giovedì 29 settembre 2016 - Aggiornato alle 03:35
29 agosto 2016 Ultimo aggiornamento alle 18:17

Terremoto, da Cascia a Monteleone: «Danni ma limitati, a salvarci la prevenzione antisismica»

La presidente Marini accolta dai sindaci Emili e Angelini: nella frazione ad avere la peggio le case popolari, nel paesino per paura si gioca a carte in strada

Terremoto, da Cascia a Monteleone: «Danni ma limitati, a salvarci la prevenzione antisismica»
Il sindaco Emili con la presidente Marini ad Avendita di Cascia

di Iv. Por.

A Monteleone di Spoleto, da giovedì scorso, chi vuole giocare a carte o sorseggiare una bibita sposta il tavolino del bar al centro della strada. Sulla porta del Comune, lì davanti, c’è un cartello che raccomanda: «Per ragioni di sicurezza, dopo il sisma del 24 agosto 2016 si prega di non sedersi sul marciapiede e o in altri punti dove si è soggetti a rischio». Di certo non è questo l’unico disagio creato dal terremoto di magnitudo 6 che ha squassato il Centro Italia. In quel gioiello appollaiato sugli Appennini, però, sembra di essere ad anni luce dalle immagini sconvolgenti che arrivano da Amatrice o Arquata. Ma anche dai crolli di San Pellegrino o Castelluccio.

FOTOGALLERY: CASCIA, AVENDITA E MONTELEONE

Giro nei paesi colpiti Per l’Umbria non c’è solo Norcia, però, nel cratere del terremoto. Tra i quattro comuni inseriti nello stato di emergenza proclamato dal governo anche Preci, Cascia e Monteleone di Spoleto. In questi ultimi due si è concentrato il sopralluogo effettuato lunedì dalla presidente della Regione, Catiuscia Marini, accompagnata dal dirigente regionale Diego Zurli, e documentato da Umbria24. Ad accoglierla i sindaci Gino Emili e Marisa Angelini. Il punto di partenza della giornata è il Centro regionale della protezione civile di Foligno. Qui, in tarda mattinata, è in corso una riunione preparatoria del Centro coordinamento soccorsi, convocato dal prefetto Raffaele Cannizzaro per le 17.30. Protezione civile, vigili del fuoco e forze dell’ordine fanno il punto della situazione. Ad oggi sono 863 le persone ospitate nelle tendopoli allestite e ogni centro ha la sua problematica che va affrontata.

SINDACO CASCIA: «SALVATI DA PREVENZIONE»

Cascia La prima tappa è Cascia. Il sindaco Emili aspetta la presidente della Regione alle pendici del centro storico che, da fuori, appare pressoché intatto. «Lo è – spiega il primo cittadino – infatti in paese non ci sono grandi problematiche, così come nella Basilica di Santa Rita e in quella di Rocca Porena. Ci sono situazioni critiche in qualche edificio intorno e nelle frazioni, mentre le altre chiese ora sono chiuse in attesa delle verifiche». Un ristorante nella prima periferia, ad esempio, ha avuto lesioni che sembrano aver intaccato la struttura portante, anche se il rilievo dei vigili del fuoco e dei tecnici della Regione per una valutazione puntuale deve ancora essere effettuato. «Abbiamo appena finito di pagare il mutuo per i lavori dopo il sisma del ’97 – spiega il titolare – e ci risiamo. Questa volta abbiamo subito molto meno danno, ma chiudere di nuovo è un disastro per noi».

SINDACO MONTELEONE: «CRITICITA’ CASE NON RESTAURATE»

Avendita Salendo ad Avendita, piccola frazione al confine con Norcia, i danni sono molto più evidenti. In realtà, la gran parte delle private abitazioni e la scuola sono uscite indenni dalle scosse. L’edificio più lesionato è quello delle case popolari. Una quindicina di persone che vi abitano sono state per ora collocate nelle tende allestite nell’area attrezzata (una delle tante disseminate in Umbria e pronte in caso di emergenza). «Vedremo come sistemarle – dice il sindaco – ma credo che, sia qui che nelle altre zone di Cascia, potremo risolvere con l’autonoma sistemazione. Ci sono già delle disponibilità di immobili». Sempre Emili, facendo un quadro complessivo, sottolinea come «da noi tutto il lavoro di prevenzione fatto dopo i sismi del ’79 e del ’97 ha dato i suoi frutti. Anche a fronte di un forte terremoto, i danni sono stati limitati. È il segnale che la strada è quella della prevenzione e della messa in sicurezza».

Monteleone di Spoleto Spostandosi a Monteleone, il tema di fondo resta simile. «I danni maggiori – ha evidenziato il sindaco Marisa Angelini – ci sono stati in quegli edifici non restaurati come le seconde case. Il problema è che, in qualche caso, edifici anche grandi di questo tipo sono adiacenti ad altre abitazioni, mettendole a rischio. Aspettiamo i sopralluoghi per avere un quadro complessivo». Anche qui, nel campo sportivo, è allestita una tendopoli per circa 60 persone (in totale nel comune sono 120 gli sfollati). Qui si incontrano persone di età differenti. «Ho 18 anni e ho avuto tantissima paura», dice una ragazza alla presidente Marini. A rimbrottarla una donna sulla settantina: «Io paura non ce l’ho, li ho vissuti tutti i terremoti e supereremo anche questo».

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