle famiglie le tende, cercando di ricostruire i legami familiari e di conoscenza tra i superstiti. Frasi come: «Della nostra via siamo gli unici sopravvissuti», «abbiamo perso tutto anche gli amici», «siamo famiglie divise in ospedali diversic», rimbombano forte nella mente della volontaria, quasi quanto i boati delle continue scosse sismiche che si sono susseguite dopo il maledetto 24 agosto. Frasi, impressioni, sensazioni, suoni che ricordano continuamente che sei nell’epicentro del disastro, che non fanno mai scendere l’adrenalina alla soglia di tranquillità. «La notte fredda e umida è arrivata puntuale, il termometro era sceso sotto i 10 gradi e, a maggior ragione, bisognava continuare a lavorare, in fretta. La struttura pediatrica per l’infanzia, per alleviare le sofferenze dei bambini con clown e giochi era pronta. La struttura infermieristica per i superstiti feriti operativa».

Solidarietà I volontari raccontano la solidarietà della gente e la grande collaborazione di forze dell’ordine, esercito, associazioni di volontariato provenienti da tutto il paese. Personale dell’esercito e Associazioni di volontariato Anpas di Gubbio Soccorso e Croce Verde di Spoleto, hanno lavorato in simbiosi con Ovus. Risorse che si fondono, come una grande famiglia, in un unico sentire comune: la volontà di ricostruire e di ricominciare, di nuovo, insieme.

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